Noterelle su ripresa e resilienza
20 Marzo 2021
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Noterelle su ripresa e resilienza

L’incipit del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) dà subito l’idea di quali  ne siano le finalità, che vanno nella direzione dei macrointeressi della finanza transnazionale e della BCE, che ne rappresenta senza fronzoli gli interessi più cospicui. Tale premessa non è ideologica; è semplicemente la lettura critica di un piano di ripresa e di rinascita del nostro Paese, che, però, viene dettato dagli interessi delle grandi multinazionali, senza mettere minimamente in discussione il modello di sviluppo complessivo che ha messo in ginocchio il Pianeta Terra e che ha provocato la diffusione pandemica del Covid 19, con 108.684.743 contagi e 2.399.103 decessi nel mondo al 16 febbraio scorso.

Si parla di crisi economica e di inquietante depressione produttiva, acuite anche dall’emergenza sanitaria generata dalla pandemia attuale, che ha a sua volta ancora di più aggravato la crisi di oggi nel mondo. Tuttavia, e lo ripetiamo con forza, dietro queste considerazioni – crisi economica e recessione – non troviamo nel Piano (PNRR) una risposta autenticamente alternativa al sistema capitalistico attuale, pur in presenza della dolorosa e amara distruzione dell’ecosistema del pianeta, per la quale sarebbe semplicemente sufficiente ricordare i dolosi incendi di migliaia e migliaia di ettari di foreste nell’Amazzonia brasiliana e nella Siberia russa, come pure l’inarrestabile processo di desertificazione di amplissime aree specialmente nell’Africa sahariana e sub sahariana.

Il Piano, poi, prospetta un finanziamento di 750 miliardi circa di euro per la ripresa economica e sociale dei Paesi della UE. Ora noi ci chiediamo se tale flusso di denaro sia l’espressione di generosità dell’élite finanziaria, riguardo alle sofferenze acute che attraversa la società europea nel suo complesso. Noi siamo persuasi del contrario e tale convincimento lo traiamo dalla lettura stessa del Piano, attraverso alcune parole chiave, che, in verità, aprono lo spiraglio a differenti valutazioni analitiche. Eccone alcune: “missione”, “resilienza”, “rinascimento”, “transizione energetica e digitale”. Cosa tali sintagmi racchiudano in sé e cosa vogliano segnalarci è lo stesso testo a indicarcelo: “La sfida della crescita inclusiva riguarda tutta l’Europa, che deve trovare un nuovo ruolo nella competizione tecnologica e nella riorganizzazione delle catene di valore”; e appena dopo si legge: “Ma riguarda soprattutto l’Italia, dove le crisi precedenti hanno determinato l’acuirsi delle già significative diseguaglianze di genere, generazionali e territoriali, minando nel profondo le capacità di ripresa” (PNRR, p.6).

L’Italia, dunque, secondo la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, dovrebbe divenire protagonista del Green Deal europeo, i cui obiettivi, tra i tanti che si trovano indicati nel documento, sono la riduzione delle emissioni inquinanti; l’ aumento dei posti di lavoro nell’economia verde; il miglioramento delle efficienza energetica degli edifici; il sostegno ai processi industriali della transizione verde; processi che nel complesso potrebbero essere condivisi, ma a condizioni differenti da quelle che emergono dal documento europeo di ripresa e di resilienza. E questo suggerimento della presidente della Commissione europea appare una specie di laccio al collo dell’Italia, che scatterebbe nel caso che il nostro Paese dovesse non accelerare il processo del nuovo sviluppo cosiddetto “sostenibile” o ritardare i procedimenti previsti per la riscrittura di nuove e radicali riforme strutturali, tra le quali troviamo la riforma della PA e l’avvio perentorio della fase della digitalizzazione. Deduciamo questa interpretazione critica da alcune parole, che sottintendono un significato molto preciso sul quale vale la pena soffermarsi un poco.

Prendiamo in esame, per iniziare, le parole “Missione” e “Resi-lienza”… Il significato del sintagma “missio- ne” oscilla dalla specificità squisitamente militare (per es. la missione militare in Iraq, in Afghanistan, in Kosovo, etc.) a quella specificatamente religiosa (le missioni nei paesi sottosviluppati che per un verso hanno lo scopo di contribuire alla crescita civile e sociale del paese arretrato, e per un altro si prefiggono, in linea  generale, la diffusione e la successiva condivisione delle dottrine religiose e fideistiche). La parola “missione” ha però anche un significato, diciamolo pure, nobile ed in questo caso condivisibile, quando va a sottolineare quanto con dedizione e spirito di servizio sociale viene fatto da associazioni di volontariato internazionale nei confronti di soggetti o di popolazioni sofferenti per le carestie, per la siccità dei loro territori, per le guerre che dilaniano letteralmente queste popolazioni, riducendole allo stremo. Siamo convinti, tuttavia, che la “missione” alla quale l’Italia si deve votare per la realizzazione del PNRR sia di tutt’altra natura.

Altra parola, molto presente nel PNRR, è “resilienza” dal verbo latino resilio che significa saltare all’indietro, tornare indietro a salti, rimbalzare. Noi pensiamo che per uscire dalla crisi attuale – culturale, economica, sanitaria, politica, etica – abbiamo bisogno di un forte e deciso colpo di reni, che ci porti veramente fuori da questo terribile pantano, nel quale ci ha fatto precipitare anche la modestia del ceto politico attuale. Ora fermiamoci un momento su quello che può suggerirci il verbo latino resilio. Questo indica il movimento, giusto per fare un esempio, di una nave, che, dopo il suo capovolgimento ad opera di marosi alti e della virulenta tempesta, si rigira e torna a navigare veloce, più sicura di prima. Di qui, la parola “resilienza” indica che chi ha visto la morte in faccia acquista una maggiore consapevolezza della vita e del suo senso autentico. Dalla lettura del PNRR noi abbiamo il convincimento che la resilienza sia rivolta essenzialmente al mondo dell’impresa, della produzione, della finanza. La “resilienza”, invece, esprime soprattutto, ed in prima battuta, la necessità di una palingenesi civile ed etica, che porti ad un comportamento fondato sulla responsabilità. La resilienza per la visione che ne dà il PNRR si rivolge  all’universo produttivo, industriale, finanziario, tecnologico (il Moloch della digitalizzazione, poi in mano a chi va?), sottolineando ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, che la cosa che più preme a questo tipo di Europa sono l’economia ed il controllo sulle residue tracce di democrazia partecipata che ancora vediamo nel nostro Paese.

Torneremo su questi argomenti.☺

 

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