I cimiteri parlamentari sono pieni di governi che si ritenevano indispensabili o inamovibili. E questo perché in tutti i paesi in cui si elegge un libero Parlamento, questo ha la possibilità di mandare a casa, con la sua sfiducia, qualsiasi governo e di costruirne, con la fiducia, un altro. È così semplice questa verità del costituzionalismo che non si capisce l’intolleranza scatenatasi contro chi pacatamente la ricorda. O meglio si capisce benissimo. Prima che canti il gallo di una eventuale crisi parlamentare, con esiti “normalmente” aperti, è utile cercare di imporre un pensiero unico sulla sua soluzione. Rinnegando, per tre volte, la Costituzione e la stessa invocata legge elettorale. La costituzione (all’art.94, sulla fiducia, accordata o revocata), la legge elettorale (che consente, art.14bis, l’indicazione del Capo Unico della coalizione ma, esplicitamente dice che restano ferme le prerogative spettanti al Presidente della Repubblica in base all’art. 92 della Costituzione sulla nomina del premier) e ancora la Costituzione (all’art. 88: lo scioglimento delle Camere, come decisione del Capo dello Stato, sentiti i loro presidenti). (Cfr. A. Manzella, La saggezza della Costituzione in La Repubblica 20 agosto 2010 pp.1-31).
Una lunga citazione per cogliere un tratto della graticola su cui oggi viene continuamente arrostita la Carta fondamentale della nostra Repubblica. Osservatori rispettosi della Costituzione sostengono che ormai l’Italia di oggi non è il Paese disegnato dalla Costituzione, per una doppia ragione: da un lato perché molte disposizioni sono rimaste per molto tempo lettera morta o semplici indicazioni di buona volontà, dall’altro perché molti princìpi e diritti costituzionalmente garantiti hanno subìto, negli ultimi anni, aggressioni tali da compromettere l’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge e l’impianto democratico delle Repubblica.
Ripercorreremo una cammino di rilettura e di riflessione della Costituzione, fuori dalla bagarre della prepotenza politica attuale, per riscoprire il valore fondativo di ciò che ancora siamo, il percorso indicativo di ciò che potremmo essere se l’applicassimo tutta, il percorso dello sviluppo sociale, politico, democratico che dalla sua entrata in vigore (1 gennaio 1948, precorrendo la dichiarazione ONU dei diritti dell’uomo del 10 dicembre 1948) ad oggi è stato possibile attuare ed, infine, i nodi dello scontro politico attuale che porta alcuni protagonisti dello scenario contemporaneo a definirla “carta straccia” da buttare via.
In questa prima tappa vogliamo chiederci : “Da dove viene la Costituzione? Che cosa si lasciava alle spalle? Da quale mondo si stacca e quale mondo la genera?”.
Affermava Piero Calamandrei, in un discorso ai giovani nel 1955, “dietro ogni articolo di questa Costituzione, voi dovete vedere giovani come voi caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, giovani che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta… che è un testamento di 100.000 morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione”.
Cosa c’era prima della Costituzione repubblicana? La ricerca storica odierna ci induce a rileggere con realismo più attento il secolo scorso: teatro di due guerre mondiali, dei genocidi di massa e di gruppi etnici (Armeni, Ebrei, Rom, Utu e Tutsi, genocidi nella Ex-Jugoslavia, ecc.), dei campi di concentramento e dei gulag in occidente e in oriente, della follia delle atomiche di Nagasaki e Hiroshima, dell’armamento nucleare capace di distruggere più volte la terra, dell’inarrestabile presenza della guerra (Vietnam, Medio Oriente, Iraq, Afganistan) nella seconda metà del secolo e inizio del nuovo millennio.
