Sono passati due anni da quando Iorio non è più presidente della regione e la gente comincia a rimpiangerlo. “Questi sono peggiori di lui” dicono i cittadini molisani che aspettavano la primavera, il sole dell’avvenire, e, invece, continuano a vedere solo autunni e tramonti. Dal 2002 l’ex presidente ha speso, o, più propriamente, sperperato oltre due miliardi di Euro per la ricostruzione post terremoto e per la ripresa produttiva delle aree colpite da sisma e alluvione, circa 200 milioni di euro all’anno. Negli ultimi due anni, dal 2013 ad oggi, Frattura è riuscito a spendere per la ricostruzione post-sisma, poco più di 40 milioni di euro, circa venti milioni per ogni anno. Questi i dati che ci consentono di dissertare sul come Iorio ha utilizzato i fondi ricevuti dal governo centrale, ma di certo non si può negare che il rapporto tra il primo e il secondo è di dieci a uno. Dieci a uno le imprese che hanno lavorato per la ricostruzione, dieci a uno i lavoratori impiegati nell’edilizia, dieci a uno i terremotati che hanno fatto rientro nelle loro abitazioni. Non siamo stati mai teneri con Iorio quando ha scelto di gestire questo grande affare in perfetta solitudine e senza controllo alcuno. Lo abbiamo marcato stretto quando, tra seppie e patate, ci parlava del “Modello Molise”: una grande panzana, un piano di sviluppo fatto per favorire amici e compari, soldi sperperati senza creare un solo posto di lavoro.
Quanto alla gestione della ricostruzione, è appena il caso di ricordare che il primo atto vincolante di programmazione ha visto la luce solo dieci anni dopo la catastrofe. Il governatore, costretto dal ministero dello sviluppo economico, nel 2012, per non perdere i finanziamenti, oltre che la faccia, decise, ob torto collo, di stilare un elenco di interventi di ricostruzione di classe A. L’operazione mise in evidenza che la metà dei progetti, dopo dieci anni di gioco dell’oca, non aveva ancora compiuto il percorso amministrativo previsto. L’atto deliberativo risulterà essere una vera porcheria, ricca di errori e povera di equità. Numerosissimi sono i ricorsi pendenti davanti alla giustizia amministrativa molisana chiamata ancora una volta a sostituire il potere politico inefficiente, inadempiente, incapace. I pessimi risultati ottenuti dal commissario sono oggi la prova tangibile che l’assenza di regole certe e la mancanza del confronto democratico, nelle istituzioni e fuori di esse, non produce mai niente di buono.
Oggi, nonostante ciò, i molisani terremotati, tra il dieci insufficiente di Iorio e il nulla assoluto di Frattura preferiscono il primo. A questo va aggiunto che l’inconcludenza della attuale delegazione parlamentare molisana, tutta di maggioranza, non ha spostato di un solo millimetro l’asticella della ricostruzione, ormai ferma da anni a poco più del 30%. In questo quadretto patetico, la ciliegina sulla torta è rappresentata dai contaballe locali, quasi tutti al soldo della destra in generale e di Iorio in particolare; hanno sempre evitato di parlare di sisma e ricostruzione consapevoli del fatto che in questa storia non si salva nessuno; hanno barattato l’anima, ed anche qualcos’altro, pur di salvare il sistema sul quale sono cresciuti, ma, al netto dei comunicati stampa, degli accordi di programma sbandierati come se fossero dei titoli al portatore e delle deroghe al patto di stabilità, è bene chiarire che di soldi veri ce ne sono sempre molto pochi. Pare, il condizionale è una necessità, che anche quest’anno, solo una piccola percentuale dei famosi 346 milioni di euro, assegnati alla regione Molise nell’estate del 2011, sarebbero disponibili per la ricostruzione o più precisamente per il saldo dei lavori già realizzati, visto che le liquidazioni alle poche imprese sopravvissute sono ferme a luglio dell’anno 2014.
Tra tante brutte notizie ne brilla una finalmente “positiva”: i lavori di ricostruzione dovranno terminare entro il 2018, pena la riprogrammazione dei fondi destinati al sisma con la sempre citata delibera CIPE. Quella che potrebbe sembrare una buona notizia nasconde invece la vera tragedia di questa vicenda che possiamo riassumere così: il governo centrale ci assegna dei fondi da spendere inderogabilmente entro una certa data, ma noi non siamo in grado di utilizzarli perché la nostra capacità di spesa è stata limitata dallo stesso governo che ci ha dato i soldi: non si tratta di una follia ma della legge di stabilità.
