libri: “Grovigli” di Tiziana Antonilli
12 Aprile 2026
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libri: “Grovigli” di Tiziana Antonilli

“L’errore consiste sempre nel chiudere gli occhi. … È più facile o è più difficile non vedere?”. Da questo interrogativo, apparentemente ordinario, prende l’avvio un racconto intenso e coinvolgente che Tiziana Antonilli, nostra cara collaboratrice, ci affida nel suo ultimo romanzo Grovigli (Robin Edizioni), da pochi giorni in libreria.
La vicenda, che è ispirata a situazioni realmente accadute, prende corpo e vita attraverso una narrazione ferma, emotivamente sicura, che lascia trasparire l’importanza che le storie raccontate – oggi si direbbe storytelling – hanno nella vita di ognuno/a di noi.
La ‘cecità’, richiamata dalla domanda iniziale, è quella “capacità che abbiamo spesso nella vita di non vedere ciò che è sotto i nostri occhi” e “si sottrae alla nostra stessa vista”: i problemi creati dall’alcolismo e il conseguente impatto sulle relazioni familiari. Ed il ‘mostro’ – come lo chiama l’autrice – che non si vuol vedere, è sempre in agguato e condiziona le vite dei personaggi, non soltanto quelli direttamente affetti da tale dipendenza. A risentirne sono i legami familiari, spesso interrotti bruscamente, gli affetti, l’amore filiale, i ricordi; e tutto si intreccia con i luoghi in cui la vicenda si svolge, anch’essi impregnati di vissuti e tenerezza!
“L’alcolismo è una malattia, non un vizio, e la malattia di un membro della famiglia coinvolge e fa ammalare tutta la famiglia”. Non c’è però spazio per la rassegnazione: nel romanzo hanno un compito importante le animatrici dei gruppi di ascolto – per alcolisti o per i loro congiunti – che si prodigano con serietà per offrire aiuto e suggerire comportamenti sani, soprattutto ai familiari: “solo con la frequenza dei gruppi aveva finalmente compreso che il problema era stato ed era anche suo, di se stessa, che aveva scelto una persona con quel tipo di sofferenza”.
Una storia complessa e a tratti tragica, un “groviglio di ansie, timori, insoddisfazioni”- come recita il titolo – che rimanda alla metafora del labirinto, suggerito dal nome – non casuale – della cooperativa di traslochi, e dalla “illusione che ci sia sempre un filo che lega i traslochi della vita, che niente vada perduto nei movimenti che senza sosta tracciamo sul pianeta”.
Ad ‘Arianna’ è consegnato il testimone di una storia di vita che tenacemente vuole proseguire,“se è vero che non tutto va perduto è anche vero che un filo sottile vi legherà sempre alle dimore della vostra vita, penserete di esservele buttate alle spalle, ma in qualche recesso della vostra memoria prima o poi le incontrerete di nuovo”. (D.C.)

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