Leggere aiuta a guarire. Una frase che racchiude l’essenza di tutti i testi che hanno provato a spiegare cosa si prova leggendo. Ogni libro letto è una perla in più che si aggiunge alla collana della vita, ogni libro ha un suo perché, un suo significato, e rispettivamente una sua interpretazione.
Leggendo puoi immergerti completamente nelle emozioni e negli stati d’animo del protagonista, leggendo provi rabbia, commozione, delusione e così via. Leggere ti permette di vivere emozioni che vorresti vivere nella vita ma che non puoi vivere, e così si guarisce.
Ognuno è in grado di dare una propria interpretazione di un libro, e nessuno può giudicare quella di un altro. Oltre ad essere un appassionante passatempo, leggere aiuta anche a risolvere conflitti interiori che si hanno con la propria personalità. Qualunque sia il libro scelto, l’importante è leggerlo. Perché, è vero, leggere aiuta a guarire. Passaparola!
Camilla Sulmona
Nei panni del detective
“Il richiamo del cuculo” è un giallo coinvolgente e ricco di sorprese di R. Galbraith, in cui un detective, ormai fallito e immerso nei debiti, Cormoran Strike, riceve l’insolita richiesta di risolvere un caso da parte di John, che non vuole credere a ciò che dice la polizia sulla morte della sua amata sorella Lula: modella di grande fama, si sarebbe suicidata buttandosi giù da un balcone e morendo sul colpo.
John – fratello di un carissimo amico del detective – afferma di poter pagare un vero capitale se l’insolito caso verrà risolto una volta per tutte. Il detective, in un primo momento, decide di rifiutare la richiesta, ritenendo che la cifra sia spropositata, ma poi intuisce che quell’offerta gli eviterebbe la rovina totale e lo aiuterebbe a non pensare alla sua ex-fidanzata, con cui ha appena chiuso un rapporto. Da quel momento, il detective viene catapultato nella vita della vittima, piena di intrighi e segnata da una vita sentimentale violenta e difficile.
Grazie allo stile dell’autore e alle avventure che il protagonista si ritrova a vivere, “Il richiamo del cuculo” riesce a far immergere il lettore nei panni del detective, vestendo i quali capirà che il più delle volte devi stare attento proprio alle persone di cui più ti fidi e a cui vuoi bene, e che l’invidia può avere la meglio sulla ragione e sull’autocontrollo. Questo giallo coinvolgente porta il lettore a diventare “detective per un giorno”: attraverso vari colpi di scena, toccherà a chi legge ripercorrere la vita della vittima e sciogliere il caso.
Giusy Martone
Braccialetti rossi
“Devo ammettere che gli anni in cui ho avuto il cancro sono stati anni felici, forse i più belli della mia vita, anche se sembra strano vedere la parola ‘cancro’ e ‘felice’ nella stessa frase…”.
Così esordisce Albert nel suo libro, nel suo inno alla vita: Braccialetti Rossi, edito da Salani, che racconta, con un’incredibile leggerezza ed ironia, la vita di Albert Espinosa, un uomo di trentaquattro anni che per dieci anni ha lottato con tenacia e forza contro la malattia che voleva portarselo via. Semplicemente e ironicamente, nelle centosettantadue pagine che compongono il libro, Albert ci racconta come ha applicato gli insegnamenti del cancro alla vita, perché, come dice lui, la malattia gli ha insegnato tanto, gli ha permesso di apprendere delle cose che un uomo “normale” non capirebbe. “Il cancro mi ha portato via un polmone, una gamba e un pezzo di fegato, ma mi ha restituito, attraverso gli insegnamenti, tutto quello che mi ha tolto…” continua nella sua presentazione in cui spiega che avere una malattia non significa solamente ricoveri, cartelle cliniche o altro, ma anche vita, nuove persone, e nuove lezioni. ‘Il mondo giallo’ è il mondo che descrive nel libro, un mondo suo, ma che possono avere tutti, fatto di ‘gialli’, cioè di persone sconosciute che si incontrano per caso in un bar, su una panchina, per strada, e con le quali si instaura un rapporto speciale, anche fatto solamente di sguardi. Un libro bello, che ti dà tanto senza chiedere niente in cambio, che ti insegna che anche le cose che ci fanno più paura possono essere positive, un libro che ci fa capire che la vita sorride anche quando quel sorriso non lo vediamo!
