l’italia sono anch’io  di Antonello Miccoli
30 Ottobre 2011 Share

l’italia sono anch’io di Antonello Miccoli

 

Il primo ottobre ha avuto inizio la raccolta firme a sostegno delle due leggi di iniziativa popolare tese a riconoscere il diritto di cittadinanza ai figli degli immigrati nati in Italia, e il riconoscimento, a tutti  gli immigrati residenti da almeno cinque anni nel nostro Paese, del diritto di voto nel corso delle consultazioni amministrative.

La proposta, di carattere nazionale, s’inserisce nella Campagna per i diritti di cittadinanza L’Italia sono anch’io: iniziativa promossa nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia e sostenuta da 18 associazioni (Arci, Acli, Asgi, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cnca, Comitato 1° Marzo, Emmaus Italia, Fcei, Fondazione Migrantes, Libera, Lunaria, Il Razzismo è una Brutta Storia, Rete G2, Tavola della Pace e Coordinamento Nazionale degli Enti per la Pace e i Diritti Umani, Terra del Fuoco, Ugl Sei, e dall’editore Carlo Feltrinelli. Il Comitato promotore è presieduto dal sindaco di Reggio Emilia Graziano Delrio).

L’Italia sono anch’io vuole promuovere l’uguaglianza tra persone di origine straniera e italiana che vivono, crescono, studiano e lavorano in Italia: nello specifico urge rimuovere gli ostacoli che la legislazione attuale frappone al raggiungimento di questo obiettivo. Da qui l’importanza di introdurre il principio dello ius soli: una riforma che vuol sancire il riconoscimento della cittadinanza italiana ai nati nel nostro Paese; a tal fine è sufficiente che anche un solo  genitore, essendo legalmente soggiornante da almeno un anno, ne faccia richiesta. In secondo luogo si prevede che siano considerati Italiani coloro che nascono sul nostro territorio da genitori stranieri nati in Italia, a prescindere dalla condizione giuridica di quest’ultimi: un principio che tende a risolvere situazioni paradossali di bambini che pur essendo venuti alla luce nel nostro Paese, da genitori stranieri a loro volta nati in Italia, non solo non hanno la cittadinanza italiana, ma spesso neanche un titolo di soggiorno; un processo che determina una condizione di indeterminatezza ingiustificabile. La proposta di legge riconosce, inoltre, un diverso diritto per i tantissimi minori che crescono e vivono all’interno della nostra nazione da italiani: in pratica  le bambine e i bambini che, nati in Italia da genitori privi di titolo di soggiorno, o entrati in Italia entro il 10° anno di età, vi abbiano soggiornato legalmente, possono diventare italiani con la maggiore età se ne fanno richiesta entro due anni. Un percorso che dà la certezza ai minori di poter diventare cittadini una volta maggiorenni. Inoltre, su richiesta dei genitori, diventano cittadini italiani i minori che hanno frequentato un corso di istruzione.

La proposta di legge intende, tra l’altro, affidare ai Sindaci la presentazione della istanza di cittadinanza al Presidente della repubblica. La domanda può altresì venire presentata da uno straniero legalmente soggiornante da 5 anni (e non da 10 anni).

Nello stesso arco temporale bisogna consentire agli immigrati di votare alle elezioni amministrative. L’esercizio del diritto di voto degli immigrati è un’esigenza della nostra democrazia. Infatti in molti comuni gli stranieri rappresentano ormai un quarto della popolazione residente e senza il voto degli immigrati si compromette il principio costituzionale del suffragio universale.

Questa, in sintesi, la proposta che vedrà impegnato il comitato promotore: un’iniziativa che vuole riportare il tema della cittadinanza all’attenzione dell’opinione pubblica ed al centro del dibattito politico, onde creare un movimento trasversale ed unitario.

Una campagna che deve ricordarci dell’esistenza di due milioni di lavoratori e lavoratrici  migranti che pagano 4 miliardi di tasse: molto spesso svolgono le mansioni più pericolose e faticose,  senza pari diritti ed opportunità e con retribuzioni inferiori del 30 e a volte anche del 40%. Vi è poi un milione di immigrati irregolari che lavorano in condizioni di sfruttamento più o meno grave, senza diritti e con il ricatto dell’espulsione.

L’immigrazione va invece considerata una risorsa da governare e regolamentare. Una risorsa economica, come dimostra il fatto che le domande dei datori di lavoro italiani (imprese, famiglie) superano di gran lunga ogni anno le quote di ingressi che i governi considerano ammissibili (decreti flussi). Una risorsa culturale che può rendere migranti e nativi entrambi più ricchi di relazioni, conoscenze, esperienze. Al contrario le politiche governative, che rendono quasi impossibili gli ingressi regolari e il mantenimento dei permessi di soggiorno, destinano gli immigrati a clandestinità e illegalità. A loro volta, una parte dell’opinione pubblica accetta gli immigrati purché lavorino da schiavi e siano invisibili negli spazi pubblici: accoglie cioè le braccia, ma non le persone.

Dinanzi a tutto questo, uomini e donne di buona volontà sono chiamati a contribuire alla costruzione di una democrazia vera: una società che, per essere aperta e pluralista, non può venire costruita su processi discriminanti e privi di ogni fondamento etico e solidaristico.☺

a.miccoli@cgilmolise.it

 

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