Nel secolo scorso, accanto ad uno sviluppo mai verificatosi in precedenza, siamo stati testimoni di una inaudita distruttività umana e violenza di massa. Ebbene prima della Costituzione italiana del 1948, al termine della lunga seconda guerra mondiale (inutile strage di 56 milioni di morti di cui, già allora, 36 milioni di civili inermi), vi era stato il lungo periodo del fascismo. In questa distruttività umana, un ruolo purtroppo centrale, l’ha avuto la dittatura fascista. Le ricerche storiche di Emilio Gentile, docente dell’Università di Roma, provano come dal 1920 al 1925 la violenza squadrista avesse prodotto tremila morti. Persone prelevate nel pieno della notte o all’alba nelle loro case o sul luogo di lavoro, portate via e massacrate per strada o in luoghi segreti, colpevoli soltanto di pensarla in modo diverso. Ad esse si aggiungono le vittime dell’Ovra (la polizia segreta fascista) e del tribunale fascista: 16.000 persone deferite, 5000 condannate per un totale di 28.000 anni di carcere, 38 condanne a morte, di cui 31 eseguite. 12.000 persone furono costrette al confino – le quali “non andavano in vacanza”, come ha sostenuto, in modo infame, un politico attuale!- bensì persone che hanno visto stravolta la propria vita solo perché la pensavano diversamente da chi comandava. Infine le leggi della vergogna, le leggi razziali, macchia indelebile della nostra storia nazionale e lo strascico disumano, al termine del conflitto, rappresentato dalle stragi di Marzabotto, Fivizzano ed altre orribili rappresaglie.
Dimenticarlo significa chiudere gli occhi e non capire da quale sofferenza e da quale attesa di riscatto nasce la nostra Costituzione.☺
Certamente, fino ad oggi la democrazia costituzionale e la Costituzione italiana hanno resistito, grazie all’effettività della separazione dei poteri: dell’indipendenza della magistratura ordinaria e della giurisdizione costituzionale. Ma non possiamo essere certi che questa resistenza, di carattere solo istituzionale, non sarà travolta, se proseguirà la corruzione del senso comune in materia di democrazia. Esiste infatti un’interazione tra involuzione istituzionale e senso comune: l’opinione pubblica può ben essere trasformata e corrotta dalla demagogia politica sviluppata dal sistema politico-mediatico e retroagire in suo favore sotto forma di consenso di massa. Per questo ciò che oggi soprattutto si richiede è lo sviluppo, a sinistra, di una cultura costituzionale opposta e alternativa a quella della destra e, insieme, un forte impegno di pedagogia civile, diretto a rifondare nel senso comune i valori del costituzionalismo democratico: del pluralismo politico e istituzionale, dei principi di uguaglianza e dignità delle persone, del ruolo di difesa degli interessi generali spettante alla politica e, soprattutto, di una concezione della democrazia come sistema fragile e complesso di separazioni ed equilibri tra poteri, di limiti di forma e di sostanza al loro esercizio, di garanzie dei diritti fondamentali, di tecniche di controllo e riparazione contro le loro violazioni. Luigi Ferrajoli adista 65/2010
I cimiteri parlamentari sono pieni di governi che si ritenevano indispensabili o inamovibili. E questo perché in tutti i paesi in cui si elegge un libero Parlamento, questo ha la possibilità di mandare a casa, con la sua sfiducia, qualsiasi governo e di costruirne, con la fiducia, un altro. È così semplice questa verità del costituzionalismo che non si capisce l’intolleranza scatenatasi contro chi pacatamente la ricorda. O meglio si capisce benissimo. Prima che canti il gallo di una eventuale crisi parlamentare, con esiti “normalmente” aperti, è utile cercare di imporre un pensiero unico sulla sua soluzione. Rinnegando, per tre volte, la Costituzione e la stessa invocata legge elettorale. La costituzione (all’art.94, sulla fiducia, accordata o revocata), la legge elettorale (che consente, art.14bis, l’indicazione del Capo Unico della coalizione ma, esplicitamente dice che restano ferme le prerogative spettanti al Presidente della Repubblica in base all’art. 92 della Costituzione sulla nomina del premier) e ancora la Costituzione (all’art. 88: lo scioglimento delle Camere, come decisione del Capo dello Stato, sentiti i loro presidenti). (Cfr. A. Manzella, La saggezza della Costituzione in La Repubblica 20 agosto 2010 pp.1-31).