Dal libro è stata tratta anche una fiction (ispirata alla serie spagnola ‘Polseres Vermelles’) trasmessa su Rai uno durante i mesi di gennaio, febbraio e marzo, che ha riscosso un grande successo. Leo, Vale, Cris, Rocco, Tony e Davide sono sei ragazzi ricoverati in ospedale che formano un gruppo: i ‘Braccialetti Rossi’ (dal colore dei braccialetti delle operazioni di Leo). Con il tempo affrontano insieme le cose brutte come la malattia, il dolore e la morte, ma anche la serenità, la spensieratezza e la voglia di vivere dei ragazzi della loro età. Quella che colpisce è certamente la forza dell’amicizia in grado di sconfiggere qualsiasi barriera. La serie è ispirata al libro di Albert Espinosa, ma non racconta tutto del libro, infatti la storia di amicizia fra i sei ragazzi non è narrata. La serie ha avuto molto successo anche fra i giovani, e questo probabilmente è uno dei traguardi più importanti che il regista, Giacomo Campiotti, voleva raggiungere. “Anche con i crampi, con la fine sulla faccia, col dolore che mi schiaccia e non lo sai, anche con la gioia di sapere che dovunque ce ne andremo, non ci lasceremo mai, io non ho finito…” queste sono le parole della canzone ‘Io non ho finito’, cantata da Niccolò Agliardi, che fa da colonna sonora alla fiction. Non serve aggiungerne altre.
Camilla Sulmona
Leggere aiuta a guarire. Una frase che racchiude l’essenza di tutti i testi che hanno provato a spiegare cosa si prova leggendo. Ogni libro letto è una perla in più che si aggiunge alla collana della vita, ogni libro ha un suo perché, un suo significato, e rispettivamente una sua interpretazione.
Leggendo puoi immergerti completamente nelle emozioni e negli stati d’animo del protagonista, leggendo provi rabbia, commozione, delusione e così via. Leggere ti permette di vivere emozioni che vorresti vivere nella vita ma che non puoi vivere, e così si guarisce.
Ognuno è in grado di dare una propria interpretazione di un libro, e nessuno può giudicare quella di un altro. Oltre ad essere un appassionante passatempo, leggere aiuta anche a risolvere conflitti interiori che si hanno con la propria personalità. Qualunque sia il libro scelto, l’importante è leggerlo. Perché, è vero, leggere aiuta a guarire. Passaparola!
Camilla Sulmona
Nei panni del detective
“Il richiamo del cuculo” è un giallo coinvolgente e ricco di sorprese di R. Galbraith, in cui un detective, ormai fallito e immerso nei debiti, Cormoran Strike, riceve l’insolita richiesta di risolvere un caso da parte di John, che non vuole credere a ciò che dice la polizia sulla morte della sua amata sorella Lula: modella di grande fama, si sarebbe suicidata buttandosi giù da un balcone e morendo sul colpo.
John – fratello di un carissimo amico del detective – afferma di poter pagare un vero capitale se l’insolito caso verrà risolto una volta per tutte. Il detective, in un primo momento, decide di rifiutare la richiesta, ritenendo che la cifra sia spropositata, ma poi intuisce che quell’offerta gli eviterebbe la rovina totale e lo aiuterebbe a non pensare alla sua ex-fidanzata, con cui ha appena chiuso un rapporto. Da quel momento, il detective viene catapultato nella vita della vittima, piena di intrighi e segnata da una vita sentimentale violenta e difficile.
Grazie allo stile dell’autore e alle avventure che il protagonista si ritrova a vivere, “Il richiamo del cuculo” riesce a far immergere il lettore nei panni del detective, vestendo i quali capirà che il più delle volte devi stare attento proprio alle persone di cui più ti fidi e a cui vuoi bene, e che l’invidia può avere la meglio sulla ragione e sull’autocontrollo. Questo giallo coinvolgente porta il lettore a diventare “detective per un giorno”: attraverso vari colpi di scena, toccherà a chi legge ripercorrere la vita della vittima e sciogliere il caso.
Giusy Martone
Braccialetti rossi
“Devo ammettere che gli anni in cui ho avuto il cancro sono stati anni felici, forse i più belli della mia vita, anche se sembra strano vedere la parola ‘cancro’ e ‘felice’ nella stessa frase…”.
