l’assessore risponde
4 Giugno 2013
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l’assessore risponde

 

 

Il Molise è una regione di anziani ma non per gli anziani. Ci sono spiragli per migliorare le loro condizioni di vita?

 

 

Sono convinto che capovolgendo un problema possa nascere un’opportunità. È indubbio che la percentuale di popolazione con più di 65 anni ci pone in testa alle statistiche nazionali. Ed è altrettanto vero che la dispersione dei residenti in 136 comuni, decine di borgate e un agro con una miriade di case sparse, non agevola l’organizzazione dei servizi socio-sanitari. I drastici tagli nazionali ai capitoli di bilancio sulle politiche sociali, sui trasporti, sull’assistenza sanitaria e su ogni altra prestazione garantita dallo Stato, rendono più problematica qualsiasi azione amministrativa in favore degli anziani, sia ad opera dei comuni che dell’ASREM e della Regione. In questo contesto le istituzioni arrancano e sono in permanente affanno. Sul trasporto pubblico su gomma abbiamo accumulato un debito pregresso di 26 milioni di euro che sommato al disavanzo gestionale corrente obbliga a tagliare le corse. Sull’attività assicurata dai Piani Sociali di Zona e quindi dai servizi sociali comunali, dalle cooperative e dai  sette Ambiti Territoriali, la Regione Molise ha sollecitato l’accredito di 2,5 milioni di euro al Governo, così che si possano prorogare quelle attività essenziali fino al 31 dicembre prossimo. Dei 500 milioni di debiti pregressi per la sanità si è scritto molto ma è evidente che da ciò discende un problema di liquidità che mette a repentaglio la quantità e la qualità dei livelli essenziali di cure e prestazioni, con liste d’attesa sempre più lunghe, tagli di posti letto, aumento della compartecipazione alla spesa a carico dei cittadini, e spostamento verso altri territori per visite specialistiche, ricoveri ospedalieri, riabilitazioni post-acuzie ed esami diagnostici complessi.

Siamo una regione dove gli anziani vivono una solitudine amara con figli lontani e nipoti che scappano, dove le loro proprietà non hanno più mercato vanificando i sacrifici di una vita e dove il senso di abbandono si respira nell’aria mentre chiudono le scuole, gli uffici postali, i negozi e le botteghe. Ebbene partire da questa fotografia cruda ma reale, non ci esime dal tentativo di fare uno scatto in avanti, di ribellarci con tutta la nostra energia ad una lenta agonia scandita da cimiteri sempre più grandi in paesini sempre più vuoti. Possiamo invertire il trend demografico se non si crea lavoro e sviluppo per i giovani? Non per questo dobbiamo sederci rassegnati e sconfitti. Al contrario dobbiamo ripartire dalle motivazioni più profonde che si annidano nel nostro animo per costruire reti solidali, unire i cuori, tessere relazioni, aggregare le comunità, spronare i sindacati, accompagnare le associazioni, assistere chi è solo, incoraggiare chi non ce la fa, e camminare insieme verso un futuro migliore.

In un mese di impegno in Assessorato ho avviato la concertazione sul nuovo Piano Sociale 2014-2016, visitato i detenuti nel carcere di Larino, incontrato i sindacati dei pensionati, i Patronati e le associazioni degli anziani, ho trascorso una domenica con gli ospiti della Casa di Riposo Pistilli e una domenica con i ragazzi della Comunità di recupero per i tossicodipendenti LA VALLE a Toro.  Ho ascoltato il coordinamento della Conferenza Regionale del Volontariato, i Dipartimenti per la Salute Mentale, le associazioni degli immigrati, i familiari dei disabili, le associazioni degli utenti, le confederazioni sindacali, il mondo della scuola, l’Unione degli Studenti, il collettivo universitario, le organizzazioni di promozione sociale, i consultori pubblici e gli operatori del SerT.  Ho incoraggiato i funzionari a emanare i bandi per la non autosufficienza, per il Telesoccorso, per potenziare i servizi in favore degli anziani, dell’infanzia e dei disabili.

Non è impossibile cambiare le cose se c’è unità d’intenti, voglia di fare, entusiasmo, organizzazione e capacità di programmazione. Nessuno può affrontare temi di questa delicatezza con approssimazione, autoreferenzialità e protervia. Il Molise deve ritrovare il filo di un’antica armonia rurale dove la solidarietà era il presupposto del vissuto dei cittadini. Se saremo capaci di accantonare le divisioni, mettere in un angolo le polemiche e aggregarci su obiettivi generali di buona amministrazione, saremo in grado di rispondere ai bandi europei che assegnano risorse in favore di giovani che creano lavoro di cura per gli anziani. In questo ci potranno aiutare l’Università, gli Ordini Professionali ed i tanti molisani che hanno maturato competenze specialistiche d’eccellenza in altre realtà nazionali ed estere.

Il Piano Sociale 2014-2016 costruiamolo insieme con la creatività delle scuole dell’ambito di Riccia – Bojano che hanno fatto una splendida ricerca sui comportamenti alimentari di 1.500 alunni con qualche migliaio di euro. Alziamo la testa, ricerchiamo convergenze e lottiamo insieme per mettere al bando una vecchia politica clientelare sostituendola con una partecipazione attiva, ampia e democratica delle nostre comunità. Non sarà semplice ma è preferibile perdere in piedi più che vincere seduti! ☺

 

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