La rassegnazione è un lusso che non possiamo abitare. Non qui, non ora, perlomeno.
Il governo Berlusconi, sotto il ricatto della Lega, dovendo farsi perdonare troppe cose, ha approntato agli inizi di luglio il cosiddetto “pacchetto sicurezza”, che contiene tra l’altro la criminalizzazione dei clandestini, e così per quelli che non riesce a respingere ora ha previsto il reato che li relega in galera. Abbiamo sperato che il Presidente della Repubblica rispedisse alle Camere l’iniqua legge, entrata in vigore l’8 agosto, anziché controfirmarla; perché se anche formalmente corretta, e abbiamo seri motivi di dubitarne, di sicuro è moralmente indecente e riprovevole. Nutriamo ancora fiducia tuttavia che la Corte Costituzionale la sospenda perché contraria alla Costituzione e alla Dichiarazione dei diritti umani.
Per non essere complici e conniventi abbiamo affisso davanti alla chiesa di San Nicola in Bonefro uno striscione con su scritto: “Io ospito i clandestini. E tu?”. C’è chi parla di disobbedienza civile, di istigazione contro le leggi dello Stato. No, è solo obbedienza alla coscienza e a quel Dio amico e padre di ogni essere umano. L’iniziativa ha avuto vasta eco e questo ci rallegra, ma non ci inorgoglisce perché è triste vivere in una nazione che deve sbandierare simili scritte per richiamare l’attenzione sulla dignità delle persone.
Ci aspettavamo da parte di coloro che detengono il potere nella Chiesa che all’unisono levassero una voce così forte da stordire anche i sordi; non è ancora accaduto, ma certamente accadrà, memori dell’assordante silenzio avuto nel 1938. E poi c’è quel piccolo lembo di terra libera ed extraterritoriale che si chiama Vaticano… Il Capo di quello Stato, se anche la sua corte lo avesse dimenticato, non ha scommesso tutto su quel “figlio dell’uomo che non ha dove posare il capo”? La sua autorità non consiste nella presidenza della carità, così come gli veniva riconosciuta fin dai primi secoli?
Al sottotitolo “periodico dei terremotati” abbiamo aggiunto da questo numero “o di resistenza umana” perché è la dignità della persona, di ogni persona, qualunque sia la sua provenienza, che perseguiamo.
Alle nefandezze nazionali si aggiungono anche quelle regionali. Angelo Michele Iorio, presidente della Giunta regionale, nonché commissario straordinario per il terremoto, è stato “predestinato” ad essere anche commissario per la sanità. Riuscirà a ripianare quella voragine di centinaia di milioni che si è creata proprio durante la sua gestione? Attenderci che l’artefice del disastro risolva il problema è come pretendere che il lupo riconduca il gregge nell’ovile o che la volpe rimetta ordine nel pollaio. Per fortuna siamo moli-sani! In ogni caso ci auguriamo che non elabori, anche per la sanità, un “Modello Molise”, dato che quello ideato per il terremoto è stato così catastrofico da apparire “Monello Molise”. A sette anni dal sisma la ricostruzione è solo agli inizi e da mesi i nuovi progetti si approvano col contagocce per mancanza di fondi, nonostante egli continui a sbandierare che i soldi ci sono e che la colpa del ritardo è dei sindaci, dei progettisti, dei proprietari che non hanno a suo tempo costruito bene le case, della natura che poteva essere più clemente.
A quanto già denunciato puntualmente mese dopo mese ora aggiungiamo anche la messa in sicurezza di oltre cinquanta edifici pubblici il cui costo oscilla dai quaranta ai duecentomila euro. E fin qui nulla da eccepire, probabilmente era necessario, ma opera di grande e insuperabile strategia è stata quella di affittare anziché comprare i ponteggi: così, per fare un esempio, la messa in sicurezza della Chiesa madre di Bonefro è costata 200 mila euro; l’affitto dei ponteggi ammonta a 7106 euro al mese per un totale, fino allo scorso maggio, di 554.000 euro. Per la riparazione sono stati previsti e stanziati 700.000 euro. Quanto si sarebbe risparmiato se le impalcature fossero state comprate o i lavori appaltati subito? I proprietari dei ponteggi accetteranno di non essere pagati per i mesi rimasti scoperti, o avvieranno cause di risarcimento, certamente vincenti? Perché il commissario non pubblica tutte le voci di entrata e di spese fino ad oggi sostenute per porre fine a voci e illazioni? Ci piacerebbe essere, una buona volta, sputtanati.
