libri: “La Cina spiegata all’Occidente” di Pino Arlacchi
Il libro di Pino Arlacchi La Cina spiegata all’Occidente, Fazi, 2025, ci fornisce un quadro generale dell’universo Cina, uno dei centri più importanti della civiltà mondiale. Per la gran parte del tempo, migliaia di anni, il nostro “Occidente” è stato economicamente, demograficamente ed in termini culturali, periferia.
Fino al 1820, in Cina viveva la metà del genere umano e rappresentava la metà dell’economia mondiale, nello stesso periodo solo il 2% della produzione mondiale era in Usa e solo il 5% nella Gran Bretagna. Anche il tenore di vita era superiore in ampie aree del mondo orientale. Infine, la tecnologia era più avanzata sotto molti profili, escludendo quella militare, dove le nazioni occidentali hanno sempre investito in modo sconsiderato. Tale condizione cessò negli ultimi anni del XVIII e primi del XIX secolo e furono ratificati dalle due guerre dell’oppio (1840 e 1860).
I fattori che resero la Cina stabile per migliaia di anni sono: il non-espansioni- smo; la meritocrazia politica. A questi fattori si aggiunge ora il sistema politico non-capitalistico. Questi tre fattori sono l’oggetto specifico del libro.
Per Arlacchi, sulla base di solide evidenze fattuali la differenza fondamentale con l’Occidente è questa: il mondo cinese è centripeto e non aggressivo, sempre tendenzialmente pacifico. Si tratta di “un cosmo che guarda a sé stesso e che si considera al contempo universale, privo perciò di una spinta espansiva di tipo sia territoriale che economica e militare”, (p. 39). Nella Prima Parte l’autore descrive questa diversa natura e valorizza l’ideale cinese della tianxia che postula un mondo inclusivo e senza confini.
L’attuale successo cinese in un acceleratissimo percorso di sviluppo economico dagli anni Settanta ad oggi è dovuto alla “meritocrazia”, ereditata dal sistema imperiale di selezione dei funzionari e ancora presente oggi. La selezione di una classe dirigente di alto livello è necessaria, nella prospettiva cinese, perché garantisce a tutti i mezzi fondamentali per una vita dignitosa. Tale selezione ha contribuito in modo significativo a due effetti: la mobilità sociale – aperta a chiunque – e la coesione etnica, in quanto la presenza di una élite culturale che si era formata sugli stessi testi “canonici”, e nella medesima lingua, nei secoli fu un elemento decisivo nella fusione delle tante etnie.
Pur avendo ospitato la più grande economia di mercato del mondo, la Cina non ha mai conosciuto il capitalismo: può essere definita capitalista solo rinunciando a usare la preziosa distinzione tra la sfera del mercato, che è universale, da quel prodotto squisitamente occidentale che è il capitalismo. Il mercato ha a che fare con il mondo rumoroso e inquieto degli scambi e dei luoghi di compravendita. È popolato da piccoli felini, audaci, mobili e orientati al profitto. Il capitalismo può sembrare simile al mercato, ma in realtà è l’antimercato, popolato dai grandi predatori che scorrazzano nella giungla da essi stessi creata, spesso invisibili e lontani dai luoghi di accumulo delle loro fortune.
Un sistema economico e politico che sopravanza per forza intrinseca, produttività e saldezza il capitalismo americano dominato dalla finanza parassitaria e pervenuto alla fase terminale della sua egemonia. Questa narrativa è l’argomento della terza parte di questo volume, il terzo “segreto” della potenza della Cina odierna.
La parte conclusiva di questo studio è dedicata alle conseguenze della rinascita della Cina, ai suoi rapporti con gli Stati Uniti e con il sistema internazionale, sul ruolo di primo piano della Cina nel nuovo ordine mondiale post-americano e post-occidentale che si va consolidando. Il libro mette in rilievo come l’ascesa cinese sia tutta interna a un riequilibrio storico dei rapporti tra il Nord e il Sud del pianeta, e come la politica estera cinese sia coerente con il profilo più equo e, si spera, più pacifico del nuovo ordine multipolare.☺
