“Io ho vinto le elezioni regionali. E sono convinto al cento per cento che i ricorsi mi daranno ragione”. Lo ha dichiarato Paolo Frattura a Primonumero il 12 Novembre 2011. Si tratta di una dichiarazione perentoria che è molto importante perché sul suo contenuto è stato incentrato il rifiuto del centro-sinistra di procedere all'analisi del voto che i molisani avevano espresso il 16 e 17 ottobre 2011. Infatti i dirigenti del centro-sinistra ci hanno spiegato ripetutamente che non si poteva fare l'analisi di una sconfitta che non c'era e che, subito dopo il riconteggio dei voti, Frattura sarebbe stato proclamato Presidente della Regione Molise. L'obiettivo non era, dunque, quello di tornare al voto ma quello di arrivare al riconteggio delle schede per poter festeggiare l'insediamento di Paolo Frattura alla presidenza della regione, al posto di Iorio.
Per questo l'annuncio di un possibile ritiro del ricorso finalizzato al controllo delle schede ci ha spiazzato e ci ha fatto venire alla mente l'immagine dei bambini che, per interrompere una partita dall'esito incerto, battono i piedi, frignano e gridano: non ci gioco più! Per amore di verità dobbiamo dire che la leadership del centro-sinistra non ha battuto i piedi e non ha frignato. Ha fatto qualcosa di più infantile. Ha detto di voler ritirare il ricorso, e quindi di non voler partecipare più al gioco, perché il riconteggio delle schede richiede tempo. Il che equivale a confessare che, al momento di presentare il ricorso, non era stata neppure sfiorata dal sospetto che per contare 200.000 schede ci volesse del tempo.
La vicenda potrebbe essere archiviata con un sorriso amaro, se essa non avesse coinvolto così massicciamente i cittadini molisani ai quali erano state comunicate certezze che rischiano di rimanere senza riscontro o, se si va avanti con il ricorso, di rivelarsi clamorosamente infondate. Per uscire da questo cul-de-sac e ripristinare un rapporto corretto con i cittadini, ci sono solo due modi: procedere con il ricorso e rispettarne l'esito o accompagnare il ritiro del ricorso con mille sentite scuse per aver trasformato un legittimo diritto a ricorrere all'autorità amministrativa in uno spericolato azzardo politico e comunicativo.
Resta in piedi il ragionamento che riguarda il controllo della regolarità delle liste di centro-destra. Esso sì potrebbe portare all'annullamento delle elezioni del 16-17 ottobre e a una nuova competizione elettorale. Ma questa è tutta un'altra storia che, peraltro, non può non tener conto di quanto accadde in questa regione nel 2001, quando il consiglio regionale fu sciolto esattamente e soltanto per motivi formali.
Scipio
“Io ho vinto le elezioni regionali. E sono convinto al cento per cento che i ricorsi mi daranno ragione”. Lo ha dichiarato Paolo Frattura a Primonumero il 12 Novembre 2011. Si tratta di una dichiarazione perentoria che è molto importante perché sul suo contenuto è stato incentrato il rifiuto del centro-sinistra di procedere all'analisi del voto che i molisani avevano espresso il 16 e 17 ottobre 2011. Infatti i dirigenti del centro-sinistra ci hanno spiegato ripetutamente che non si poteva fare l'analisi di una sconfitta che non c'era e che, subito dopo il riconteggio dei voti, Frattura sarebbe stato proclamato Presidente della Regione Molise. L'obiettivo non era, dunque, quello di tornare al voto ma quello di arrivare al riconteggio delle schede per poter festeggiare l'insediamento di Paolo Frattura alla presidenza della regione, al posto di Iorio.
Per questo l'annuncio di un possibile ritiro del ricorso finalizzato al controllo delle schede ci ha spiazzato e ci ha fatto venire alla mente l'immagine dei bambini che, per interrompere una partita dall'esito incerto, battono i piedi, frignano e gridano: non ci gioco più! Per amore di verità dobbiamo dire che la leadership del centro-sinistra non ha battuto i piedi e non ha frignato. Ha fatto qualcosa di più infantile. Ha detto di voler ritirare il ricorso, e quindi di non voler partecipare più al gioco, perché il riconteggio delle schede richiede tempo. Il che equivale a confessare che, al momento di presentare il ricorso, non era stata neppure sfiorata dal sospetto che per contare 200.000 schede ci volesse del tempo.