Così esordisce Albert nel suo libro, nel suo inno alla vita: Braccialetti Rossi, edito da Salani, che racconta, con un’incredibile leggerezza ed ironia, la vita di Albert Espinosa, un uomo di trentaquattro anni che per dieci anni ha lottato con tenacia e forza contro la malattia che voleva portarselo via. Semplicemente e ironicamente, nelle centosettantadue pagine che compongono il libro, Albert ci racconta come ha applicato gli insegnamenti del cancro alla vita, perché, come dice lui, la malattia gli ha insegnato tanto, gli ha permesso di apprendere delle cose che un uomo “normale” non capirebbe. “Il cancro mi ha portato via un polmone, una gamba e un pezzo di fegato, ma mi ha restituito, attraverso gli insegnamenti, tutto quello che mi ha tolto…” continua nella sua presentazione in cui spiega che avere una malattia non significa solamente ricoveri, cartelle cliniche o altro, ma anche vita, nuove persone, e nuove lezioni. ‘Il mondo giallo’ è il mondo che descrive nel libro, un mondo suo, ma che possono avere tutti, fatto di ‘gialli’, cioè di persone sconosciute che si incontrano per caso in un bar, su una panchina, per strada, e con le quali si instaura un rapporto speciale, anche fatto solamente di sguardi. Un libro bello, che ti dà tanto senza chiedere niente in cambio, che ti insegna che anche le cose che ci fanno più paura possono essere positive, un libro che ci fa capire che la vita sorride anche quando quel sorriso non lo vediamo!
Dal libro è stata tratta anche una fiction (ispirata alla serie spagnola ‘Polseres Vermelles’) trasmessa su Rai uno durante i mesi di gennaio, febbraio e marzo, che ha riscosso un grande successo. Leo, Vale, Cris, Rocco, Tony e Davide sono sei ragazzi ricoverati in ospedale che formano un gruppo: i ‘Braccialetti Rossi’ (dal colore dei braccialetti delle operazioni di Leo). Con il tempo affrontano insieme le cose brutte come la malattia, il dolore e la morte, ma anche la serenità, la spensieratezza e la voglia di vivere dei ragazzi della loro età. Quella che colpisce è certamente la forza dell’amicizia in grado di sconfiggere qualsiasi barriera. La serie è ispirata al libro di Albert Espinosa, ma non racconta tutto del libro, infatti la storia di amicizia fra i sei ragazzi non è narrata. La serie ha avuto molto successo anche fra i giovani, e questo probabilmente è uno dei traguardi più importanti che il regista, Giacomo Campiotti, voleva raggiungere. “Anche con i crampi, con la fine sulla faccia, col dolore che mi schiaccia e non lo sai, anche con la gioia di sapere che dovunque ce ne andremo, non ci lasceremo mai, io non ho finito…” queste sono le parole della canzone ‘Io non ho finito’, cantata da Niccolò Agliardi, che fa da colonna sonora alla fiction. Non serve aggiungerne altre.
Leggere aiuta a guarire. Una frase che racchiude l’essenza di tutti i testi che hanno provato a spiegare cosa si prova leggendo.
Leggere aiuta a guarire. Una frase che racchiude l’essenza di tutti i testi che hanno provato a spiegare cosa si prova leggendo. Ogni libro letto è una perla in più che si aggiunge alla collana della vita, ogni libro ha un suo perché, un suo significato, e rispettivamente una sua interpretazione.
Leggendo puoi immergerti completamente nelle emozioni e negli stati d’animo del protagonista, leggendo provi rabbia, commozione, delusione e così via. Leggere ti permette di vivere emozioni che vorresti vivere nella vita ma che non puoi vivere, e così si guarisce.
Ognuno è in grado di dare una propria interpretazione di un libro, e nessuno può giudicare quella di un altro. Oltre ad essere un appassionante passatempo, leggere aiuta anche a risolvere conflitti interiori che si hanno con la propria personalità. Qualunque sia il libro scelto, l’importante è leggerlo. Perché, è vero, leggere aiuta a guarire. Passaparola!
Camilla Sulmona
Nei panni del detective
“Il richiamo del cuculo” è un giallo coinvolgente e ricco di sorprese di R. Galbraith, in cui un detective, ormai fallito e immerso nei debiti, Cormoran Strike, riceve l’insolita richiesta di risolvere un caso da parte di John, che non vuole credere a ciò che dice la polizia sulla morte della sua amata sorella Lula: modella di grande fama, si sarebbe suicidata buttandosi giù da un balcone e morendo sul colpo.