Una lunga citazione per cogliere un tratto della graticola su cui oggi viene continuamente arrostita la Carta fondamentale della nostra Repubblica. Osservatori rispettosi della Costituzione sostengono che ormai l’Italia di oggi non è il Paese disegnato dalla Costituzione, per una doppia ragione: da un lato perché molte disposizioni sono rimaste per molto tempo lettera morta o semplici indicazioni di buona volontà, dall’altro perché molti princìpi e diritti costituzionalmente garantiti hanno subìto, negli ultimi anni, aggressioni tali da compromettere l’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge e l’impianto democratico delle Repubblica.
Ripercorreremo una cammino di rilettura e di riflessione della Costituzione, fuori dalla bagarre della prepotenza politica attuale, per riscoprire il valore fondativo di ciò che ancora siamo, il percorso indicativo di ciò che potremmo essere se l’applicassimo tutta, il percorso dello sviluppo sociale, politico, democratico che dalla sua entrata in vigore (1 gennaio 1948, precorrendo la dichiarazione ONU dei diritti dell’uomo del 10 dicembre 1948) ad oggi è stato possibile attuare ed, infine, i nodi dello scontro politico attuale che porta alcuni protagonisti dello scenario contemporaneo a definirla “carta straccia” da buttare via.
In questa prima tappa vogliamo chiederci : “Da dove viene la Costituzione? Che cosa si lasciava alle spalle? Da quale mondo si stacca e quale mondo la genera?”.
Affermava Piero Calamandrei, in un discorso ai giovani nel 1955, “dietro ogni articolo di questa Costituzione, voi dovete vedere giovani come voi caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, giovani che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta… che è un testamento di 100.000 morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione”.
Cosa c’era prima della Costituzione repubblicana? La ricerca storica odierna ci induce a rileggere con realismo più attento il secolo scorso: teatro di due guerre mondiali, dei genocidi di massa e di gruppi etnici (Armeni, Ebrei, Rom, Utu e Tutsi, genocidi nella Ex-Jugoslavia, ecc.), dei campi di concentramento e dei gulag in occidente e in oriente, della follia delle atomiche di Nagasaki e Hiroshima, dell’armamento nucleare capace di distruggere più volte la terra, dell’inarrestabile presenza della guerra (Vietnam, Medio Oriente, Iraq, Afganistan) nella seconda metà del secolo e inizio del nuovo millennio.
Nel secolo scorso, accanto ad uno sviluppo mai verificatosi in precedenza, siamo stati testimoni di una inaudita distruttività umana e violenza di massa. Ebbene prima della Costituzione italiana del 1948, al termine della lunga seconda guerra mondiale (inutile strage di 56 milioni di morti di cui, già allora, 36 milioni di civili inermi), vi era stato il lungo periodo del fascismo. In questa distruttività umana, un ruolo purtroppo centrale, l’ha avuto la dittatura fascista. Le ricerche storiche di Emilio Gentile, docente dell’Università di Roma, provano come dal 1920 al 1925 la violenza squadrista avesse prodotto tremila morti. Persone prelevate nel pieno della notte o all’alba nelle loro case o sul luogo di lavoro, portate via e massacrate per strada o in luoghi segreti, colpevoli soltanto di pensarla in modo diverso. Ad esse si aggiungono le vittime dell’Ovra (la polizia segreta fascista) e del tribunale fascista: 16.000 persone deferite, 5000 condannate per un totale di 28.000 anni di carcere, 38 condanne a morte, di cui 31 eseguite. 12.000 persone furono costrette al confino – le quali “non andavano in vacanza”, come ha sostenuto, in modo infame, un politico attuale!- bensì persone che hanno visto stravolta la propria vita solo perché la pensavano diversamente da chi comandava. Infine le leggi della vergogna, le leggi razziali, macchia indelebile della nostra storia nazionale e lo strascico disumano, al termine del conflitto, rappresentato dalle stragi di Marzabotto, Fivizzano ed altre orribili rappresaglie.
