piccone e cazzuola   di Antonio Di Lalla
8 Marzo 2013
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piccone e cazzuola di Antonio Di Lalla

 

Se gli astrologi per la congiunzione di più astri si dividono puntualmente in catastrofisti e ottimisti non facilmente e immediatamente smentibili, dato che vendono fumo, noi come leggeremo questo allineamento pressoché unico di elezioni che va dal rinnovo del consiglio regionale (per il Molise) al rinnovo della Camera e del Senato fino al presidente della repubblica e nientemeno che al papa? Ma ci si può attendere qualcosa di buono da elezioni indette durante il carnevale e celebrate in quaresima?

Sarebbe potuta essere una grande opportunità, purtroppo inficiata dal fatto che per camera e senato non abbiamo potuto scegliere i nostri rappresentanti, grazie al porcellum che nessun partito presente in parlamento, nei fatti, ha voluto modificare. E così il nuovo presidente della repubblica sarà scelto a nome nostro da persone non scelte da noi. In quanto a rappresentanza democratica niente male! Comunque ci auguriamo che il futuro presidente non sia in continuità con questo uscente, anche se sarà difficile che possa combinare altrettanti pasticci. Tra le tante prodezze, il presidente, dalla firma facile nel ratificare le trovate (chiamarle leggi è troppo impegnativo) berlusconiane in gran parte incostituzionali, ha risuscitato due volte Berlusconi già politicamente non solo morto ma anche putrefatto, ha inventato il governo Monti largamente gradito, come si è visto a urne aperte, non vuole la verità sul rapporto stato-mafia, per citare solo alcune delle perle inanellate in questo interminabile settennato.

Il parlamento sembra ingovernabile nonostante noi molisani abbiamo mandato un soggetto del calibro di Roberto Ruta, dotato anche di telecomando per muovere Danilo Leva, una sua invenzione posto a segretario del PD e ora deputato. Nel Molise il PD ha stravinto con tre rappresentanti su quattro, ma purtroppo hanno perso i cittadini. Vedremo se la Venittelli, terza eletta, riuscirà a non farsi omologare. Certo, a cavallo che vince non si chiede conto e così ce li teniamo ben consapevoli che la regione continuerà ad arretrare vorticosamente. È rimasta a casa quella di Larino che scambiava Ruby per la nipote di Mubarak.

Di fronte ai risultati nazionali viene spontaneo chiedersi: è rincoglionito il popolo sovrano a rieleggere ancora una volta quella maschera che nasconde un certo Silvio Berlusconi, famoso per le balle spaziali che racconta, con tutto il suo impresentabile seguito, oppure gran parte della responsabilità è di un certo Bersani che come programma di governo voleva smacchiare il giaguaro? Il successo strepitoso di Grillo non può meravigliare più di tanto in questo contesto ed è destinato a crescere finché i politici si atteggiano a casta, ignari dei veri problemi. Due comici e un domatore più che delle sorti di una nazione disserteranno del futuro di un circo.

A livello regionale abbiamo poca o nessuna simpatia per Frattura, incoronato finalmente al secondo tentativo, dal voto popolare, governatore, forse della durata di uno yogurt in scadenza, creatura di Ruta, unico vero e incontrastato padrone del partito democratico. Lo ha preso dal vivaio del centrodestra insieme a gran parte della coalizione di cui è stato insignito capo (nel grappolo ci è finita pure l’Udeur di Niro, sopravvissuta al genio creatore di Mastella) e trapiantato a sinistra per guidare la regione con uno stile diverso dal suo mentore Iorio. Una vera campagna acquisti di mercenari. Se come il lupo ha cambiato il pelo ma non il vizio, non tarderà a manifestarlo. Nomine e ricostruzione post-sisma sarà per noi il primo banco di prova per comprendere se si continua a scambiare il clientelismo con i bisogni dei cittadini.

In tempo di rinnovo delle cariche non possiamo ignorare le dimissioni di Benedetto XVI, il gesto più autentico e significativo del suo pontificato. A dispetto di tanti politici che non si schiodano dallo scranno neppure se arrivano i carri armati, ha scelto di concludere i suoi giorni nel raccoglimento, liberato da un peso ormai insopportabile e per l’età e per le persone di cui si era circondato. Qualcuno ha detto che dalla croce non si scende, mostrando così di non capire nulla né di croce, che è fedeltà al Dio di Gesù Cristo, né di ruoli, che si tengono finché si è in grado di svolgerli. Non possiamo intervenire nell’elezione del nuovo pontefice, ma, visto che noi siamo chiesa, vorremmo che fosse chiaro a tutti che “la concezione principesca del papato costituisce un ostacolo nelle attuali circostanze a un incontro con il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe e con il figlio suo Gesù Cristo” (F. Kaufmann). Nel mille e settecentesimo anniversario dell’editto di Costantino questa scelta potrebbe segnare finalmente l’inizio della fine del collateralismo. Nel 313 la libertà di culto fu ricambiata con la schiavitù del sostegno al potere dominante.

A ogni cittadino che vuole essere costruttore di futuro suggeriamo di dotarsi di due utensili: un piccone per demolire tutto ciò che ha abbrutito ambiente, relazioni, eventi, e una cazzuola per impastare e costruire un mondo a misura di persone. È quello che noi cerchiamo di fare mese per mese attraverso questa rivista.☺

 

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