Le invettive di dante
22 Marzo 2023
laFonteTV (4175 articles)
Share

Le invettive di dante

Dopo la grande riflessione su Dante del nostro esimio ministro della cultura non so se chiedere scusa agli esponenti del “pensiero” di destra per aver osato riflettere su Dante su una bieca rivista di sinistra qual è la fonte, o se chiedere scusa alla sinistra per aver propinato loro i pensieri del “fondatore morale” della destra italiana. Alla fine, me ne esco con le parole di Virgilio riguardo agli ignavi: “non ragioniam di lor ma guarda e passa” (Inf. III,51).

Pensando, tuttavia, alla consuetudine di esponenti di destra con i salotti romani e le alte gerarchie ecclesiastiche, non penso che sarebbe bene accolto uno che, riferendosi ai curiali di Roma, scrive parole come queste: “Per questo l’Evangelio e i dottor magni (i padri della chiesa) son derelitti (non vengono letti), e solo ai Decretali (cioè le questioni giuridiche che riguardano la gestione del potere) si studia, sì che pare a’ lor vivagni (come si vede dai margini di questi libri molto consumati). A questo intende il papa e’ cardinali: non vanno i lor pensieri a Nazarette, là dove Gabriello aperse l’ali (non imitano la povertà del luogo dell’incarnazione)” (Par. IX,133-138). Rincarando la dose, fa dire a san Pier Damiani, con grande ironia e sarcasmo: “Venne Cefàs (Pietro) e venne il gran vasello dello Spirito Santo (Paolo) magri e scalzi, prendendo il cibo da qualunque ostello. Or voglion quinci e quindi chi i rincalzi li moderni pastori e chi li meni, tanto son gravi! E chi di retro li alzi. Cuopron de’ manti loro i palafreni (cavalli), sì che due bestie van sott’una pelle, o pazienza (di Dio) che tanto sostieni!” (Par. XXI, 127-135). Parole degne di un rivoluzionario cubano, che si possono riferire non solo agli ecclesiastici ma pure a tanti politici, se pensiamo al tenore di vita di un Giorgio La Pira in confronto a molta classe politica attuale. Ed è proprio nel Paradiso che si concentrano le invettive di Dante contro gli scandali causati dagli ecclesiastici di ogni tipo e questo, forse, per un semplice motivo: solo i santi possono richiamare alla coerenza, senza rischiare di cadere nell’ ipocrisia. Una grande lezione anche per noi comuni mortali, così prodighi nell’emettere sentenze al primo sospetto di scandalo, riempiendo le piazze virtuali dei social di improperi verso i capri espiatori di turno, senza interrogarci minimamente su quanto siamo limpidi noi nella nostra vita.

Per Dante, non solo le alte gerarchie mostrano l’incoerenza rispetto alla povertà delle origini, ma anche quelli che, con la loro vita, dovrebbero richiamare gli ideali evangelici. Qui è san Benedetto che denuncia deriva e corruzione dei religiosi, agganciandole a quelle dei vertici ecclesiastici: “Pier cominciò sanz’oro e sanz’argento (riecheggia qui At 3,6 dove Pietro dice, guarendo uno storpio: “Non possiedo né oro né argento”), e io con orazione con digiuno, e Francesco umilmente il suo convento. E se guardi il principio di ciascuno, poscia riguardi là dov’è trascorso, tu vedrai del bianco fatto bruno” (Par. XXII,88-93). La denuncia più ricorrente non riguarda la debolezza carnale ma la ricerca spasmodica della ricchezza e del potere e, in tal senso, il culmine della denuncia è posto da Dante in bocca a san Pietro: “Non fu la sposa di Cristo (la chiesa) allevata del sangue mio, di Lin, di quel di Cleto (i primi successori di Pietro a Roma), per esser ad acquisto d’oro usata; ma, per acquisto d’esto viver lieto (cioè del paradiso), e Sisto e Pio e Calisto e Urbano (altri papi santi e martiri dei primi secoli) sparser lo sangue dopo molto fleto … né ch’io fossi figura e sigillo a privilegi venduti e mendaci, ond’io sovente arrosso e disfavillo (mi arrabbio spesso!). In vesta di pastor lupi rapaci si veggion di qua su per tutti i paschi” (Par. XXVII,40-45.52-56). E, all’ invettiva contro lo scandalo della ricchezza, Pietro aggiunge la denuncia dello scandalo della divisione dei cristiani e del facile ricorso alle armi per le guerre di religione, cosa ancora tristemente attuale, se pensiamo alle divisioni tra cattolici e protestanti in Irlanda del Nord che hanno causato fino a tempi recenti tanti morti e, ovviamente, l’assurda guerra della Russia contro l’Ucraina, con tanto di incitamento di uno scandaloso patriarca: “Non fu nostra intenzion ch’a destra mano de’ nostri successor parte sedesse, parte dall’altra del popol cristiano; né che le chiavi che mi fuor concesse divenissero signaculo in vessillo che contra battezzati combattesse” (Par. XXVII, 46-51).

A tutti questi versi si potrebbero poi aggiungere le denunce di un san Tommaso contro i domenicani (Par. XI, 124-139) o di un san Bonaventura contro i francescani (Par. XII,115-126), cioè contro gli ordini “mendicanti” più potenti dell’epoca di Dante, trasformati in vere lobby di potere in tutta Europa (ciò che oggi fanno le lobby finanziarie); in tal modo proprio la cantica del Paradiso, che dovrebbe apparentemente occuparsi solo di questioni altamente spirituali, è un manifesto di denuncia della chiesa del tempo, la vera superpotenza europea, che ricopriva un ruolo di guida non solo morale ma anche politica, sogno tanto caro proprio ai movimenti di destra che vorrebbero un cattolicesimo militante e strutturale al potere civile. È contro questa chiesa, che per molto altro tempo ha continuato a condividere con i re e gli imperatori la gestione del potere, che si sono scagliati i movimenti rivoluzionari nel pensiero e nell’azione, e che Dante aveva già lucidamente stigmatizzato, non piegandosi mai al suo ricatto, pur sapendo che avrebbe pagato con l’esilio e, se preso, anche con la morte, questa sua posizione, esattamente come alcuni rivoluzionari dei tempi moderni; altro che padre spirituale della destra!☺

 

laFonteTV

laFonteTV