le ferite della vita
24 Febbraio 2010 Share

le ferite della vita

“Sereno è / rimanere a letto ancora un po’ / e sentire te che in cucina che / già prepari il mio caffè”… Tre amici si adagiano a terra sulle note di un vecchio motivo di Drupi, con il volto beato dei bambini che si godono un sonno ghiotto, addolcito dalla promessa di un risveglio coccoloso e profumato di moka.

Non è, però, l’ultimo spot del Mulino Bianco o del Kimbo di turno. Lo scenario, semplice, è quello del Teatro Savoia, e i tre amici sono Francesco, Nazario e Serena. Che “solo” amici non sono. Sono qualcosa di più, compagni fragili e tenaci di un viaggio faticoso ma entusiasmante, quello che li sta portando fuori dalla droga.

È la sera del 10 ottobre scorso e una delle ultime scene di “S-LEGAMI” – lo spettacolo teatrale che i ragazzi della Comunità “Il Noce” di Petacciato (nata in seno all’associazione FACED – Famiglie Contro Emarginazione Droga) hanno messo su con autoironia, coraggio e talento insieme alla compagnia amatoriale campobassana de “I Malriusciti” – li ritrae così: segnati dalle rughe di una scelta dolorosa, il cui prezzo stanno pagando ancora, ma scanzonati e lievi come compagni di classe che in gita fanno i monelli; affaticati dal lavoro (che fa scuola con i suoi ritmi, le sue regole, i suoi sacrifici), ma capaci di farsi scherzi come bambini, di guardarsi con tenerezza, di mandarsi a quel paese e poi ritrovarsi a cantare insieme.

Lo spettacolo è breve e incisivo, si apre con una preziosa carrellata di citazioni (da Hikmet al cardinale Martini, da padre Turoldo a Giacomo Noventa) e prosegue con un momento di lutto, il primo, in cui i contributi testuali di Isabella Astorri, Carmela Di Soccio, Domenico Cornacchione, aiutano ad entrare nel dramma della perdita, della morte, della sconfitta. Ma i veri protagonisti sono loro, i ragazzi del Noce, che nel secondo momento dello spettacolo mostrano la fatica e la gioia quotidiana del loro lavoro in fattoria con fresca immediatezza, rispondendo alla morte con la vita, alla disperazione con la speranza.

È bello vederli nella loro semplicità, senza veli, disposti a raccontarsi tra le righe di una partitura teatrale nata dalla vita, dalla loro esperienza, e dall’interesse genuino, accurato, di un gruppo di filodrammatici che amano divertirsi e far divertire, d’accordo, ma stavolta hanno preferito riflettere e far riflettere, sebbene senza perdere il sorriso.

S-LEGAMI, la cui regìa è di Gabriella Antonelli, nasce in realtà due anni fa da un progetto biennale condiviso con la Fondazione Savoia e con il Teatro Officina di Milano (nelle persone di Massimo De Vita e Daniela Airoldi Bianchi), impegnato da sempre sui grandi temi sociali scomodi: ad un primo anno di formazione, è seguito un secondo anno più operativo, che ha visto I Malriusciti cimentarsi nella produzione di un testo teatrale. Ed ecco la scelta del Noce, culla di dolore e di speranze, cammino faticoso e appassionato che punta a slegare dalla dipendenza Serena, Nazario, Riccardo, Francesco… e quanti, come loro, hanno scelto di “rimettere le stelle in cielo”, direbbe Monsignor Bregantini, che nel saluto iniziale ha preferito parlare della speranza in un modo che gli è caro, citando cioè l’Apocalisse, laddove racconta di un drago mostruoso che, con la sua coda, toglie giù dal cielo il firmamento, le stelle, punto di riferimento essenziale per l’uomo antico come per l’uomo moderno. È la perdita degli ideali, del senso, è lo smarrimento della fiducia nel domani che insidia tante giovani (e meno giovani) vite. Può essere la droga.

Come non pensare ai 17 pusher campobassani arrestati all’alba del 9 ottobre scorso? Come non ingoiare amaro pensando agli 800 consumatori dichiarati, alle 500 dosi quotidiane vendute in città? È cronaca dei nostri giorni, delle strade in cui camminiamo ogni giorno, dei nostri figli, degli alunni che abbiamo a scuola e che forse non sappiamo “leggere” abbastanza bene.

Serena, Nazario, Francesco, Riccardo, non hanno usato molte parole. Come ha sottolineato don Silvio Piccoli, “Le ferite della vita si possono chiudere. E riaprire alla vita. Scommettiamoci”. Nessuno li ha sentiti, ma hanno detto proprio così. ☺

gadelis@libero.it

 

eoc

eoc