Mai aggredire uno stato sovrano
Da sempre tutti gli interventi militari statunitensi ottengono risultati devastanti, basta guardare cosa è realmente accaduto negli ultimi anni. La guerra in Afghanistan, i raid su Teheran e l’eliminazione del regime di Gheddafi, hanno ottenuto effetti sempre peggiorativi della situazione, senza contare i milioni di morti, feriti e le infinite sofferenze provocate.
La storia ci insegna, ma non ci è mai maestra purtroppo, che quando l’eliminazione del nemico viene venduta come inizio della libertà, del rispetto dei diritti umani o della democrazia imminente, apre la porta alla distruzione e al caos.
Si è festeggiato, nel corso degli anni nei Paesi occidentali per la morte di Osama bin Laden, di Muammar al-Qaddafi, di Saddam Hussein. In tutti questi casi si parlava di ritorno della giustizia, di missione compiuta per l’affermazione della democrazia, di sicurezza ristabilita. In Afghanistan dopo anni di occupazione militare per “garantire la democrazia”, la NATO e gli Stati Uniti si sono dovuti di corsa ritirare come negli anni ‘70 del secolo scorso in Vietnam, con i talebani oggi al potere.
Ora si “festeggia” di nuovo, per for- tuna solo sui mass media manipolatori della verità, per la morte dell’ayatollah Ali Khamenei – il massimo leader religioso islamico sciita! A parte la vergogna assoluta di bombardare in modo prestabilito e mirato l’abitazione di Khamenei e l’assassino di lui e della sua famiglia, a cosa ci porterà tutto questo?
Donald Trump ha autorizzato l’operazione militare insieme al governo di Benjamin Netanyahu mentre la via negoziale non era formalmente chiusa. Sul piano internazionale non risulta alcun mandato del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, unico legalmente legittimo, ai sensi del Capitolo VII della Carta ONU. Sul piano interno statunitense, gli attacchi sono stati avviati senza una preventiva autorizzazione del Congresso, come richiesto dall’articolo I, sezione 8 della Costituzione americana. Diversi parlamentari, tra cui il senatore Tim Kaine e il leader democratico Chuck Schumer, hanno contestato pubblicamente la legittimità dell’azione, parlando di un atto di guerra deciso dall’esecutivo senza il voto dei rappresentanti eletti democraticamente dal popolo. Non è soltanto una scelta militare: è una gravissima forzatura istituzionale che concentra nelle mani del presidente un potere che la Costituzione affida solo al Congresso, scavalcando quei passaggi che, in teoria, dovrebbero impedire a un presidente di trascinare un Paese in una escalation di guerra senza controllo.
Eliminare illegalmente il leader di un Paese sovrano non equivale a costruire istituzioni democratiche e leggi a favore della libertà delle donne. Bombardare non equivale a democratizzare: si è chiaramente giunti all’assassinio di 200 persone in gran parte bambine di una scuola! La forza militare può abbattere un bersaglio, ma non crea automaticamente legittimità politica, anzi deriva da illegittimità democratica e politica.
La vera domanda non è se Khamenei fosse un leader repressivo o autoritario. La domanda è se la rimozione violenta dall’ esterno produca società più libere o soltanto distruzione, disordine, guerra civile. L’intervento militare, sempre illegittimo e illegale, viene spesso presentato come strumento per rimuovere regimi autoritari e aprire la strada alla libertà. È una falsa e manipolatoria narrazione, già usata e rivelatasi fallace: Iraq, Afghanistan, Libia. In ogni caso si parlava di stabilità futura, di transizione democratica, di nuovo equilibrio regionale.
Ogni volta che un’operazione viene dipinta come necessaria per “difendere la democrazia”, bisognerebbe guardare alle conseguenze distruttive di tutte le volte precedenti. Perché la storia recente insegna una cosa semplice: i vuoti di potere non restano vuoti, ma portano a guerre civili e distruzione.
Israele e gli Stati Uniti non sono interessati primariamente ad un cambio di regime, ma al crollo e alla distruzione dello Stato iraniano, rendendolo probabilmente un altro Stato fallito come la Libia e la Siria. In questo modo potranno rubare facilmente le enormi ricchezze petrolifere. Quindi tutti questo inutile massacro ha a che fare con l’obiettivo primario di Netanyahu e di Trump di distruggere l’indipendenza e la sovranità dell’Iran. Inoltre gli USA non vogliono tollerare, in nessun modo, un Iran alleato di Cina e Russia.
La solita e rozza propaganda manipolatrice parla di “guerra di liberazione”, ma non ci dice che le donne in Arabia Saudita sono trattate molto peggio che in Iran, non ci dice che i diritti umani fondamentali sono meno rispettati in Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti, alleati dell’Occidente, che in Iran.
La propaganda non ci dice che meno di un anno fa l’Intelligence americana aveva detto che non esistevano prove dello sviluppo di un armamento atomico in Iran. La posta in gioco è ben superiore a tutte le ragioni che vengono falsamente sbandierate in questi giorni. Agli israeliani e statunitensi non interessa il rispetto dei diritti umani del popolo iraniano.
L’Iran non è l’Iraq, non è paragonabile ad altri Stati medio-orientali, è una nazione importante, con una storia millenaria, determinante per gli equilibri dell’intera area. Non solo, le sue alleanze sono di peso strategico per il complesso delle relazioni geo-politiche mondiali. Questo è il vero punto: abbattere la potenza dell’Iran significa assestare un colpo determinante all’intesa, che andava maturando, sul piano di una cooperazione a tutto campo, tra Iran, Cina e Russia. Intesa che avrebbe potuto allargarsi, oltre la dimensione economico-commerciale, ad altre potenze regionali, come il Pakistan.
In un mondo dove i conflitti dilagano, in cui ad un ritmo insostenibile per l’Occidente si affermano nuove potenze economiche che danno vita a intese e alleanze tra loro, come la forte alleanza BRICS, gli Stati Uniti d’America non vogliono accettare un Iran forte e strategicamente alleato di Cina e Russia, e quindi a un controllo ferreo e reale di tutti i flussi e le rotte energetiche da parte di una tale alleanza.
Oggi le leadership mondiali o riconoscono le rispettive ragioni e trovano intorno ad esse un patto-compromesso, oppure i rischi saranno tragici per l’intera umanità dove la guerra le falsificazioni e la propaganda la fanno da padroni.
In questo contesto assistiamo al possibile crollo di una cultura di pace che aveva cercato di segnare il secondo dopoguerra e l’avvio dell’Unione Europea; vediamo tutti i giorni lo Stato più potente di turno che interviene dove ritiene minacciati i propri interessi. Un ritorno vergognoso allo stato di natura e alla “legge” del più forte. ☺