Mentre la sinistra molisana prosegue il letargo, qualche segnale di risveglio arriva dal partito democratico. I vecchi marpioni nostrani sono al lavoro dietro le quinte, alla ricerca di burattini da manovrare, secondo il costume invalso fin dalla fondazione del partito. Noi, pur non identificandoci e appiattendoci su nessun partito, scommettiamo su Michele Petraroia che in Consiglio Regionale ha condotto una battaglia di denuncia puntuale e costruttiva, augurandogli la riuscita nella corsa alla segreteria, ma soprattutto la capacità di svincolarsi da abbracci mortali che segnerebbero la sua fine proprio nel momento della vittoria. Come i gatti, i vari Massa, Ruta, D’Ascanio… hanno sette vite e non le hanno ancora vissute tutte. Da parte nostra vale il detto, nella politica come nella Chiesa o nella società civile, attribuito ad Aristotele: “Amico di Platone, ma più amico della verità”, e per quest’ultima come per la pace, la giustizia, la solidarietà, siamo sempre pronti a giocarci tutto, anche a costo di lacerazioni affettive.
Se L’Aquila deve tornare a volare, per il Molise ci accontentiamo che ricominci a camminare. ☺
La rassegnazione è un lusso che non possiamo abitare. Non qui, non ora, perlomeno.
Il governo Berlusconi, sotto il ricatto della Lega, dovendo farsi perdonare troppe cose, ha approntato agli inizi di luglio il cosiddetto “pacchetto sicurezza”, che contiene tra l’altro la criminalizzazione dei clandestini, e così per quelli che non riesce a respingere ora ha previsto il reato che li relega in galera. Abbiamo sperato che il Presidente della Repubblica rispedisse alle Camere l’iniqua legge, entrata in vigore l’8 agosto, anziché controfirmarla; perché se anche formalmente corretta, e abbiamo seri motivi di dubitarne, di sicuro è moralmente indecente e riprovevole. Nutriamo ancora fiducia tuttavia che la Corte Costituzionale la sospenda perché contraria alla Costituzione e alla Dichiarazione dei diritti umani.
Per non essere complici e conniventi abbiamo affisso davanti alla chiesa di San Nicola in Bonefro uno striscione con su scritto: “Io ospito i clandestini. E tu?”. C’è chi parla di disobbedienza civile, di istigazione contro le leggi dello Stato. No, è solo obbedienza alla coscienza e a quel Dio amico e padre di ogni essere umano. L’iniziativa ha avuto vasta eco e questo ci rallegra, ma non ci inorgoglisce perché è triste vivere in una nazione che deve sbandierare simili scritte per richiamare l’attenzione sulla dignità delle persone.
Ci aspettavamo da parte di coloro che detengono il potere nella Chiesa che all’unisono levassero una voce così forte da stordire anche i sordi; non è ancora accaduto, ma certamente accadrà, memori dell’assordante silenzio avuto nel 1938. E poi c’è quel piccolo lembo di terra libera ed extraterritoriale che si chiama Vaticano… Il Capo di quello Stato, se anche la sua corte lo avesse dimenticato, non ha scommesso tutto su quel “figlio dell’uomo che non ha dove posare il capo”? La sua autorità non consiste nella presidenza della carità, così come gli veniva riconosciuta fin dai primi secoli?
Al sottotitolo “periodico dei terremotati” abbiamo aggiunto da questo numero “o di resistenza umana” perché è la dignità della persona, di ogni persona, qualunque sia la sua provenienza, che perseguiamo.
Alle nefandezze nazionali si aggiungono anche quelle regionali. Angelo Michele Iorio, presidente della Giunta regionale, nonché commissario straordinario per il terremoto, è stato “predestinato” ad essere anche commissario per la sanità. Riuscirà a ripianare quella voragine di centinaia di milioni che si è creata proprio durante la sua gestione? Attenderci che l’artefice del disastro risolva il problema è come pretendere che il lupo riconduca il gregge nell’ovile o che la volpe rimetta ordine nel pollaio. Per fortuna siamo moli-sani! In ogni caso ci auguriamo che non elabori, anche per la sanità, un “Modello Molise”, dato che quello ideato per il terremoto è stato così catastrofico da apparire “Monello Molise”. A sette anni dal sisma la ricostruzione è solo agli inizi e da mesi i nuovi progetti si approvano col contagocce per mancanza di fondi, nonostante egli continui a sbandierare che i soldi ci sono e che la colpa del ritardo è dei sindaci, dei progettisti, dei proprietari che non hanno a suo tempo costruito bene le case, della natura che poteva essere più clemente.
