Novità dal carcere di larino
31 Maggio 2024
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Novità dal carcere di larino

Anche le formiche, nel loro piccolo, si incazzano
Diciotto mesi hanno impiegato al Ministero della Giustizia, Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, per acclarare quanto denunciavo sui media dall’inizio di gennaio 2023 e su questa rivista nell’aprile successivo: l’inadeguatezza delle scelte operate dalla direttrice, appena insediatasi, nella gestione del carcere di Larino. Finalmente, il 22 maggio scorso, è arrivato il decreto di trasferimento con effetto immediato. Complici del degrado progressivo che la cattiva direzione realizzava nell’istituto di pena, denunciato oltre che da me anche da Antigone, associazione “per i diritti e le garanzie nel sistema penale”, sono stati i politici interpellati, dal senatore molisano di Fratelli d’Italia, Costanzo Della Porta, che non è voluto intervenire, al deputato Nicola Fratoianni, leader di Sinistra Italiana, che ci ha ascoltati, ha visitato il carcere e all’ANSA ha dichiarato il contrario di quanto era sotto gli occhi di tutti, fino ai consiglieri regionali che hanno preferito ignorare, forse perché non è un possibile bacino di voti in quanto ai detenuti sono sospesi i diritti civili. C’è stato insomma un collettivo e complice silenzio assordante da parte di tutte le istituzioni politiche.
A scanso di equivoci mi preme sottolineare che non c’è niente di personale, anche perché la direttrice l’avrò incontrata solo un paio di volte e sempre e solo per rivendicare i diritti dei detenuti e le buone prassi per migliorare la vita all’interno del carcere. E nulla mi è stato contestato dalla nuova gestione in merito al mio agire come cappellano volontario (cioè non retribuito), anche se scrisse, tra l’altro, al vescovo l’11 marzo 2023, per impedirmi di frequentare la struttura carceraria, “spiace infatti rappresentare che sono venuti meno i presupposti per un rapporto di collaborazione tra la scrivente e il suddetto sacerdote, in quanto si è reso protagonista di fatti gravi, in cui non ha rispettato gli ordini di servizio emessi dalla Direzione e si è espresso, anche pubblicamente (vedasi intervista del 5 gennaio scorsi: “nuova povertà a Larino”) disapprovando l’operato di questa Direzione”. Tradotto, mi si accusa e mi si rimuove per reato di opinione!
Non gioisco, dunque, perché finalmente è stata rimossa con effetto immediato ma sono profondamente addolorato e naturalmente fortemente indignato per i danni, in parte irrimediabili, che ha causato alla struttura e soprattutto al cammino rieducativo delle persone costrette a soggiornare nel luogo di pena. Il mio auspicio è che non subentri nella direzione un burocrate, discepolo di Ponzio Pilato, che continui a gestire in malo modo lo status quo, ma venga una persona disposta a scommettere sugli scarti umani. Sempre più le destracce di governo fanno leggi per tutelare i cosiddetti colletti bianchi nei loro sporchi affari mentre induriscono le pene per i poveri disgraziati che, non avendo la possibilità finanziaria di disporre di buoni avvocati, finiscono nelle patrie galere a subire angherie di ogni tipo. L’aumento dei suicidi in carcere sta a dirci la fragilità degli ospiti. Se anche una moneta di carta, insudiciata e stropicciata, non perde di valore, perché una persona, che ha commesso misfatti, non viene più considerata degna di stima? La persona che sbaglia non può essere ridotta al suo errore, la sua dignità non può venire meno. Un carcere unicamente punitivo e repressivo indurisce il detenuto e lo fa uscire dalla detenzione, a fine pena, peggiore di come è entrato. La punizione più grande resta la privazione della libertà ed è solo attivando tutti i mezzi a disposizione, dall’istruzione alla cura del bello, dal lavoro ai momenti ricreativi, dai rapporti familiari alla spiritualità (ben altro rispetto alla religiosità), che è possibile farne persone nuove da reintegrare nella società.
Nel carcere a Larino, che non era il migliore dei mondi possibili, molto si stava facendo per umanizzare la detenzione, finché una tempesta a ciel sereno ha prima bloccato, rimuovendo la vecchia gestione con accuse mai provate, anzi ancora ferme alla notte dell’irruzione di oltre 200 agenti per scovare invano prove infamanti inesistenti. Poi, la direttrice sopraggiunta, novella Attila, decide che non deve più crescere erba! Tolti gli animali, sradicate tutte le piante, cementificato ogni angolo, il carcere è diventato squallidamente grigio e mortifero. Se a questo si aggiunge l’inaridimento delle relazioni, zero colloqui con i detenuti, la chiusura dei luoghi di lavoro, l’azione dei volontari impedita, finanche il cappellano è stato relegato nello spazio ristretto della chiesa, la difficoltà, se non l’impossibilità, allo studio (sono stati addirittura bloccati tutti i libri usati, semplicemente perché sottolineati), si comprende come la vita sia diventata sempre più invivibile. È stata rallentata e resa molto problematica anche l’integrazione tra carcere e territorio che tante persone ha accolto ai domiciliari, a fine pena o per avvio lavorativo. Probabilmente tutto a rigor di legge ma se la legge non è al servizio delle persone, va cambiata immediatamente perché diventa iniqua.
Il nuovo direttore, che si spera vivamente non sia un burocrate che continui l’opera di devastazione portata avanti in quest’ultimo periodo, dovrà coinvolgersi e coinvolgere tutte le forze disponibili per riaprire i varchi che con tanta difficoltà si erano avviati e altri ancora individuarne perché il carcere sia propedeutico al reinserimento umano e sociale delle persone che hanno commesso errori ma che restano sempre più grandi degli errori commessi. Poiché non tutti i mali vengono solo per nuocere, la nostra rivista, in questa lotta per la dignità dei detenuti, ha visto il coinvolgimento del professor Alessandro Fo, dell’università di Siena, che ci accompagna mensilmente con lampi di poesia e con i suoi testi sul carcere, magistralmente introdotti da Laura de Noves.
Proseguiamo con coraggio le nostre lotte per dar voce a chi non ha voce, nella certezza che un mondo in cui anche una sola persona soffre di meno è già un mondo migliore.☺

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