È di questi giorni la notizia che i consiglieri regionali del Molise decideranno a breve di ripristinare, sotto mentite spoglie, il diritto al vitalizio. Dal 2008, i terremotati del “cratere”, aspettano di ricevere il rimborso delle tasse di circolazione, pagate negli anni successivi al sisma e mai rimborsati per mancanza di fondi. Caro presidente, invece di favorire i suoi colleghi, non sarebbe il caso di rimborsare i terremotati prima di fare altre spese?☺
Sono passati due anni da quando Iorio non è più presidente della regione e la gente comincia a rimpiangerlo. “Questi sono peggiori di lui” dicono i cittadini molisani che aspettavano la primavera, il sole dell’avvenire, e, invece, continuano a vedere solo autunni e tramonti. Dal 2002 l’ex presidente ha speso, o, più propriamente, sperperato oltre due miliardi di Euro per la ricostruzione post terremoto e per la ripresa produttiva delle aree colpite da sisma e alluvione, circa 200 milioni di euro all’anno. Negli ultimi due anni, dal 2013 ad oggi, Frattura è riuscito a spendere per la ricostruzione post-sisma, poco più di 40 milioni di euro, circa venti milioni per ogni anno. Questi i dati che ci consentono di dissertare sul come Iorio ha utilizzato i fondi ricevuti dal governo centrale, ma di certo non si può negare che il rapporto tra il primo e il secondo è di dieci a uno. Dieci a uno le imprese che hanno lavorato per la ricostruzione, dieci a uno i lavoratori impiegati nell’edilizia, dieci a uno i terremotati che hanno fatto rientro nelle loro abitazioni. Non siamo stati mai teneri con Iorio quando ha scelto di gestire questo grande affare in perfetta solitudine e senza controllo alcuno. Lo abbiamo marcato stretto quando, tra seppie e patate, ci parlava del “Modello Molise”: una grande panzana, un piano di sviluppo fatto per favorire amici e compari, soldi sperperati senza creare un solo posto di lavoro.
Quanto alla gestione della ricostruzione, è appena il caso di ricordare che il primo atto vincolante di programmazione ha visto la luce solo dieci anni dopo la catastrofe. Il governatore, costretto dal ministero dello sviluppo economico, nel 2012, per non perdere i finanziamenti, oltre che la faccia, decise, ob torto collo, di stilare un elenco di interventi di ricostruzione di classe A. L’operazione mise in evidenza che la metà dei progetti, dopo dieci anni di gioco dell’oca, non aveva ancora compiuto il percorso amministrativo previsto. L’atto deliberativo risulterà essere una vera porcheria, ricca di errori e povera di equità. Numerosissimi sono i ricorsi pendenti davanti alla giustizia amministrativa molisana chiamata ancora una volta a sostituire il potere politico inefficiente, inadempiente, incapace. I pessimi risultati ottenuti dal commissario sono oggi la prova tangibile che l’assenza di regole certe e la mancanza del confronto democratico, nelle istituzioni e fuori di esse, non produce mai niente di buono.
Oggi, nonostante ciò, i molisani terremotati, tra il dieci insufficiente di Iorio e il nulla assoluto di Frattura preferiscono il primo. A questo va aggiunto che l’inconcludenza della attuale delegazione parlamentare molisana, tutta di maggioranza, non ha spostato di un solo millimetro l’asticella della ricostruzione, ormai ferma da anni a poco più del 30%. In questo quadretto patetico, la ciliegina sulla torta è rappresentata dai contaballe locali, quasi tutti al soldo della destra in generale e di Iorio in particolare; hanno sempre evitato di parlare di sisma e ricostruzione consapevoli del fatto che in questa storia non si salva nessuno; hanno barattato l’anima, ed anche qualcos’altro, pur di salvare il sistema sul quale sono cresciuti, ma, al netto dei comunicati stampa, degli accordi di programma sbandierati come se fossero dei titoli al portatore e delle deroghe al patto di stabilità, è bene chiarire che di soldi veri ce ne sono sempre molto pochi. Pare, il condizionale è una necessità, che anche quest’anno, solo una piccola percentuale dei famosi 346 milioni di euro, assegnati alla regione Molise nell’estate del 2011, sarebbero disponibili per la ricostruzione o più precisamente per il saldo dei lavori già realizzati, visto che le liquidazioni alle poche imprese sopravvissute sono ferme a luglio dell’anno 2014.
Tra tante brutte notizie ne brilla una finalmente “positiva”: i lavori di ricostruzione dovranno terminare entro il 2018, pena la riprogrammazione dei fondi destinati al sisma con la sempre citata delibera CIPE. Quella che potrebbe sembrare una buona notizia nasconde invece la vera tragedia di questa vicenda che possiamo riassumere così: il governo centrale ci assegna dei fondi da spendere inderogabilmente entro una certa data, ma noi non siamo in grado di utilizzarli perché la nostra capacità di spesa è stata limitata dallo stesso governo che ci ha dato i soldi: non si tratta di una follia ma della legge di stabilità.
È di questi giorni la notizia che i consiglieri regionali del Molise decideranno a breve di ripristinare, sotto mentite spoglie, il diritto al vitalizio. Dal 2008, i terremotati del “cratere”, aspettano di ricevere il rimborso delle tasse di circolazione, pagate negli anni successivi al sisma e mai rimborsati per mancanza di fondi. Caro presidente, invece di favorire i suoi colleghi, non sarebbe il caso di rimborsare i terremotati prima di fare altre spese?☺
Sono passati due anni da quando Iorio non è più presidente della regione e la gente comincia a rimpiangerlo. “Questi sono peggiori di lui” dicono i cittadini molisani che aspettavano la primavera, il sole dell’avvenire, e, invece, continuano a vedere solo autunni e tramonti.