A quanto già denunciato puntualmente mese dopo mese ora aggiungiamo anche la messa in sicurezza di oltre cinquanta edifici pubblici il cui costo oscilla dai quaranta ai duecentomila euro. E fin qui nulla da eccepire, probabilmente era necessario, ma opera di grande e insuperabile strategia è stata quella di affittare anziché comprare i ponteggi: così, per fare un esempio, la messa in sicurezza della Chiesa madre di Bonefro è costata 200 mila euro; l’affitto dei ponteggi ammonta a 7106 euro al mese per un totale, fino allo scorso maggio, di 554.000 euro. Per la riparazione sono stati previsti e stanziati 700.000 euro. Quanto si sarebbe risparmiato se le impalcature fossero state comprate o i lavori appaltati subito? I proprietari dei ponteggi accetteranno di non essere pagati per i mesi rimasti scoperti, o avvieranno cause di risarcimento, certamente vincenti? Perché il commissario non pubblica tutte le voci di entrata e di spese fino ad oggi sostenute per porre fine a voci e illazioni? Ci piacerebbe essere, una buona volta, sputtanati.
Mentre la sinistra molisana prosegue il letargo, qualche segnale di risveglio arriva dal partito democratico. I vecchi marpioni nostrani sono al lavoro dietro le quinte, alla ricerca di burattini da manovrare, secondo il costume invalso fin dalla fondazione del partito. Noi, pur non identificandoci e appiattendoci su nessun partito, scommettiamo su Michele Petraroia che in Consiglio Regionale ha condotto una battaglia di denuncia puntuale e costruttiva, augurandogli la riuscita nella corsa alla segreteria, ma soprattutto la capacità di svincolarsi da abbracci mortali che segnerebbero la sua fine proprio nel momento della vittoria. Come i gatti, i vari Massa, Ruta, D’Ascanio… hanno sette vite e non le hanno ancora vissute tutte. Da parte nostra vale il detto, nella politica come nella Chiesa o nella società civile, attribuito ad Aristotele: “Amico di Platone, ma più amico della verità”, e per quest’ultima come per la pace, la giustizia, la solidarietà, siamo sempre pronti a giocarci tutto, anche a costo di lacerazioni affettive.
Se L’Aquila deve tornare a volare, per il Molise ci accontentiamo che ricominci a camminare. ☺
La rassegnazione è un lusso che non possiamo abitare. Non qui, non ora, perlomeno.
Il governo Berlusconi, sotto il ricatto della Lega, dovendo farsi perdonare troppe cose, ha approntato agli inizi di luglio il cosiddetto “pacchetto sicurezza”, che contiene tra l’altro la criminalizzazione dei clandestini, e così per quelli che non riesce a respingere ora ha previsto il reato che li relega in galera. Abbiamo sperato che il Presidente della Repubblica rispedisse alle Camere l’iniqua legge, entrata in vigore l’8 agosto, anziché controfirmarla; perché se anche formalmente corretta, e abbiamo seri motivi di dubitarne, di sicuro è moralmente indecente e riprovevole. Nutriamo ancora fiducia tuttavia che la Corte Costituzionale la sospenda perché contraria alla Costituzione e alla Dichiarazione dei diritti umani.
Per non essere complici e conniventi abbiamo affisso davanti alla chiesa di San Nicola in Bonefro uno striscione con su scritto: “Io ospito i clandestini. E tu?”. C’è chi parla di disobbedienza civile, di istigazione contro le leggi dello Stato. No, è solo obbedienza alla coscienza e a quel Dio amico e padre di ogni essere umano. L’iniziativa ha avuto vasta eco e questo ci rallegra, ma non ci inorgoglisce perché è triste vivere in una nazione che deve sbandierare simili scritte per richiamare l’attenzione sulla dignità delle persone.
