Pittori nazareni e puristi
18 Dicembre 2022
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Pittori nazareni e puristi

Durante la seconda metà del Settecento e all’inizio del secolo successivo, in pieno clima di cultura illuministica e in seguito negli anni che videro l’affermarsi del Neoclassicismo, un nuovo interesse si diffuse per l’arte dei “Primitivi” italiani, cioè per l’arte dei periodi all’incirca dalla fine del Duecento al XV secolo.

Di questo vasto e complesso fenomeno furono pro- tagonisti eruditi ricercatori, come riporta lo storico dell’arte, l’abate Luigi Lanzi (Sto- ria pittorica della Italia, Bassano 1795-1796). Importanti raccolte pubbliche e private di dipinti “Primitivi”, costituitesi durante il dominio napoleonico tramite requisizioni volute dall’imperatore e attuate dai suoi rappresentanti diplomatici e culturali, hanno consentito che una gran quantità di opere d’arte fossero anche trasferite all’estero. Si trattava di artisti come lo scultore Flaxman, il pittore olandese Humbert De Superville, l’inglese William Young Ottley presenti in Italia e impegnati a trattare disegni e incisioni da sculture, pitture – specialmente affreschi – del Trecento e Quattrocento. Tutto ciò rispondeva alle istanze della filologia e dell’erudizione settecentesca di ispirazione illuministica.

Un artista di rilievo del Neoclassicismo, di tendenza arcaizzante e di gusto purista, fu John Flaxman, che  si ispirava alle raffigurazioni dei vasi greci, alle illustrazioni delle opere di Omero ed Eschilo, in seguito anche alla Divina Commedia di Dante. Questa attenzione fu avvertita anche da altri artisti in stretto legame con Flaxman, tra i quali William Bleake (1757-1827).

John Flaxman (1755 – 1829)

Giunse a Roma nel 1787. Non era giovane come la maggior parte degli artisti che affollavano la città per completare il percorso di studi. Per Flaxman non fu facile approvvigionarsi di finanziamenti che gli permettessero di compiere agevolmente l’esperienza artistica in Italia, non riuscì, quindi, a garantirsi alcuna borsa di studi. Mise il suo ta- lento al servizio delle fabbriche di ceramiche. Studiò in modo indefesso tutto quello che la capitale poteva offrirgli, in modo particolare l’arte antica secondo il gusto neoclassico.

Su richiesta di un giovane banchiere olandese accettò di eseguire una serie di disegni a illustrazione della Divina Commedia, al compenso di tre ghinee per foglio. Flaxman realizzò 111 fogli dando vita ad un viaggio dantesco: “…a lume di candela, in solitaria riflessione e meditazione  personale, prendono forma le tavole che, quasi a duecento anni di distanza, rimarcano  la fortuna figurativa del poema”.

Seicento e Settecento non sono stati, infatti, un felice periodo per Dante Alighieri: la predilezione per un’arte di matrice classicistica, che preferiva la poesia arcadica e pastorale insieme al gusto rococò, non avevano alcuna affinità con le asprezze del linguaggio dantesco, con i cupi, drammatici paesaggi  infernali.

La Commedia di Zatta

Un editore veneziano, Antonio Zatta, stampò nel 1757-1758 una edizione della Commedia in cinque volumi. L’originalità del lavoro di Floxman si rivelò da subito nella scelta della grammatica formale: disegni al tratto, eseguiti a puro contorno, privi di qualsiasi traccia di chiaroscuro. Una lingua essenziale, scarnificata, depurata da indulgenze decorative. Grafica di straordinaria sintesi e valenza arcaica, che tradusse Dante secondo la “vulgata” del suo tempo.☺

 

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