John – fratello di un carissimo amico del detective – afferma di poter pagare un vero capitale se l’insolito caso verrà risolto una volta per tutte. Il detective, in un primo momento, decide di rifiutare la richiesta, ritenendo che la cifra sia spropositata, ma poi intuisce che quell’offerta gli eviterebbe la rovina totale e lo aiuterebbe a non pensare alla sua ex-fidanzata, con cui ha appena chiuso un rapporto. Da quel momento, il detective viene catapultato nella vita della vittima, piena di intrighi e segnata da una vita sentimentale violenta e difficile.
Grazie allo stile dell’autore e alle avventure che il protagonista si ritrova a vivere, “Il richiamo del cuculo” riesce a far immergere il lettore nei panni del detective, vestendo i quali capirà che il più delle volte devi stare attento proprio alle persone di cui più ti fidi e a cui vuoi bene, e che l’invidia può avere la meglio sulla ragione e sull’autocontrollo. Questo giallo coinvolgente porta il lettore a diventare “detective per un giorno”: attraverso vari colpi di scena, toccherà a chi legge ripercorrere la vita della vittima e sciogliere il caso.
Giusy Martone
Braccialetti rossi
“Devo ammettere che gli anni in cui ho avuto il cancro sono stati anni felici, forse i più belli della mia vita, anche se sembra strano vedere la parola ‘cancro’ e ‘felice’ nella stessa frase…”.
Così esordisce Albert nel suo libro, nel suo inno alla vita: Braccialetti Rossi, edito da Salani, che racconta, con un’incredibile leggerezza ed ironia, la vita di Albert Espinosa, un uomo di trentaquattro anni che per dieci anni ha lottato con tenacia e forza contro la malattia che voleva portarselo via. Semplicemente e ironicamente, nelle centosettantadue pagine che compongono il libro, Albert ci racconta come ha applicato gli insegnamenti del cancro alla vita, perché, come dice lui, la malattia gli ha insegnato tanto, gli ha permesso di apprendere delle cose che un uomo “normale” non capirebbe. “Il cancro mi ha portato via un polmone, una gamba e un pezzo di fegato, ma mi ha restituito, attraverso gli insegnamenti, tutto quello che mi ha tolto…” continua nella sua presentazione in cui spiega che avere una malattia non significa solamente ricoveri, cartelle cliniche o altro, ma anche vita, nuove persone, e nuove lezioni. ‘Il mondo giallo’ è il mondo che descrive nel libro, un mondo suo, ma che possono avere tutti, fatto di ‘gialli’, cioè di persone sconosciute che si incontrano per caso in un bar, su una panchina, per strada, e con le quali si instaura un rapporto speciale, anche fatto solamente di sguardi. Un libro bello, che ti dà tanto senza chiedere niente in cambio, che ti insegna che anche le cose che ci fanno più paura possono essere positive, un libro che ci fa capire che la vita sorride anche quando quel sorriso non lo vediamo!
Dal libro è stata tratta anche una fiction (ispirata alla serie spagnola ‘Polseres Vermelles’) trasmessa su Rai uno durante i mesi di gennaio, febbraio e marzo, che ha riscosso un grande successo. Leo, Vale, Cris, Rocco, Tony e Davide sono sei ragazzi ricoverati in ospedale che formano un gruppo: i ‘Braccialetti Rossi’ (dal colore dei braccialetti delle operazioni di Leo). Con il tempo affrontano insieme le cose brutte come la malattia, il dolore e la morte, ma anche la serenità, la spensieratezza e la voglia di vivere dei ragazzi della loro età. Quella che colpisce è certamente la forza dell’amicizia in grado di sconfiggere qualsiasi barriera. La serie è ispirata al libro di Albert Espinosa, ma non racconta tutto del libro, infatti la storia di amicizia fra i sei ragazzi non è narrata. La serie ha avuto molto successo anche fra i giovani, e questo probabilmente è uno dei traguardi più importanti che il regista, Giacomo Campiotti, voleva raggiungere. “Anche con i crampi, con la fine sulla faccia, col dolore che mi schiaccia e non lo sai, anche con la gioia di sapere che dovunque ce ne andremo, non ci lasceremo mai, io non ho finito…” queste sono le parole della canzone ‘Io non ho finito’, cantata da Niccolò Agliardi, che fa da colonna sonora alla fiction. Non serve aggiungerne altre.
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