Libertà, conoscenza, democrazia
1 Febbraio 2021
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Libertà, conoscenza, democrazia

La conoscenza contribuisce a rendere l’uomo libero? A rendere migliore il mondo nel quale viviamo? E, cosa si intende con la parola libertà? La democrazia, che si fonda sul principio della sovranità popolare, sulla garanzia della libertà e dell’uguaglianza di tutti i cittadini; questa concezione politico-sociale, la cui forma di governo si basa sulla sovranità popolare e garantisce a ogni cittadino la partecipazione all’esercizio del potere pubblico, in questa fase storica, è in pericolo?

Con molta umiltà proponiamo spunti di riflessione per una consapevole partecipazione alla vita democratica. Libertà, conoscenza, democrazia sono parole per le quali nel corso dei secoli gli uomini hanno lottato, rosicchiando spazio e dignità, fino a trovare riconoscimento nelle Costituzioni delle Nazioni più evolute. Ma questa cristallizzazione degli obiettivi, questo riconoscimento di diritti, diritti sulla libertà, diritti sui saperi, diritti sulla salute, ecc. sono stati pienamente perseguiti? Con la globalizzazione, l’economia capitalistica li sta demolendo? La nostra tesi è che non c’è pienezza di risultati e che da parte della finanza, da parte degli oligarchi del mondo si sta attentando ai princìpi della democrazia limitandone la qualità; pertanto, è sacrosanto opporsi e lottare per un mondo migliore.

Andiamo con ordine. Certamente intendiamo per libertà l’assenza di ogni costrizione, la condizione di chi può pensare e fare ciò che vuole. Essa si esercita in un ambito di volontà individuale e/o assenza di impedimenti al suo stesso esercizio. Il sapere della nostra ignoranza e fallibilità ci fa ritenere che “la libertà è essenziale per far posto all’imprevedibile e all’impredicibile; ne abbiamo bisogno perché, come abbiamo imparato, da essa nascono le occasioni per raggiungere molti dei nostri obiettivi” (F.A. von Hayek, La società libera).

Un fiocco di neve piega una foglia di bambù. Sono gli uomini che in funzione delle loro conoscenze maturano idee ed agiscono in base a queste idee, e producono, con le loro azioni, conseguenze intenzionali. La conoscenza è fondamentale. Anche se non esaurisce il senso della nostra vita, contribuisce in modo decisivo a dare un senso ad essa, ci permette di scegliere con cognizione di causa. “Io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza” (Deut. 30,19). Ma se essa, informazione, conoscenza, venisse manipolata?

Il mito di Garibaldi, e dei mille, che ha liberato i popoli del meridione dall’infame Borbone, ha formato migliaia e migliaia di studenti. Le idee e i comportamenti di costoro sono maturati con quelle conoscenze. Se avessero saputo che Garibaldi portava i capelli lunghi perché una ragazza, da lui violentata, gli aveva staccato un orecchio con un morso; che la spedizione dei mille fu finanziata dagli inglesi con denaro rapinato ai turchi; che i mille per definizione dello stesso Garibaldi erano “tutti generalmente di origine pessima e per lo più ladra; e tranne poche eccezioni con radici genealogiche nel letamaio della violenza e del delitto”; che a Bronte “l’eroe” Nino Bixio fece fucilare quasi un centinaio di contadini che, proprio in nome di Garibaldi, avevano osato occupare alcune terre di proprietà inglese; che le gesta di tanti cafoni additati come “briganti” erano la ribellione contro i piemontesi, contro quei colonizzatori che hanno stuprato, torturato, incendiato villaggi, deforestato montagne, depredato denaro pubblico e le riserve auree del Regno di Napoli; che a Fenestrelle, un vero e proprio lager, sulle montagne del cuneese, furono vilmente imprigionati coloro che hanno combattuto per i Borboni, un luogo dove su un muro è ancora visibile l’iscrizione: “Ognuno vale non in quanto è ma in quanto produce”; se avessero saputo tutto questo e altro ancora avrebbero certamente maturato altre idee e comportamenti differenti.

Ancora. Uno studio firmato Unicredit e Banca d’Italia, rivela che su 72 miliardi l’anno di spesa fatta dai cittadini del sud, ben 63 sono di beni e servizi prodotti al nord. Ciò significa che quando facciamo la spesa diamo soldi al nord e contribuiamo a rendere quei territori più produttivi e ricchi. Nel sud non c’è lavoro, i giovani emigrano e, secondo la Svimez, nel 2014 i giovani andati via erano 147.000. Questo implica un trasferimento di risorse pari 33,8 miliardi. Così, sotto forma di consumi ed emigrazione, dal sud al nord vengono trasferiti ogni anno ben 93,8 miliardi. Perché i beni prodotti nel sud non trovano spazio nella grande distribuzione? Questo sapere influisce sulle nostre scelte?

Per concludere. La metafora dell’ azienda, con le rispettive categorie (manager, dirigente, efficienza, pareggio di bilancio, …) nei diversi ambiti (sanità, scuola, trasporti, Stato, pubblica amministrazione …) è esemplificativa del grimaldello utilizzato dai poteri forti per picconare la democrazia in nome del dio denaro. Gli effetti nel comparto sanità, in questi mesi di pandemia, sono sotto gli occhi di tutti.

“Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato” (Mc. 2, 27-28). Abbiamo tanto da lottare per la libertà e lasciare un mondo migliore. Non è mai troppo tardi.

Conoscerete la verità e la verità vi renderà liberi (Giov. 8,32).☺

 

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