Dimenticarlo significa chiudere gli occhi e non capire da quale sofferenza e da quale attesa di riscatto nasce la nostra Costituzione.☺
Certamente, fino ad oggi la democrazia costituzionale e la Costituzione italiana hanno resistito, grazie all’effettività della separazione dei poteri: dell’indipendenza della magistratura ordinaria e della giurisdizione costituzionale. Ma non possiamo essere certi che questa resistenza, di carattere solo istituzionale, non sarà travolta, se proseguirà la corruzione del senso comune in materia di democrazia. Esiste infatti un’interazione tra involuzione istituzionale e senso comune: l’opinione pubblica può ben essere trasformata e corrotta dalla demagogia politica sviluppata dal sistema politico-mediatico e retroagire in suo favore sotto forma di consenso di massa. Per questo ciò che oggi soprattutto si richiede è lo sviluppo, a sinistra, di una cultura costituzionale opposta e alternativa a quella della destra e, insieme, un forte impegno di pedagogia civile, diretto a rifondare nel senso comune i valori del costituzionalismo democratico: del pluralismo politico e istituzionale, dei principi di uguaglianza e dignità delle persone, del ruolo di difesa degli interessi generali spettante alla politica e, soprattutto, di una concezione della democrazia come sistema fragile e complesso di separazioni ed equilibri tra poteri, di limiti di forma e di sostanza al loro esercizio, di garanzie dei diritti fondamentali, di tecniche di controllo e riparazione contro le loro violazioni. Luigi Ferrajoli adista 65/2010
I cimiteri parlamentari sono pieni di governi che si ritenevano indispensabili o inamovibili. E questo perché in tutti i paesi in cui si elegge un libero Parlamento, questo ha la possibilità di mandare a casa, con la sua sfiducia, qualsiasi governo e di costruirne, con la fiducia, un altro. È così semplice questa verità del costituzionalismo che non si capisce l’intolleranza scatenatasi contro chi pacatamente la ricorda. O meglio si capisce benissimo. Prima che canti il gallo di una eventuale crisi parlamentare, con esiti “normalmente” aperti, è utile cercare di imporre un pensiero unico sulla sua soluzione. Rinnegando, per tre volte, la Costituzione e la stessa invocata legge elettorale. La costituzione (all’art.94, sulla fiducia, accordata o revocata), la legge elettorale (che consente, art.14bis, l’indicazione del Capo Unico della coalizione ma, esplicitamente dice che restano ferme le prerogative spettanti al Presidente della Repubblica in base all’art. 92 della Costituzione sulla nomina del premier) e ancora la Costituzione (all’art. 88: lo scioglimento delle Camere, come decisione del Capo dello Stato, sentiti i loro presidenti). (Cfr. A. Manzella, La saggezza della Costituzione in La Repubblica 20 agosto 2010 pp.1-31).
Una lunga citazione per cogliere un tratto della graticola su cui oggi viene continuamente arrostita la Carta fondamentale della nostra Repubblica. Osservatori rispettosi della Costituzione sostengono che ormai l’Italia di oggi non è il Paese disegnato dalla Costituzione, per una doppia ragione: da un lato perché molte disposizioni sono rimaste per molto tempo lettera morta o semplici indicazioni di buona volontà, dall’altro perché molti princìpi e diritti costituzionalmente garantiti hanno subìto, negli ultimi anni, aggressioni tali da compromettere l’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge e l’impianto democratico delle Repubblica.
Ripercorreremo una cammino di rilettura e di riflessione della Costituzione, fuori dalla bagarre della prepotenza politica attuale, per riscoprire il valore fondativo di ciò che ancora siamo, il percorso indicativo di ciò che potremmo essere se l’applicassimo tutta, il percorso dello sviluppo sociale, politico, democratico che dalla sua entrata in vigore (1 gennaio 1948, precorrendo la dichiarazione ONU dei diritti dell’uomo del 10 dicembre 1948) ad oggi è stato possibile attuare ed, infine, i nodi dello scontro politico attuale che porta alcuni protagonisti dello scenario contemporaneo a definirla “carta straccia” da buttare via.
In questa prima tappa vogliamo chiederci : “Da dove viene la Costituzione? Che cosa si lasciava alle spalle? Da quale mondo si stacca e quale mondo la genera?”.
