Migrazioni e inclusioni
26 Dicembre 2020
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Migrazioni e inclusioni

I processi migratori che hanno interessato il nostro Paese negli ultimi anni ripropongono la questione dell’integrazione delle minoranze etniche e dei gruppi di immigrati; per i migranti che arrivano nel nostro Paese si pone altresì la questione dell’accesso alla conoscenza della lingua italiana. I requisiti di leggere e scrivere possono essere considerati le competenze minime necessarie per poter intraprendere un percorso di inclusione; l’accesso a percorsi scolastici è lo snodo attraverso cui i minori hanno la possibilità di acquisire diritti di partecipazione alla vita pubblica da nuovi cittadini di un Paese. La maggior parte dei MSNA (Minori Stranieri non Accompagnati) ha una scolarizzazione molto bassa e molti non hanno alle spalle una frequenza scolastica costante; tuttavia, posseggono un patrimonio linguistico rilevante acquisito nel corso delle peregrinazioni verso l’Europa, testimoniato anche dal fatto che, spesso, molti ospiti aiutano nella mediazione linguistica dei loro compagni anche se la lingua nativa è differente. La chiave di lettura della prospettiva d’insieme permette di notare la connessione delle misure dell’inclusione dei MSNA con l’alfabetizzazione e l’ istruzione.

I MSNA sono in maggioranza maschi e hanno un’età media di poco più di sedici anni, il totale, al 31 dicembre 2019, è di 6.054; la maggior parte di tutti gli ospiti è in Sicilia. Il Molise è la quartultima regione italiana (nella graduatoria tra le regioni italiane che ospitano MSNA) con 70 ospiti e 10 (lo 0,94% del totale) strutture ospitanti, in totale sono 1.060.

La prima comunità presente in Molise, nel 2018, è quella romena. Tale composizione anagrafica si riflette sulla popolazione straniera in età scolare. La “buona accoglienza” sembra essere, per la regione, una prassi consolidata che si pone gli obiettivi di favorire la costituzione di reti civiche, di rivitalizzare le comunità, di lavorare su processi significativi di innovazione sociale per guardare oltre la necessità e assicurare una più equilibrata inclusione sociale.

La scolarizzazione tra i MSNA è piuttosto bassa e anche piuttosto scadente; tuttavia è utile far emergere altre competenze, che, se stimolate, possono rappresentare leve per l’apprendimento linguistico. Siamo in presenza, spesso, di plurilinguismo tra i MSNA; molti sono in condizione di comunicare in francese o in inglese; si tratta di una competenza importante, su di essa è possibile costruire percorsi efficaci per l’inclusione; se pensiamo al patrimonio linguistico dei giovani italiani della medesima età dei MSNA, potremmo ipotizzare che l’integrazione potrebbe portare ad un effetto volano sull’ accrescimento del patrimonio linguistico.

La scuola pare risultare come risorsa essenziale per l’inserimento nel mondo del lavoro; i MSNA soffrono, però, del passaggio esistenziale compiuto già prima della partenza, verso un quotidiano che non prevede un tempo per lo studio. L’apprendimento dell’ italiano si presenta, ai loro occhi, come la porta principale di accesso a una condizione di vita che non può che essere migliore di quella che hanno lasciato e che, in ogni caso, offre loro la convinzione di avere più prospettive di vita e di riuscita di quelle che hanno lasciato nel paese di origine. Questa condizione dovrebbe indurre a prestare, sul piano delle policy, maggiore attenzione al ruolo di integrazione che può essere svolto da istituzioni deputate all’insegnamento dell’italiano, quali sono i CPIA (Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti).

La legge Zampa, 47 del 2017, legge di riferimento per i MSNA, ha ulteriormente consolidato il riconoscimento del diritto alla salute e all’istruzione; valorizza in particolare la figura del tutore volontario (persona che rappresenta giuridicamente un minore straniero non accompagnato), che si profila quale punto di riferimento fondamentale nella transizione alla vita adulta del MSNA, in quanto co-protagonista nelle scelte del minore; l’importanza di tale figura e del suo compito di supporto nel processo di transizione alla vita adulta.

Un fenomeno così complesso da gestire richiede la conoscenza delle moltissime azioni che sono state intraprese sui territori, che sono il luogo reale ove inizia l’ accoglienza e si sviluppano processi di integrazione e di coesione sociale. Le politiche dell’ immigrazione devono essere espressione non solo nazionale ma di respiro europeo. Il “tempo” richiede una partecipazione di tutti gli Stati membri europei perché il continente africano, con una popolazione di 1,3 miliardi e in crescita per i prossimi anni, ci costringe a mettere in campo politiche migratorie europee sinergiche. Il pensiero di Abdelmalek Sayad (sociologo francoalgerino) è fondamentale per fare luce sulle complessità del migrare, non solo per quanto concerne lo spostamento, l’arrivo o la partenza, ma soprattutto per tutto quello che la mobilità implica in termini di integrazione, accettazione o stigma.☺

 

 

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