Piccolo è umano…
7 Giugno 2022
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Piccolo è umano…

I piccoli paesi continuano, nonostante i tanti cambiamenti, a conservare un aspetto importante, umano, difficile da riscontrare nelle realtà più grandi.  È ciò che può essere definito una sorta di: “umanizzazione dei consumi”.

Non si acquista, ma sembra quasi che ci si rechi a fare visita a qualcuno. Non si fa la spesa, si va da Fusco; non si compra il pane, si va da Lorenza; non si fuma, si va da Franco; non si va a prendere il caffè, si va da Luciano o da Silvia; non si va in pasticceria, si va da Stefania; non si va dal barbiere o dalla parrucchiera, si va da Irene; non si va dal fabbro, si va da Antonio… Si ha quasi la sensazione che i beni di consumo o i servizi cessino di essere tali, si svestano di materialismo e assumano una personalità e un nome.

Certo, è chiaro che in queste “visite” bisogna pur pagare, ma è un aspetto che spesso diventa quasi marginale, perché viene dolcemente soppiantato da una serie di aspetti e valori, fondamentali per favorire la socializzazione e far sentire ognuno parte integrante di una comunità.

Con questi pensieri, quasi ogni mattina, mi auguro il buongiorno, mentre dal mio terrazzo – a Montecilfone – osservo il luccichio dello specchio d’acqua del mare che appare dietro Guglionesi, per allontanare l’idea che accarezza tanti, troppi: andare via.

Restare in Molise richiede coraggio. Restare in un piccolo centro del Molise, richiede tanto coraggio. Lo richiede ogni giorno, soprattutto ora che sta per chiudere anche Fusco – il supermarket storico dove già i miei genitori da bambini si recavano per la spesa commissionata dai miei nonni – dopo che già anche Stefania – una giovane che ha deciso di investire nel luogo che l’ha vista crescere – ha chiuso la pasticceria che ha reso più dolci tante domeniche.

Richiede coraggio perché restare significa continuare a vedere cose che molti non vedono più, credere che vivere in luoghi piccoli, marginali e a tratti “sfigati”, sia una sorta di allenamento per lo spirito, un promemoria quotidiano che serve a ricordare, prima di ogni altra cosa, di essere persone, esseri umani, con desideri, sogni e speranze e non pedine messe a caso in un gioco le cui regole sono state scritte da altri.

Restare vuol dire conservare, nonostante tutto, la propria identità.

Certo, assistere ad un progressivo regresso umano, valoriale, culturale che non riesce a scuotere le coscienze di chi dovrebbe arginare tempestivamente il rischio di cancellare le identità dei tanti meravigliosi piccoli paesi di questo bel Molise, a lungo andare diventa frustrante. Ma non bisogna rassegnarsi, non bisogna arrendersi.

La frustrazione può diventare rabbia, quella rabbia costruttiva da sbattere in faccia a chiunque si ricordi che il piccolo è importante, è utile, solo in quel percorso ciclico che scade nel quinquennio. Perché per ergersi a grandi, bisogna saper ascoltare sempre, ogni giorno, chi è umanamente piccolo.☺

 

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