Affermava Piero Calamandrei, in un discorso ai giovani nel 1955, “dietro ogni articolo di questa Costituzione, voi dovete vedere giovani come voi caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, giovani che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta… che è un testamento di 100.000 morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione”.
Cosa c’era prima della Costituzione repubblicana? La ricerca storica odierna ci induce a rileggere con realismo più attento il secolo scorso: teatro di due guerre mondiali, dei genocidi di massa e di gruppi etnici (Armeni, Ebrei, Rom, Utu e Tutsi, genocidi nella Ex-Jugoslavia, ecc.), dei campi di concentramento e dei gulag in occidente e in oriente, della follia delle atomiche di Nagasaki e Hiroshima, dell’armamento nucleare capace di distruggere più volte la terra, dell’inarrestabile presenza della guerra (Vietnam, Medio Oriente, Iraq, Afganistan) nella seconda metà del secolo e inizio del nuovo millennio.
Nel secolo scorso, accanto ad uno sviluppo mai verificatosi in precedenza, siamo stati testimoni di una inaudita distruttività umana e violenza di massa. Ebbene prima della Costituzione italiana del 1948, al termine della lunga seconda guerra mondiale (inutile strage di 56 milioni di morti di cui, già allora, 36 milioni di civili inermi), vi era stato il lungo periodo del fascismo. In questa distruttività umana, un ruolo purtroppo centrale, l’ha avuto la dittatura fascista. Le ricerche storiche di Emilio Gentile, docente dell’Università di Roma, provano come dal 1920 al 1925 la violenza squadrista avesse prodotto tremila morti. Persone prelevate nel pieno della notte o all’alba nelle loro case o sul luogo di lavoro, portate via e massacrate per strada o in luoghi segreti, colpevoli soltanto di pensarla in modo diverso. Ad esse si aggiungono le vittime dell’Ovra (la polizia segreta fascista) e del tribunale fascista: 16.000 persone deferite, 5000 condannate per un totale di 28.000 anni di carcere, 38 condanne a morte, di cui 31 eseguite. 12.000 persone furono costrette al confino – le quali “non andavano in vacanza”, come ha sostenuto, in modo infame, un politico attuale!- bensì persone che hanno visto stravolta la propria vita solo perché la pensavano diversamente da chi comandava. Infine le leggi della vergogna, le leggi razziali, macchia indelebile della nostra storia nazionale e lo strascico disumano, al termine del conflitto, rappresentato dalle stragi di Marzabotto, Fivizzano ed altre orribili rappresaglie.
Dimenticarlo significa chiudere gli occhi e non capire da quale sofferenza e da quale attesa di riscatto nasce la nostra Costituzione.☺
Certamente, fino ad oggi la democrazia costituzionale e la Costituzione italiana hanno resistito, grazie all’effettività della separazione dei poteri: dell’indipendenza della magistratura ordinaria e della giurisdizione costituzionale. Ma non possiamo essere certi che questa resistenza, di carattere solo istituzionale, non sarà travolta, se proseguirà la corruzione del senso comune in materia di democrazia. Esiste infatti un’interazione tra involuzione istituzionale e senso comune: l’opinione pubblica può ben essere trasformata e corrotta dalla demagogia politica sviluppata dal sistema politico-mediatico e retroagire in suo favore sotto forma di consenso di massa. Per questo ciò che oggi soprattutto si richiede è lo sviluppo, a sinistra, di una cultura costituzionale opposta e alternativa a quella della destra e, insieme, un forte impegno di pedagogia civile, diretto a rifondare nel senso comune i valori del costituzionalismo democratico: del pluralismo politico e istituzionale, dei principi di uguaglianza e dignità delle persone, del ruolo di difesa degli interessi generali spettante alla politica e, soprattutto, di una concezione della democrazia come sistema fragile e complesso di separazioni ed equilibri tra poteri, di limiti di forma e di sostanza al loro esercizio, di garanzie dei diritti fondamentali, di tecniche di controllo e riparazione contro le loro violazioni. Luigi Ferrajoli adista 65/2010
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