Tra le tante omelie udite nelle varie messe della pasqua appena trascorsa ce n’è stata una che non può non aver colpito le menti tolleranti e sensibili di tanti liberi cittadini. Trattasi di un parroco che ha fatto della sua esistenza di prelato anche un mandato politico a vita, votato non si sa bene da chi e, minacciando scomuniche e dando, dal suo privilegiato pulpito, indicazione di voto ad ogni campagna elettorale. Questo prete, nella messa della veglia pasquale, si è permesso di apostrofare dei giovani che si divertivano in un pub la sera prima come “porci”, oltre che chiudere le porte della chiesa prima di celebrare la messa, non potendo tollerare i ritardatari. Sa il prete in questione che la chiesa, oltre a non essergli stata donata in eredità, né in usufrutto gratuito né tanto meno in comodato d’uso, è il luogo aperto a tutti per eccellenza? E sa che tutti devono avervi libero accesso in qualsiasi momento?
Nessuno dei tanti giovani presenti nel locale, né i titolari del pub, hanno infranto le regole del comune vivere civile: erano dei semplici avventori di uno dei milioni di locali pubblici italiani aperti anche la sera del venerdì santo. Qualcun’altro forse ha infranto le regole di tolleranza e rispetto degli altri, dimenticando che il tempo della santa inquisizione, dei roghi per bruciare le “streghe” in piazza e delle scomuniche papiste, è passato ormai da tempo. I tempi, anche per la Chiesa, si sono evoluti e la tolleranza, il rispetto per gli altri e l’accoglienza, anche degli “infedeli”, sono diventati l’obiettivo principe di qualsiasi “ministro di Dio”.
Ci sono tanti Parroci che si uniscono ai giovani, vanno a trovarli nei loro luoghi di divertimento per portar loro “la Parola”, per parlare dei loro problemi e del vangelo. Ce ne sono altri che non si stancano mai di denunciare i politici corrotti, la criminalità organizzata e l’enorme carenza di giustizia sociale. I preti potrebbero essere (e alcuni lo sono), gli ultimi “rivoluzionari” in circolazione, gli ultimi baluardi capaci di opporsi al potere costituito. Potrebbero (e dovrebbero) opporsi alla corruzione politica dilagante, al potere mafioso che si è appropriato di gran parte delle istituzioni, al Capitalismo mercantile che tanti danni sta creando ai ceti deboli e agli “ultimi” del mondo. A patto però che scendano dal loro piedistallo e mettano in pratica i dettami evangelici, facciano cioè quello per cui si sono “votati”.
Tutti abbiamo nel cuore l’immagine di papa Wojtyla che, benché malato, ballava coi giovani o di quando, con parole durissime, lanciava anatemi contro la mafia. Di un parroco che, nel terzo millennio, lanci dal pulpito anatemi e scomuniche contro i giovani e chiuda le porte della chiesa, ma tace sui grandi mali che affliggono il mondo, sinceramente, non se ne sente il bisogno. A maggior ragione se trattasi di un chierico che, in tanti anni di “onorato servizio”, mai proferì parola contro il corrotto, il mafioso e l’arraffone di turno. Dal pulpito si predica amore, tolleranza, perdono. È la parola Dio.
Il mondo là fuori è cambiato, c’è bisogno che qualcuno lo avverta. ☺
terraecolle@gmail.com
Tra le tante omelie udite nelle varie messe della pasqua appena trascorsa ce n’è stata una che non può non aver colpito le menti tolleranti e sensibili di tanti liberi cittadini. Trattasi di un parroco che ha fatto della sua esistenza di prelato anche un mandato politico a vita, votato non si sa bene da chi e, minacciando scomuniche e dando, dal suo privilegiato pulpito, indicazione di voto ad ogni campagna elettorale. Questo prete, nella messa della veglia pasquale, si è permesso di apostrofare dei giovani che si divertivano in un pub la sera prima come “porci”, oltre che chiudere le porte della chiesa prima di celebrare la messa, non potendo tollerare i ritardatari. Sa il prete in questione che la chiesa, oltre a non essergli stata donata in eredità, né in usufrutto gratuito né tanto meno in comodato d’uso, è il luogo aperto a tutti per eccellenza? E sa che tutti devono avervi libero accesso in qualsiasi momento?
Nessuno dei tanti giovani presenti nel locale, né i titolari del pub, hanno infranto le regole del comune vivere civile: erano dei semplici avventori di uno dei milioni di locali pubblici italiani aperti anche la sera del venerdì santo. Qualcun’altro forse ha infranto le regole di tolleranza e rispetto degli altri, dimenticando che il tempo della santa inquisizione, dei roghi per bruciare le “streghe” in piazza e delle scomuniche papiste, è passato ormai da tempo. I tempi, anche per la Chiesa, si sono evoluti e la tolleranza, il rispetto per gli altri e l’accoglienza, anche degli “infedeli”, sono diventati l’obiettivo principe di qualsiasi “ministro di Dio”.
