Radici
13 Ottobre 2023
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Radici

“Nessuno può fare per i bambini quello che fanno i nonni: essi spargono polvere di stelle sulla vita dei più piccoli”. Così scriveva il giornalista e scrittore statunitense Alex Haley, a proposito della nonna materna e del racconto che gli faceva di sette generazioni della loro famiglia, poi rielaborato nel suo libro più noto, Radici (1977). Un bel frammento di saggezza di cui fare dono ai nonni, magari insieme a un fiore (si veda la rubrica Le nostre erbe), in occasione della loro festa nazionale il 2 ottobre.
Questa giornata è stata istituita per legge dal Parlamento italiano nel 2005, ma le sue origini sono in realtà molto più lontane. Era il 1970 quando una casalinga del West Virginia, di nome Marian McQuade, mamma di 15 figli e nonna di 40 nipoti, ebbe l’idea di dedicare a tutti i nonni una festa nazionale in cui omaggiarli, con l’obiettivo di rafforzare il legame con le giovani generazioni e curarne l’educazione. Nel 1978, il Grandparents Day, come è chiamato negli Stati Uniti, venne fissato dall’allora presidente Jimmy Carter la prima domenica di settembre, dopo il Labor Day, la festa del lavoro. In Italia la ricorrenza cade invece il 2 ottobre, perché è stato scelto il giorno in cui la Chiesa celebra gli Angeli custodi, a sottolineare come i nonni siano presenze affettuose e insostituibili nella vita sia dei figli sia dei nipoti.
Se in questa occasione sono state spesso promosse iniziative per valorizzare il ruolo dei nonni, per esempio il premio consegnato ogni anno dal Presidente della Repubblica al nonno e alla nonna d’Italia, è però solo negli ultimi tempi che si è riconosciuta tutta l’importanza di questa festa. I nonni e, più in generale, gli anziani, sono stati infatti messi a dura prova dalla recente pandemia. In molti luoghi sono rimasti a lungo isolati per paura di contrarre il virus, e proprio la loro assenza o lontananza ha fatto riscoprire quale indispensabile aiuto forniscano nell’educazione dei più giovani e quale grande patrimonio di esperienza e saggezza rappresentino. Per questo motivo anche papa Francesco nel 2021 ha voluto rilanciarne la figura, fissando come data per celebrarli la quarta domenica di luglio, in prossimità della festa dei santi Anna e Gioacchino, i nonni di Gesù, che cade il 26 luglio.
Che i nonni e gli anziani siano “la nostra memoria, le radici dei popoli, l’anello di congiunzione tra le generazioni e un tesoro da custodire, la cui ricchezza spesso dimentichiamo”, Bergoglio lo aveva già affermato, forse in modo ancora più incisivo, l’anno precedente. In un’intervista pubblicata nell’aprile 2020, in piena pandemia, su due giornali di opinione cattolici, “The Tablet” di Londra e il “Commonweal” di New York, al giornalista che gli chiedeva un pensiero per gli anziani rimasti soli, il pontefice aveva infatti risposto: “Quello che mi viene in mente è un verso di Virgilio, alla fine del secondo libro dell’Eneide, quando Enea, dopo la sconfitta a Troia, ha perso tutto. Due strade gli si aprono davanti: rimanere lì a piangere o seguire il suo cuore, salire sulle montagne e lasciarsi la guerra alle spalle. È un bel verso: Cessi, et sublato montis genitore petivi (‘Mi ritirai e, caricatomi il padre, piegai verso i monti’: Eneide II 804; trad. di Alessandro Fo). Questo è quello che tutti noi dobbiamo fare: prendere le radici delle nostre tradizioni e avviarci verso le montagne”. A completare l’immagine, com’è noto, è il figlioletto Ascanio, che Enea tiene per mano mentre fugge dalla città in fiamme con il vecchio padre Anchise sulle spalle (Eneide II 707-711 e 721-725). Il patto fra generazioni evocato da Virgilio con questo trio è sottinteso da papa Francesco, che pone invece l’attenzione sulla pietas verso coloro che ci hanno preceduto e che sono qui metaforicamente rappresentati da Anchise, padre e nonno, ovvero dalle “radici delle nostre tradizioni”.☺

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