Quali politiche attive del lavoro?
18 Aprile 2023
laFonteTV (3114 articles)
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Quali politiche attive del lavoro?

Politiche attive del lavoro, queste sconosciute! In una terra vittima dello spopolamento, che rischia la desertificazione sociale per colpa della carenza cronica dei servizi, a partire da quello prioritario rappresentato dalla sanità pubblica, il tema del lavoro e delle politiche ad esso collegato è (e avrebbe dovuto esserlo in questi cinque anni) fondamentale. Un pilastro, se il governo regionale avesse avuto una visione, si fosse applicato nella programmazione. Dove non c’è lavoro, non ci sono né crescita né sviluppo ma resiste solo il progressivo depauperamento sociale che, a cascata, provoca altri tagli, altri viaggi di sola andata delle nostre professionalità.

Acclarato che, purtroppo, in tema di politiche attive del lavoro il Molise è fermo a dove lo avevamo lasciato ad inizio legislatura, entra in campo anche un ulteriore dato, che evidenzia lo stato dell’arte: anche in tema di infrastrutture tecnologiche, il Molise è rimasto all’età della pietra nonostante il contesto di estrema flessibilità del lavoro nel quale è massiccio il ricorso a numerosi altri strumenti, tutti di uso comune, che consentono di rapportarsi all’utente, che mettono in collegamento destinatario del servizio e richiedente.

In cinque anni, quasi, di legislatura il tema del lavoro e delle politiche attive da mettere in campo – che, come è evidente, ha un impatto dirimente sulle possibilità occupazionali e quindi sulle vite e i destini di migliaia di persone – è stato affrontato rarissime volte, grazie al pressing politico svolto utilizzando le possibilità concesse come interrogazioni e interpellanze.

Ma le risposte si sono limitate ad annunci spot. Tanto per cambiare, del resto.

Atmosfera rarefatta – dopo i continui cambi di assessori fino alle dimissioni dell’ultimo esponente del governo Toma – fino a qualche giorno fa quando, ormai a fine legislatura, magicamente qualcosa si è sbloccato.

La procedura concorsuale per il potenziamento dei Centri per l’Impiego, avviata con avviso pubblico a dicembre 2021, ricompare a sorpresa perché, in considerazione dell’elevato numero di domande pervenute rispetto ai 35 posti messi a concorso, serve una prova preselettiva. Insomma, un concorso pubblico avviato a Natale di due anni fa, arriva ad un primo punto fermo quando ormai la legislatura è terminata. Ovvio che sia tutto trasparente, ovvio che l’affidamento ad una società esterna sia garanzia per tutti i partecipanti, ma non notare questi passaggi temporali sarebbe una clamorosa svista. Come non evidenziare, con il rilievo che meritano, le lungaggini di un iter che avrebbe dovuto essere veloce, perché dotare i Centri per l’ Impiego della regione di personale, di competenze, avrebbe potuto fare la differenza colmando un gap che è destinato a diventare voragine.

Contestualmente, sempre per quello strano caso del destino che ha contraddistinto questa vicenda sotto il profilo delle tempistiche, l’ANPAL pubblica i dati relativi ai servizi erogati dai Centri per l’Impiego, nello specifico quelli digitali ormai fondamentali, soprattutto dopo l’emergenza pandemica.

Sempre in questa “linea del tempo perso”, solo qualche settimana prima dell’ improvviso risveglio primaverile del caso CpI, i servizi a Campobasso hanno dovuto subire un improvviso (ma non dovrebbe essere così visto che si tratta di programmazione regionale) stop perché non era stato rinnovato il contratto per la vigilanza e le pulizie nella sede del capoluogo. Insomma, senza personale, senza vigilanza, senza pulizie e con un livello di digitalizzazione (che nel 2023 non è chiedere di certo la luna) che ci pone all’ ultimo posto in classifica.

Ed è messo nero su bianco: la rilevanza degli obiettivi di potenziamento infrastrutturale si è evidenziata nel biennio 2020-2021, soprattutto nel periodo più critico dell’ emergenza sanitaria legata al Covid-19. In quel periodo, l’adattamento dell’ operatività degli uffici alle misure di contenimento dei contatti ha indotto le amministrazioni regionali e provinciali (evidentemente non in Molise) a cercare una sintesi tra lo stato di necessità e le esigenze di garantire la continuità dei servizi e degli adempimenti di legge.

I dati del monitoraggio 2022 mostrano che nell’ultimo anno il 73,6% dei CpI ha beneficiato degli investimenti in nuove attrezzature pianificati da Regioni e Province autonome, sostituendo o incrementando la propria dotazione informatica. Questo processo ha riguardato in modo diverso i territori che esprimono fabbisogni e condizioni di partenza molto differenziati anche al loro interno: al di sopra del dato complessivo si collocano alcune regioni come Puglia, Umbria e Valle d’Aosta che vedono la totalità dei propri CpI (100%) potenziare la propria infrastruttura tecnologica. Seguono con poco scarto la Lombardia (98,2% dei CpI interessati), la Campania (97,8%), il Friuli-Venezia Giulia (94,1%) e il Piemonte (93,3%).

Al di sotto del dato medio si trova invece il Molise: nessun CpI ha acquisito nuova attrezzatura informatica.

Una guerra, quella per il lavoro, alla quale la nostra regione arriva con le armi spuntate: quelle della mancata programmazione, quelle del disinteresse che ha segnato questi cinque anni, quella del piegarsi senza reagire ad un destino che sembra già scritto.

Senza ospedali, senza infrastrutture come strade e ferrovie, senza una possibilità di lavoro, ovvio che si vada via per non tornare.☺

 

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