Ci sono tanti Parroci che si uniscono ai giovani, vanno a trovarli nei loro luoghi di divertimento per portar loro “la Parola”, per parlare dei loro problemi e del vangelo. Ce ne sono altri che non si stancano mai di denunciare i politici corrotti, la criminalità organizzata e l’enorme carenza di giustizia sociale. I preti potrebbero essere (e alcuni lo sono), gli ultimi “rivoluzionari” in circolazione, gli ultimi baluardi capaci di opporsi al potere costituito. Potrebbero (e dovrebbero) opporsi alla corruzione politica dilagante, al potere mafioso che si è appropriato di gran parte delle istituzioni, al Capitalismo mercantile che tanti danni sta creando ai ceti deboli e agli “ultimi” del mondo. A patto però che scendano dal loro piedistallo e mettano in pratica i dettami evangelici, facciano cioè quello per cui si sono “votati”.
Tutti abbiamo nel cuore l’immagine di papa Wojtyla che, benché malato, ballava coi giovani o di quando, con parole durissime, lanciava anatemi contro la mafia. Di un parroco che, nel terzo millennio, lanci dal pulpito anatemi e scomuniche contro i giovani e chiuda le porte della chiesa, ma tace sui grandi mali che affliggono il mondo, sinceramente, non se ne sente il bisogno. A maggior ragione se trattasi di un chierico che, in tanti anni di “onorato servizio”, mai proferì parola contro il corrotto, il mafioso e l’arraffone di turno. Dal pulpito si predica amore, tolleranza, perdono. È la parola Dio.
Il mondo là fuori è cambiato, c’è bisogno che qualcuno lo avverta. ☺
Tra le tante omelie udite nelle varie messe della pasqua appena trascorsa ce n’è stata una che non può non aver colpito le menti tolleranti e sensibili di tanti liberi cittadini. Trattasi di un parroco che ha fatto della sua esistenza di prelato anche un mandato politico a vita, votato non si sa bene da chi e, minacciando scomuniche e dando, dal suo privilegiato pulpito, indicazione di voto ad ogni campagna elettorale. Questo prete, nella messa della veglia pasquale, si è permesso di apostrofare dei giovani che si divertivano in un pub la sera prima come “porci”, oltre che chiudere le porte della chiesa prima di celebrare la messa, non potendo tollerare i ritardatari. Sa il prete in questione che la chiesa, oltre a non essergli stata donata in eredità, né in usufrutto gratuito né tanto meno in comodato d’uso, è il luogo aperto a tutti per eccellenza? E sa che tutti devono avervi libero accesso in qualsiasi momento?
Nessuno dei tanti giovani presenti nel locale, né i titolari del pub, hanno infranto le regole del comune vivere civile: erano dei semplici avventori di uno dei milioni di locali pubblici italiani aperti anche la sera del venerdì santo. Qualcun’altro forse ha infranto le regole di tolleranza e rispetto degli altri, dimenticando che il tempo della santa inquisizione, dei roghi per bruciare le “streghe” in piazza e delle scomuniche papiste, è passato ormai da tempo. I tempi, anche per la Chiesa, si sono evoluti e la tolleranza, il rispetto per gli altri e l’accoglienza, anche degli “infedeli”, sono diventati l’obiettivo principe di qualsiasi “ministro di Dio”.
Ci sono tanti Parroci che si uniscono ai giovani, vanno a trovarli nei loro luoghi di divertimento per portar loro “la Parola”, per parlare dei loro problemi e del vangelo. Ce ne sono altri che non si stancano mai di denunciare i politici corrotti, la criminalità organizzata e l’enorme carenza di giustizia sociale. I preti potrebbero essere (e alcuni lo sono), gli ultimi “rivoluzionari” in circolazione, gli ultimi baluardi capaci di opporsi al potere costituito. Potrebbero (e dovrebbero) opporsi alla corruzione politica dilagante, al potere mafioso che si è appropriato di gran parte delle istituzioni, al Capitalismo mercantile che tanti danni sta creando ai ceti deboli e agli “ultimi” del mondo. A patto però che scendano dal loro piedistallo e mettano in pratica i dettami evangelici, facciano cioè quello per cui si sono “votati”.
Tutti abbiamo nel cuore l’immagine di papa Wojtyla che, benché malato, ballava coi giovani o di quando, con parole durissime, lanciava anatemi contro la mafia. Di un parroco che, nel terzo millennio, lanci dal pulpito anatemi e scomuniche contro i giovani e chiuda le porte della chiesa, ma tace sui grandi mali che affliggono il mondo, sinceramente, non se ne sente il bisogno. A maggior ragione se trattasi di un chierico che, in tanti anni di “onorato servizio”, mai proferì parola contro il corrotto, il mafioso e l’arraffone di turno. Dal pulpito si predica amore, tolleranza, perdono. È la parola Dio.
Il mondo là fuori è cambiato, c’è bisogno che qualcuno lo avverta. ☺
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