Molise valle di lacrime
19 Aprile 2021
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Molise valle di lacrime

Grande è la confusione sotto il cielo, ma diversamente da ciò che pensava il grande Timoniere “la situazione non è eccellente”, anzi.

La pandemia è più di un anno che ha aggredito le nostre società e il prezzo pagato è altissimo, i morti si avvicinano ai tre milioni, e vi sono conseguenze incalcolabili sulla qualità della vita delle persone. Il Covid ha portato in superficie tre grandi questioni che pesano come macigni sul nostro futuro: la rottura dell’equilibrio dell’ecosistema e della relazione fra l’uomo e la natura; l’ inefficienza e la miseria di sistemi socio-sanitari vampirizzati dagli interessi privati; le profonde ineguaglianze che dividono individui e classi sociali.

Qualcosa si muove, qualche segnale viene dalla Commissione Europea e dagli stessi Stati Uniti dopo la sconfitta di Trump. Ma è ancora poco, troppo poco. Lo testimonia la guerra fredda sui vaccini che conferma quanta strada nel mondo abbia fatto lo slogan trumpiano America first, lo si intuisce dalla ossessione occidentale sul pericolo cinese, lo si capisce dalla distanza che passa fra le buone intenzioni e le scelte concrete dello stesso governo cinese

La Commissione Europea che ha fatto dichiarazioni importanti su una nuova politica per l’ambiente e sul contrasto al cambiamento climatico, si sta preparando ad approvare un regolamento della Politica Agricola Comune (60 miliardi all’anno) che va in tutt’altra direzione: ancora una volta vincono i gruppi di potere dell’agro-industria e delle multinazionali che controllano il mercato dell’alimentazione. È bene ricordare che i sistemi alimentari sono responsabili di un terzo delle emissioni mondiali, come ha ben documentato la FAO. Insomma la strada per un nuovo governo dei grandi problemi del mondo appare ancora lunga e difficile.

Né le cose vanno meglio sul versante economico-sociale. La crisi finanziaria del 2008, il disastro greco, i movimenti sovranisti e nazionalisti e la pandemia di questo ultimo anno hanno fatto maturare nelle istituzioni europee la consapevolezza dei disastri sociali che sono venuti dalle politiche di austerità, dal Patto di stabilità e dal pareggio di Bilancio, da qui il Next Generation EU per un totale di 750 miliardi e la sospensione del Patto di stabilità. Certamente un passo avanti per affrontare l’emergenza sociale, ma siamo ancora lontani dalla soluzione del problema. Senza una riflessione critica ed autocritica sulle ragioni che hanno compromesso i diritti essenziali nella società  e nel mondo del lavoro non vi sarà un vero cambiamento, né una uscita reale dalla crisi di questi ultimi decenni.

Ma se l’Europa piange, l’Italia piange ancor più, e il nostro Molise è una valle di lacrime. La causa prima di questa situazione è nella Politica e nella pessima gestione della cosa Pubblica. In un solo anno nel nostro paese è stato liquidato il governo Conte, il segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti, l’icona del partito radicale Emma Bonino, l’intero gruppo dirigente dei Cinque Stelle, la stessa alleanza di sinistra tra articolo 1 e Sinistra Italiana, un terremoto che ha cancellato l’intera classe dirigente del possibile centro-sinistra. Sul versante del centro-destra mutamenti sono avvenuti, basti pensare alla ipocrita conversione europeista della Lega, ma il centro di comando della destra non è mutato, perché meglio di altri ha saputo coniugare la protesta popolare, la crisi della democrazia con quel fondo oscuro del potere che mescola privilegi, corporativismi e paure sociali.

Il nuovo segretario del Partito Democratico ha individuato il centro della crisi del suo partito nella ossessiva ricerca del governo che ha finito per occupare il cuore e la mente dei dirigenti democratici. È un problema che ha radici lontane, Enrico Berlinguer nell’intervista a Repubblica sulla “questione morale” 40 anni fa parlava dell’Italia e della degenerazione della politica, e aveva ben chiaro come il mal sottile di un potere separato dai lavoratori e dal popolo era penetrato nelle fila della sinistra e del suo stesso partito. In questi 40 anni quel “mal sottile”, quel fascino indiscreto del potere, quella ossessione governista ha occupato il campo delle forze democratiche e di sinistra e ha prodotto una rottura sentimentale con il popolo. Uscire da questo tunnel non sarà facile, e a nulla serviranno le buone intenzioni, se non vi saranno cambiamenti radicali. Questa rivoluzione deve partire dai territori, dalla periferia, dove la situazione non è meno compromessa di quella che abbiamo nei palazzi romani. Nella nostra regione la realtà è andata ben oltre la decenza. L’incuria politica ha trasformato il Molise in un vero e proprio lazzaretto, diritti fondamentali sono diventati oggetto di mercimonio, il ricatto politico è la via maestra per ottenere regalie istituzionali e, soprattutto, l’opposizione politica non ha né la forza, né la credibilità per opporsi a questo stato di cose, troppo simile e promiscua con la destra. Pur tuttavia anche in questa palude maleodorante qualcosa di buono vi è. Fuori dal cerchio magico della politica vi sono tante persone per bene, vi sono associazioni e movimenti ispirati da sane e buone ragioni civili, vi è un patrimonio umano, culturale e sociale che potrebbe divenire il movimento di un grande cambiamento. Purché si chiuda con la lunga stagione dei gattopardi.☺

 

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