match elettorale
15 Aprile 2010 Share

match elettorale

 

Pur essendo io la persona meno indicata a dissertare di sport, e nondimeno al corrente che tra qualche mese si disputeranno sia i campionati europei di calcio sia i giochi olimpici a Pechino, permettetemi tuttavia alcune brevi considerazioni sulle versioni anglofone della parola “gioco”. Il termine italiano “gioco” rimanda, infatti, nell’idioma anglosassone a più di una variante linguistica.

 Comincio allora da game [pronuncia: gheim], un vocabolo dal significato molteplice: esso comprende l’attività fisica praticata per divertimento o per agonismo, ma anche una particolare gara o la fase di una competizione, il semplice gioco, come pure l’insieme di più sport. La lingua italiana ha adottato ormai la voce inglese videogames [pronuncia: videogheims] per indicare i giochi elettronici, sia quelli delle “Sale Giochi”, sia quelli domestici, e gameboy [pronuncia: gheimboi] (letteralmente computer tascabili per giochi elettronici) riferita ai minuscoli dispositivi ultramoderni che mandano oggi in visibilio i ragazzi – croce e delizia di tanti genitori!

Match [pronuncia: mec (suono c dolce come in cena)] è invece il vocabolo utilizzato per designare una manifestazione sportiva, l’incontro/scontro tra squadre o concorrenti. Il termine deriva da un verbo (match) che vuol dire “fare incontrare”, “comporre”, “abbinare”, ma in senso agonistico indica una sfida, una lotta per ottenere la vittoria. I match, specie quelli calcistici, entusiasmano migliaia di tifosi ed attraggono e paralizzano un pubblico sempre numeroso e partecipe, la cui aspirazione è solamente conseguire un risultato: la sconfitta dell’avversario.

Anche le manifestazioni elettorali possono considerarsi dei match, con le tifoserie ben schierate e l’atmosfera da finale di campionato del mondo. Chi vincerà? La tensione è palpabile, l’ansia per la prestazione e il conseguimento del risultato fa battere il cuore!

Ma è veramente così? I match della politica sanno realmente entusiasmare la gente, sono in grado di suscitare fiducia, di risvegliare le menti sonnolente per una presa di coscienza civile, per una partecipazione convinta alla cosa pubblica?

E poi il match più atteso: il derby [pronuncia: derbi]!

Questo termine, che viene utilizzato, in ambito sportivo, per contraddistinguere quegli eventi che rivestono particolare importanza, nello spettacolo del calcio indica la sfida tra le squadre di una stessa città o regione. L’origine della parola derby è discutibile. Per alcuni la radice etimologica risalirebbe alla sfida tra due squadre della stessa contea, il Derbyshire; altri affermano che l'origine del termine sia da rintracciarsi nella corsa dei cavalli, chiamata appunto così perché ideata dal conte di Derby nel 1780. Comunque sia, il derby rappresenta uno spettacolo di grande richiamo, e non soltanto a livello sportivo.

Concedetemi quindi per un attimo di tornare alla competizione elettorale in corso; assistiamo a derby anche tra i cosiddetti leader [pronuncia: lider], che si fronteggiano per conquistare il maggiore gradimento. In che cosa consisterà questa sfida?

Sarà un valido messaggio per i tanti o pochi spettatori che vi assisteranno? Comunicheranno realmente, questi leader (= guide, capi, maggiori esponenti), la fiducia in un sistema che si preoccupa della sorte dei cittadini, e, soprattutto, considereranno che i cittadini  non sono solo un serbatoio di consenso ma la base della democrazia?Ci auguriamo che la competizione non si riveli uno spettacolo troppo deludente, altrimenti su di esso calerà amaramente il logoro sipario dell’indifferenza. ☺

 dario.carlone@tiscali.it

 

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