Ci aspettavamo da parte di coloro che detengono il potere nella Chiesa che all’unisono levassero una voce così forte da stordire anche i sordi; non è ancora accaduto, ma certamente accadrà, memori dell’assordante silenzio avuto nel 1938. E poi c’è quel piccolo lembo di terra libera ed extraterritoriale che si chiama Vaticano… Il Capo di quello Stato, se anche la sua corte lo avesse dimenticato, non ha scommesso tutto su quel “figlio dell’uomo che non ha dove posare il capo”? La sua autorità non consiste nella presidenza della carità, così come gli veniva riconosciuta fin dai primi secoli?
Al sottotitolo “periodico dei terremotati” abbiamo aggiunto da questo numero “o di resistenza umana” perché è la dignità della persona, di ogni persona, qualunque sia la sua provenienza, che perseguiamo.
Alle nefandezze nazionali si aggiungono anche quelle regionali. Angelo Michele Iorio, presidente della Giunta regionale, nonché commissario straordinario per il terremoto, è stato “predestinato” ad essere anche commissario per la sanità. Riuscirà a ripianare quella voragine di centinaia di milioni che si è creata proprio durante la sua gestione? Attenderci che l’artefice del disastro risolva il problema è come pretendere che il lupo riconduca il gregge nell’ovile o che la volpe rimetta ordine nel pollaio. Per fortuna siamo moli-sani! In ogni caso ci auguriamo che non elabori, anche per la sanità, un “Modello Molise”, dato che quello ideato per il terremoto è stato così catastrofico da apparire “Monello Molise”. A sette anni dal sisma la ricostruzione è solo agli inizi e da mesi i nuovi progetti si approvano col contagocce per mancanza di fondi, nonostante egli continui a sbandierare che i soldi ci sono e che la colpa del ritardo è dei sindaci, dei progettisti, dei proprietari che non hanno a suo tempo costruito bene le case, della natura che poteva essere più clemente.
A quanto già denunciato puntualmente mese dopo mese ora aggiungiamo anche la messa in sicurezza di oltre cinquanta edifici pubblici il cui costo oscilla dai quaranta ai duecentomila euro. E fin qui nulla da eccepire, probabilmente era necessario, ma opera di grande e insuperabile strategia è stata quella di affittare anziché comprare i ponteggi: così, per fare un esempio, la messa in sicurezza della Chiesa madre di Bonefro è costata 200 mila euro; l’affitto dei ponteggi ammonta a 7106 euro al mese per un totale, fino allo scorso maggio, di 554.000 euro. Per la riparazione sono stati previsti e stanziati 700.000 euro. Quanto si sarebbe risparmiato se le impalcature fossero state comprate o i lavori appaltati subito? I proprietari dei ponteggi accetteranno di non essere pagati per i mesi rimasti scoperti, o avvieranno cause di risarcimento, certamente vincenti? Perché il commissario non pubblica tutte le voci di entrata e di spese fino ad oggi sostenute per porre fine a voci e illazioni? Ci piacerebbe essere, una buona volta, sputtanati.
Mentre la sinistra molisana prosegue il letargo, qualche segnale di risveglio arriva dal partito democratico. I vecchi marpioni nostrani sono al lavoro dietro le quinte, alla ricerca di burattini da manovrare, secondo il costume invalso fin dalla fondazione del partito. Noi, pur non identificandoci e appiattendoci su nessun partito, scommettiamo su Michele Petraroia che in Consiglio Regionale ha condotto una battaglia di denuncia puntuale e costruttiva, augurandogli la riuscita nella corsa alla segreteria, ma soprattutto la capacità di svincolarsi da abbracci mortali che segnerebbero la sua fine proprio nel momento della vittoria. Come i gatti, i vari Massa, Ruta, D’Ascanio… hanno sette vite e non le hanno ancora vissute tutte. Da parte nostra vale il detto, nella politica come nella Chiesa o nella società civile, attribuito ad Aristotele: “Amico di Platone, ma più amico della verità”, e per quest’ultima come per la pace, la giustizia, la solidarietà, siamo sempre pronti a giocarci tutto, anche a costo di lacerazioni affettive.
Se L’Aquila deve tornare a volare, per il Molise ci accontentiamo che ricominci a camminare. ☺
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