Sono passati due anni da quando Iorio non è più presidente della regione e la gente comincia a rimpiangerlo. “Questi sono peggiori di lui” dicono i cittadini molisani che aspettavano la primavera, il sole dell’avvenire, e, invece, continuano a vedere solo autunni e tramonti. Dal 2002 l’ex presidente ha speso, o, più propriamente, sperperato oltre due miliardi di Euro per la ricostruzione post terremoto e per la ripresa produttiva delle aree colpite da sisma e alluvione, circa 200 milioni di euro all’anno. Negli ultimi due anni, dal 2013 ad oggi, Frattura è riuscito a spendere per la ricostruzione post-sisma, poco più di 40 milioni di euro, circa venti milioni per ogni anno. Questi i dati che ci consentono di dissertare sul come Iorio ha utilizzato i fondi ricevuti dal governo centrale, ma di certo non si può negare che il rapporto tra il primo e il secondo è di dieci a uno. Dieci a uno le imprese che hanno lavorato per la ricostruzione, dieci a uno i lavoratori impiegati nell’edilizia, dieci a uno i terremotati che hanno fatto rientro nelle loro abitazioni. Non siamo stati mai teneri con Iorio quando ha scelto di gestire questo grande affare in perfetta solitudine e senza controllo alcuno. Lo abbiamo marcato stretto quando, tra seppie e patate, ci parlava del “Modello Molise”: una grande panzana, un piano di sviluppo fatto per favorire amici e compari, soldi sperperati senza creare un solo posto di lavoro.
Quanto alla gestione della ricostruzione, è appena il caso di ricordare che il primo atto vincolante di programmazione ha visto la luce solo dieci anni dopo la catastrofe. Il governatore, costretto dal ministero dello sviluppo economico, nel 2012, per non perdere i finanziamenti, oltre che la faccia, decise, ob torto collo, di stilare un elenco di interventi di ricostruzione di classe A. L’operazione mise in evidenza che la metà dei progetti, dopo dieci anni di gioco dell’oca, non aveva ancora compiuto il percorso amministrativo previsto. L’atto deliberativo risulterà essere una vera porcheria, ricca di errori e povera di equità. Numerosissimi sono i ricorsi pendenti davanti alla giustizia amministrativa molisana chiamata ancora una volta a sostituire il potere politico inefficiente, inadempiente, incapace. I pessimi risultati ottenuti dal commissario sono oggi la prova tangibile che l’assenza di regole certe e la mancanza del confronto democratico, nelle istituzioni e fuori di esse, non produce mai niente di buono.
Oggi, nonostante ciò, i molisani terremotati, tra il dieci insufficiente di Iorio e il nulla assoluto di Frattura preferiscono il primo. A questo va aggiunto che l’inconcludenza della attuale delegazione parlamentare molisana, tutta di maggioranza, non ha spostato di un solo millimetro l’asticella della ricostruzione, ormai ferma da anni a poco più del 30%. In questo quadretto patetico, la ciliegina sulla torta è rappresentata dai contaballe locali, quasi tutti al soldo della destra in generale e di Iorio in particolare; hanno sempre evitato di parlare di sisma e ricostruzione consapevoli del fatto che in questa storia non si salva nessuno; hanno barattato l’anima, ed anche qualcos’altro, pur di salvare il sistema sul quale sono cresciuti, ma, al netto dei comunicati stampa, degli accordi di programma sbandierati come se fossero dei titoli al portatore e delle deroghe al patto di stabilità, è bene chiarire che di soldi veri ce ne sono sempre molto pochi. Pare, il condizionale è una necessità, che anche quest’anno, solo una piccola percentuale dei famosi 346 milioni di euro, assegnati alla regione Molise nell’estate del 2011, sarebbero disponibili per la ricostruzione o più precisamente per il saldo dei lavori già realizzati, visto che le liquidazioni alle poche imprese sopravvissute sono ferme a luglio dell’anno 2014.
Tra tante brutte notizie ne brilla una finalmente “positiva”: i lavori di ricostruzione dovranno terminare entro il 2018, pena la riprogrammazione dei fondi destinati al sisma con la sempre citata delibera CIPE. Quella che potrebbe sembrare una buona notizia nasconde invece la vera tragedia di questa vicenda che possiamo riassumere così: il governo centrale ci assegna dei fondi da spendere inderogabilmente entro una certa data, ma noi non siamo in grado di utilizzarli perché la nostra capacità di spesa è stata limitata dallo stesso governo che ci ha dato i soldi: non si tratta di una follia ma della legge di stabilità.
È di questi giorni la notizia che i consiglieri regionali del Molise decideranno a breve di ripristinare, sotto mentite spoglie, il diritto al vitalizio. Dal 2008, i terremotati del “cratere”, aspettano di ricevere il rimborso delle tasse di circolazione, pagate negli anni successivi al sisma e mai rimborsati per mancanza di fondi. Caro presidente, invece di favorire i suoi colleghi, non sarebbe il caso di rimborsare i terremotati prima di fare altre spese?☺
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