libri: “Una maschera color del cielo” di Bassem Khandagji
“Non sono forse tutte le strade e i sentieri di Gerusalemme a essere intrisi di dolore?”. Chi si pone questo triste quesito è Nur Mahdi al-Shahdi, un giovane rifugiato palestinese infiltratosi nella grande città nella quale lavora senza permessi, dapprima come guida turistica, successivamente come ricercatore volontario presso un importante scavo archeologico. Egli è il protagonista del romanzo Una maschera color del cielo di Bassem Khandqji, edizioni e/o.
Quando riuscirà ad impossessarsi – per puro caso – del documento di identità di un cittadino israeliano, il giovane Nur diventerà Ur Shapira: la sua buona conoscenza dell’ebraico e la sua dedizione allo studio gli consentono di abbandonare momentaneamente la condizione di abitante di un campo profughi di Ramallah e seguire le lezioni di famosi archeologi americani impegnati presso il sito nella valle di Megiddo.
Rubando la carta d’identità del giovane ebreo, Nur diventa ‘due persone’, Nur e Ur, che continuamente dialogano, spesso in conflitto. Il ragazzo arabo, “povero, miserabile e rifugiato, ma con una certa dose di eleganza”, ostinato e desideroso di essere accolto nell’ambiente di Gerusalemme, deve quindi indossare la “maschera” dell’ebreo, e sosterrà questo suo doppio ruolo per riuscire a migliorare le sue conoscenze ed esperienze di archeologia e storia.
Al livello narrativo in terza persona si affianca quello dei messaggi vocali che Nur invia al suo amico d’infanzia Murad – detenuto in un carcere israeliano – al quale confessa i suoi stati d’animo e le sue amare considerazioni sulla situazione drammatica di una terra in cui non c’è pace ed i diritti di tutti non sono rispettati. Ma Nur è anche un sognatore ed espone all’amico il suo progetto ‘molto originale’ di scrivere un romanzo con protagonista Maria Maddalena. Quest’ultimo proposito prende le mosse dalla contestazione che il giovane fa al romanzo Il Codice da Vinci dello statunitense Dan Brown: secondo lui il romanzo non rende la giusta rappresentazione di Maria di Magdala ed egli è seriamente intenzionato a fare ricerche – anche sul campo – per rendere l’adeguato ritratto di questa donna, discepola del maestro di Nazaret.
Il drammatico gioco delle maschere ed il conflitto interiore che la condizione del ‘doppio’ provoca continuamente a Nur, che si finge Ur, si incrina e alla fine esplode quando allo scavo arriva Sama’, araba palestinese di Haifa, che con la sua schiettezza riuscirà a far cadere quella maschera che il giovane si era costruita. Sono le parole chiare di Sama’ sulla condizione dei palestinesi, in confronto alle posizioni sioniste di molti cittadini israeliani, a riportare Nur sulla strada, seppur dolorosa, della verità. E ad abbandonare definitivamente la sua maschera!
L’autore, Bassem Khandqji, è in carcere, condannato da un tribunale militare israeliano a tre ergastoli, con l’accusa di avere preso parte ad un attentato nel centro di Tel Aviv nel 2004. Da parte araba si sostiene che abbia partecipato alla seconda Intifada ed il processo è stato criticato dal Consiglio per i diritti umani dell’O.N.U.. Con questo romanzo Bassem ha vinto il premio internazionale di narrativa araba nel 2024.
