Molise svegliati!
Niente dovrebbe poter essere più come prima dopo l’inchiesta di Presa Diretta del 10 ottobre scorso: una gigantesca pietra lasciata cadere senza preavviso nel piccolo stagno dormiente del nostro Molise.
Così chiara e completa, così priva di ambiguità e ricca di fatti incontestabili da risultare disturbante anche per noi che per la sanità lottiamo da tempo immemorabile in queste terre. Una chiamata in correo che coinvolge tutti noi, i responsabili e gli incolpevoli, carnefici e vittime, uniti dal fatto che finora troppo pochi hanno sentito il dovere di reagire alla distruzione della sanità pubblica.
Una chiamata alla mobilitazione permanente, che però finora non c’è. E intanto intorno a noi risuonano i fragori della rivoluzione degli studenti in Francia, che comincia a far muovere qualcosa anche da noi; intanto il sangue di Gaza e la follia della guerra continuano a far rinascere le mobilitazioni dei nostri ragazzi, i disastri del governo richiamano alcuni sindacati allo sciopero generale, i clacson e i mezzi degli agricoltori e degli autotrasportatori bloccano diverse regioni, inclusa la nostra.
È tempo di redde rationem, su molteplici fronti; e certo in una terra che invecchia, da cui i giovani scappano, l’ ingiustizia più vicina e più forte è quella di una sanità dove il Presidente della Regione afferma senza vergogna di non sapere nulla sui conti sanitari, dove da anni nessuno controlla l’appropriatezza delle prestazioni del privato, dove osceni cartelloni difendono il diritto del privato di cancellare il pubblico, dove si tagliano e si vendono reparti salvavita.
Fino a quando il silenzio sui diritti stracciati e calpestati? Fino a quando l’ indifferenza e la sicurezza di poter contare sull’amico potente per avere le cure cui tutti, tutti avremmo diritto, poveri e ricchi, italiani e stranieri (ma per noi nessuno è straniero), giovani e vecchi?
È tempo di rivolta, e intorno a noi la vediamo: quando capiremo, noi abitanti di questa terra piccola e spopolata, che rinunciare non solo a combattere per i diritti, ma anche solo a chiedere verità e giustizia, significa cancellare l’unica cosa che ci mantiene umani? Se il mondo come lo conoscevamo si sgretola a velocità inconcepibile, lasciandoci in balia della follia nera che avanza, come 80 anni fa non resta che preparare la Resistenza. Che allora era diretta ad un obiettivo singolo primario, abbattere la dittatura nazifascista, e oggi ha tanti bersagli da colpire: disuguaglianza sociale, negazione di diritti civili e sanitari, mancanza di inclusione, smantellamento dell’istruzione, distruzione dell’ ambiente.
Ma la forza è della gente, come ho visto scritto sulle magliette rosse dei sostenitori di Pedro Sanchez, e prima ce ne rendiamo conto meglio sarà per tutti; prima capiremo che dobbiamo superare i personalismi e le differenze di storia personale, idee, carattere per imparare che si cammina e si cresce insieme, e più facile sarà fermare questa deriva orribile di ingiustizia e omertà.
Ora per noi qui in Molise la priorità è far sì che l’opportunità offerta dall’inchiesta di Presa Diretta non cada nel vuoto: non possiamo far finta di nulla e lasciare che chi ha precise responsabilità nel disastro della nostra sanità esca indenne e magari vincitore di altre prebende da questo vergognoso pantano di profitto e arricchimento sulle sofferenze di tutti.
L’imminente vendita del reparto di radioterapia, che non esiste nel pubblico ma paradossalmente funziona quasi per intero con fondi pubblici, è l’immagine più eclatante del baratro Molise. E della sua assurdità: se i tribunali regionali sanciscono il diritto alle cure salvavita, garantendone nel nostro caso il pagamento al privato, perché non fornirle nel pubblico, visto che comunque sono cure dovute? Quando ci decideremo a liberarci di questa insensata sudditanza che ha come unico effetto l’arricchimento di pochissimi attraverso la roulette russa dell’arrivare vivi ai luoghi dove essere curati?
Riuniamoci, organizziamoci, mobilitiamoci; facciamo sì che da questa reazione per la sanità nasca in noi un atteggiamento diverso anche nelle altre situazioni che ci chiamano a prendere parola. Come in Francia, uniamo studenti, lavoratori, insegnanti, agricoltori, giovani e meno giovani: sappiamo bene quali rischi corriamo, ma solo chi non lotta ha già perduto. Rendiamoci conto una volta per tutte che stare a guardare pensando che quanto accade fuori dal nostro orticello non ci riguardi ci costerà infinitamente più caro di quanto possa fare la partecipazione ad una manifestazione o ad un presidio.
La forza è della gente: creiamola anche qui.☺