La vicenda potrebbe essere archiviata con un sorriso amaro, se essa non avesse coinvolto così massicciamente i cittadini molisani ai quali erano state comunicate certezze che rischiano di rimanere senza riscontro o, se si va avanti con il ricorso, di rivelarsi clamorosamente infondate. Per uscire da questo cul-de-sac e ripristinare un rapporto corretto con i cittadini, ci sono solo due modi: procedere con il ricorso e rispettarne l'esito o accompagnare il ritiro del ricorso con mille sentite scuse per aver trasformato un legittimo diritto a ricorrere all'autorità amministrativa in uno spericolato azzardo politico e comunicativo.
Resta in piedi il ragionamento che riguarda il controllo della regolarità delle liste di centro-destra. Esso sì potrebbe portare all'annullamento delle elezioni del 16-17 ottobre e a una nuova competizione elettorale. Ma questa è tutta un'altra storia che, peraltro, non può non tener conto di quanto accadde in questa regione nel 2001, quando il consiglio regionale fu sciolto esattamente e soltanto per motivi formali.
“Io ho vinto le elezioni regionali. E sono convinto al cento per cento che i ricorsi mi daranno ragione”. Lo ha dichiarato Paolo Frattura a Primonumero il 12 Novembre 2011. Si tratta di una dichiarazione perentoria che è molto importante perché sul suo contenuto è stato incentrato il rifiuto del centro-sinistra di procedere all'analisi del voto che i molisani avevano espresso il 16 e 17 ottobre 2011. Infatti i dirigenti del centro-sinistra ci hanno spiegato ripetutamente che non si poteva fare l'analisi di una sconfitta che non c'era e che, subito dopo il riconteggio dei voti, Frattura sarebbe stato proclamato Presidente della Regione Molise. L'obiettivo non era, dunque, quello di tornare al voto ma quello di arrivare al riconteggio delle schede per poter festeggiare l'insediamento di Paolo Frattura alla presidenza della regione, al posto di Iorio.
Per questo l'annuncio di un possibile ritiro del ricorso finalizzato al controllo delle schede ci ha spiazzato e ci ha fatto venire alla mente l'immagine dei bambini che, per interrompere una partita dall'esito incerto, battono i piedi, frignano e gridano: non ci gioco più! Per amore di verità dobbiamo dire che la leadership del centro-sinistra non ha battuto i piedi e non ha frignato. Ha fatto qualcosa di più infantile. Ha detto di voler ritirare il ricorso, e quindi di non voler partecipare più al gioco, perché il riconteggio delle schede richiede tempo. Il che equivale a confessare che, al momento di presentare il ricorso, non era stata neppure sfiorata dal sospetto che per contare 200.000 schede ci volesse del tempo.
La vicenda potrebbe essere archiviata con un sorriso amaro, se essa non avesse coinvolto così massicciamente i cittadini molisani ai quali erano state comunicate certezze che rischiano di rimanere senza riscontro o, se si va avanti con il ricorso, di rivelarsi clamorosamente infondate. Per uscire da questo cul-de-sac e ripristinare un rapporto corretto con i cittadini, ci sono solo due modi: procedere con il ricorso e rispettarne l'esito o accompagnare il ritiro del ricorso con mille sentite scuse per aver trasformato un legittimo diritto a ricorrere all'autorità amministrativa in uno spericolato azzardo politico e comunicativo.
Resta in piedi il ragionamento che riguarda il controllo della regolarità delle liste di centro-destra. Esso sì potrebbe portare all'annullamento delle elezioni del 16-17 ottobre e a una nuova competizione elettorale. Ma questa è tutta un'altra storia che, peraltro, non può non tener conto di quanto accadde in questa regione nel 2001, quando il consiglio regionale fu sciolto esattamente e soltanto per motivi formali.
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