Lettera ad un moccioso
15 Gennaio 2021
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Lettera ad un moccioso

Eccoti qui, in quella che probabilmente è la tua ultima notte nella pancia della mamma, dove tutti i suoni sono attutiti e non sai quello che ti aspetta. Arrivi qui, in questa gabbia di matti con la mascherina a coprire il muso e gli occhi  tristi che spuntano dai nasi censurati come i nudi della Cappella Sistina.

Fossi nato qualche mese fa, ti avrei parlato di quanto la vita è bella nelle giornate estive soprattutto quando non si va a scuola ma ahimè, piccino bello, i nostri standard sono completamente cambiati da febbraio 2020 a questa parte.

I nostri desideri sono i fatti che una volta ci apparivano scontati, come la voglia di prenderci la mano per presentarci o di darci un bacio per salutarci: la nostra socialità è fatta di tastiere e connessioni wi-fi; persino a scuola se fai una cazzata non finisci più dietro la lavagna, ma al massimo ti mettono una nota elettronica che non potrai neanche nascondere a tua madre.

Quando nascerai, attorno a te ci sarà il lockdown e neanche potrò venire a vederti, mi toccherà immaginarti che poi non è neanche tanto male, anzi immagineremo l’uno dell’altra le cose più belle, perché poi la realtà è sempre inevitabilmente un’altra cosa e magari tu sarai un piccino che strilla ogni mezz’ora ed io una zia troppo stanca per calmarti.

Anzi, forse è proprio questo che potremmo recuperare: l’immaginazione, vestendola degli attributi che possono raddrizzare questo mondo balordo, che ci ha portato tutti ad un metro di distanza l’uno dall’altro. Sai, ti dirò, in realtà eravamo già distanti tra di noi, ma non ce n’eravamo mai accorti .

È stato proprio questo pensarci come individui slegati gli uni dagli altri che ci ha portato ai comportamenti più assurdi verso gli altri uomini e verso la terra che ci ospita, ad abituarci alle immagini di morte che arrivano dal mare, così come a  scavare un solco sempre più profondo per allontanare chi è diverso per condizioni sociali e fisiche.

Non dimenticare però che c’è del buono anche negli uomini, che è scritto nella storia delle lotte per la verità, l’uguaglianza e la giustizia che la Terra pure ha ospitato.  Tu studia quella storia, diventane interprete e fa che questa sia la tua battaglia per non trovarti oppresso.

La libertà e la felicità, che sono poi i diritti fondamentali degli uomini, devono vestirsi di una dimensione sociale e collettiva, altrimenti sono effimere e senza senso. Questo è quello che mi sento di dirti, ora che ti affacci al mondo.

Vedrai solo i miei occhi, tutto il resto sarà nascosto dietro una FFP2 bianca. Sembrerò un alieno, ma sono pur sempre tua zia e se condivideremo il compleanno ti toccherà pure spartire la festa con questa presenza ingombrante. Ricorda che l’arte di condividere, però, appartiene agli spiriti che non hanno paura.☺

 

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