Le nuove generazioni
6 Novembre 2026
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Le nuove generazioni

A rose is a rose is a rose is a rose [Una rosa è una rosa è una rosa è una rosa ndr]. Il verso della poetessa americana Gerturde Stein attraverso una ripetizione, che ha il fascino di una formula iniziatica, celebra il potere della nominazione, quasi che la parola nella spirale delle anafore venisse via via spogliata dei significati simbolici conferitile nel tempo e la rosa tornasse a essere sé stessa, nella sua identità immediata, la sua essenza.
A rose is a rose is a rose is a rose. Lorenzo, nome etimologicamente imparentato col latino laurus, il nostro alloro, pianta sacra al dio Apollo ed utilizzata per intrecciare corone destinate a poeti e generali vittoriosi, dunque legato al senso di “trionfante”, “vincitore”, nell’agone politico come in quello letterario.
Lorenzo, il trionfante, il vincitore, è il nome del giovane studente del Liceo ‘Marconi’ di Parma che pochi giorni fa, nel corso di una presentazione del gruppo Leonardo S.p.a. al festival di Thea group a Parma, cui prendeva parte la sua scuola, ha contestato apertamente i vertici della Leonardo, coraggioso nel prendere la parola in un consesso adulto e saputo, indifferente ai fischi che gli venivano da taluni suoi coetanei, lucido e coerente nelle argomentazioni: “Sono venuto qua con la mia classe, ma volevo chiedere con che credibilità venite a parlarci di alternativa, di futuro, di prospettive, presentandoci delle industrie belliche come quella della Leonardo complici del massacro del popolo palestinese e del genocidio con investimenti di decine di milioni in armi, in bulldozer, in F35 nei confronti di un popolo che sta venendo massacrato… Vengono effettuati tagli milionari all’istruzione, alla sanità vengono lasciate le briciole e voi prendete miliardi massacrando un popolo. Questo è il nostro futuro, e ce lo avete strappato via voi”. Sguardo fermo, volto imberbe, un cerchietto all’orecchio, una felpa come tante. Serio, giovanissimo, vero.
A rose is a rose is a rose is a rose. Virginia, nome legato alle idee di purezza e castità, etimologicamente imparentato col latino virgo, vergine appunto, e abbinato nella tradizione romana al mito di Verginia, la giovane plebea che venne uccisa da suo padre, per sottrarla alle mire di Appio Claudio, il decemviro che si era invaghito della sua bellezza
Virginia, la pura, la casta, è il nome della segretaria nazionale dei giovani democratici che nel corso della festa nazionale dell’Unità di Reggio Emilia, nello scorso settembre, ha parlato al suo pubblico con impetuosa passione, sottolineando il danno che agli Italiani tutti è venuto dal rapporto con gli USA di Donald Trump e ricordando l’orrore del genocidio di Gaza, la follia delle spese continue per il riarmo, che sottraggono soldi al nostro welfare; ha concluso poi il suo discorso lanciando un appello che ha la forza di una deflagrazione:“Non saremo noi i soldati delle vostre guerre. Se queste destre ci porteranno ad un vero conflitto, alle armi andateci voi. Perché noi organizzeremo i disertori. Perché per noi parlare di patria significa ripudiare la guerra, significa dare a tutti un salario più dignitoso, garantire cure. Significa che nessuno nel nostro Paese deve sentirsi solo, al punto da perdere ogni singola speranza. Per arrivare a tutto questo, ci servono scelte politiche coraggiose da fare. E la sinistra questo coraggio ce lo deve avere”. Semplice, una maglietta bianca e una collanina, emozionata e decisa insieme. Seria, giovane, vera.
A rose is a rose is a rose is a rose. Sofia, nome di origine greca legato all’idea di saggezza e che allude non a un semplice accumulo di conoscenze, ma alla capacità di comprendere profondamente la realtà, di esercitare nei confronti della stessa un giudizio fatto di intuito ed equilibrio e prudenza; per i Greci non era dotata di identità divina propria, ma, attraverso un’istruzione filosofica che passa dall’Ebraismo e dallo Gnosticismo, in epoca cristiana è stata identificata con la Sapienza divina, donde la basilica di Hagia Sophia a Istanbul, come in altri luoghi della civiltà cristiana.
Sofia, la saggia, colei che mette in equilibrio conoscenza e responsabilità, è il nome della bambina che al principio di ottobre, nel corso di un presidio proGaza tenutosi in piazza Municipio a Campobasso, invitata a scrivere su un tabellone apposito un proprio pensiero, una riflessione sulla tragedia di Gaza, mi ha picchiettato leggermente su una gamba, perché la ascoltassi, e mi ha detto: “Io un’idea, diciamo, vaghissima (sic!) ce l’avrei, tipo che i grandi stanno fermi e a Gaza si muore, ma non so come dirlo bene”. Le ho risposto che andava già benissimo così, ma poteva prendersi agio, per pensarci ancora; dopo dieci minuti mi ha cercato con lo sguardo, ha preso il suo pennarello rosso e ha scritto bello grande: “I Palestinesi non hanno tutto il vostro tempo”. Compita, una giacchetta rosa, gli occhiali tondi, delicata ma diretta. Seria, bambina, vera.
A rose is a rose is a rose is a rose e chissà quante “rose” come Lorenzo, Virgina, la piccola Sofia ci stanno intorno; spetta a noi adulti, a quelli che “possono”, scoprirne l’ essenza e la bellezza, mettersi in umile posa di ascolto, rinunciando alla retorica comoda ed egoistica dei Catoni.
L’Italia non sarebbe un Paese per “vecchi”, ancora una volta e con urgenza ce ne dobbiamo ricordare.☺

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