Morale ed etica
18 Settembre 2020
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Morale ed etica

Una premessa di tipo metodologico per questo contributo (di Libera Molise): facciamo riferimento ad un paio di articoli  della nostra Costituzione. Nella Parte II, all’art. 70 leggiamo “La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere”; all’art. 71, I comma, troviamo scritto “L’iniziativa delle leggi appartiene al Governo, a ciascun membro delle Camere ed agli organi ed enti ai quali sia conferita la legge costituzionale”. Ora sia per le ragioni della pandemia Covid 19, che ancora non è scongiurata e che ha imposto lo stato di emergenza dalla prima decade del mese di marzo scorso, per cui le leggi le fa solo il Governo e le impone ai due rami del Parlamento attraverso i Dpmc (decreti presidenza consiglio ministri); sia per la subordinazione totalmente arrendevole della maggioranza parlamentare ai diktat governativi è stato raro ascoltare voci in Parlamento che abbiano cercato di capire la ratio strutturale delle leggi approvate e divulgate in questa stagione eccezionale e singolare. Non è di poco conto l’eccessivo ed esagerato comportamento della maggioranza governativa con gli applausi da spettacolo circense o televisivo, tributati al presidente del consiglio, di ritorno da Bruxelles con in mano la promessa dei miliardi del Ricovery fund, che chissà come saranno gestiti e per chi (ma lo sappiamo e lo scriviamo fra poco qui di sotto!). Il Parlamento attuale non svolge le sue funzioni in maniera responsabile e coerente.

Appare chiaro da che parte siano questa maggioranza e questo Governo. Ne vogliamo una riprova? Eccola rappresentata dal senso della legge che assegna euro 600 ai liberi professionisti che siano in possesso della partita IVA (sembra quasi che siano 2.000 amministratori pubblici, dai consigli comunali al Parlamento l’hanno percepito); ma anche dall’ atteggiamento condiscendente e irragionevole in relazione al referendum popolare prossimo a settembre che invoca l’approvazione della legge che va a ridurre il numero dei parlamentari nelle due camere – saranno 600 -, al di là di ogni ragionevole confronto. C’è da ricordare che fin dal 1985 due giuristi di valore eccezionale, Rodotà e Ferrara, cominciarono a porre il problema della riduzione del numero dei parlamentari, avanzando una organica proposta che riguardava un monocameralismo di 400 parlamentari da eleggere con un sistema rigorosamente proporzionale e con una bassa soglia di ingresso (2%, se non ricordo male), consentendo in questo modo di vedere in Parlamento la presenza rappresentativa  di tutte le fasce sociali e di tutte le problematiche attinenti alla vita del Paese. Tuttavia, il governo giallo/rosso ha ignorato consapevolmente le proposte di rinascita economica e sociale avanzate da Libera contro le mafie, insieme ad altre associazioni che ne condividono il percorso, completamente disattese dalla compagine governativa e, di conseguenza, anche dal Parlamento nazionale.

La pandemia ha messo in evidenza (e continua a farlo) le contraddizioni,  le incoerenze e le antinomie dell’economia di mercato che si regge sulla distruzione dei beni comuni, della biodiversità, del territorio e dell’ambiente, ma anche sullo smantellamento dei diritti sociali e della dignità delle persone, considerate merce usa e getta. Di qui, il passaggio alla corruzione generalizzata, alla mancanza di un’etica civile che riguarda, – è la verità!- tutte le classi sociali (per motivi diversi e contrastanti fra loro). Il covid 19 ha dimostrato, svelandolo apertamente, il fatto che l’uomo è davvero un coacervo di contraddizioni amare, e che le leggi, che ne debbono regolamentare i comportamenti ed i rapporti, sono incoerenti e contraddittorie.

È necessario superare l’attuale modello di sviluppo economico e sociale, tornando ad alimentare la speranza di cambiamento reale e impegnandoci a sostenere i milioni di persone abbandonate nella loro povertà, sempre più disperate e antagonisticamente speculari a questo modello di economia e di sviluppo. Il nostro impegno e la nostra preoccupazione sono rivolti a combattere tutte le povertà, economiche, culturali ed educative, che mostrano quanto oggi siano divenuti insignificanti i diritti e disattesa la democrazia partecipata e responsabile. A proposito del Decreto Rilancio del maggio scorso, don Ciotti ha dichiarato che “l’impianto restrittivo del decreto denuncia una assenza di visione ed un difetto d’ impostazione”. E cosa dire del Piano Colao al quale abbiamo accennato prima della pausa estiva? Innanzitutto, sottolineiamo che, nonostante la presenza di un gruppo di intellettuali della cui professionalità non discutiamo, il Piano Colao rappresenti il punto di vista dello sviluppo e la definizione di società dei grossi poteri economici e finanziari. In esso non si trova alcuna risposta a questa domanda che tutti noi ci siamo da subito posti: come è potuto succedere che l’economia mondiale sia scivolata così in basso, caduta rovinosamente in discesa libera, provocando, ed acuendole, miseria e povertà nel mondo, se la presunta possanza della finanza internazionale e della classe sociale alto-borghese, che la protegge supinamente e egoisticamente, era tutt’altro che convinta che ciò potesse accadere? E come mai nel Piano Colao non si parla del presente, rovinato e distrutto socialmente ed economicamente, quando invece esso destina al futuro le sue proiezioni programmatiche, che peraltro seguono pedissequamente il paradigma del vecchio concetto di sviluppo egoistico, legato ai forti interessi industriali? Consapevolmente il Piano parla molto poco della devastazione del territorio e dell’uso smodato delle sue risorse, come se siano infinite!

E perché non si sofferma ad analizzare per bene le cause della crisi della sanità pubblica in Italia, alla quale è stata preferita (e si continua a fare) quella privata? E la medicina del territorio, con un programma a lungo termine della prevenzione, dove sta? E la ricerca scientifica, la scuola, l’università? E le aree interne e quelle di montagna? E che dire dell’ assenza colpevole e conscia di qualsiasi analisi sulle povertà materiali ed economiche, su quelle educative, sulle amare diseguaglianze sociali che oggi vedono i ricchi sempre più ricchi ed i poveri sempre più disperatamente poveri ed abbandonati? Manca soprattutto una parte consistente delle realtà geopolitiche e sociali, ossia l’emisfero delle campagne e dell’ agricoltura in senso lato.☺

 

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