Ristagni d’oro
“Questo libro non funziona. Bisogna distruggerlo”. Così aveva deciso Gabriel García Márquez della sua ultima fatica letteraria Ci vediamo in agosto, che invece ha visto la luce, in contemporanea mondiale, lo scorso 6 marzo, giorno in cui lo scrittore colombiano avrebbe festeggiato il suo novantasettesimo compleanno – e a dieci anni dalla sua scomparsa, avvenuta il 17 aprile del 2014. Come era accaduto per l’Eneide di Virgilio e, più di recente, con gli scritti di Frank Kafka, pubblicati postumi dagli amici nonostante il parere contrario degli autori, anche i due figli di García Márquez hanno deciso di contravvenire alla volontà del padre, affetto, negli ultimi anni della sua vita, da una grave forma di demenza senile, con continui vuoti di memoria. E hanno così affidato a Cristobal Pera, editor dei suoi ultimi due romanzi, anche questo inedito, che aveva avuto fra l’altro una lunga e difficile gestazione. Iniziato nel 1999 e parzialmente presentato a Madrid, in occasione di un evento in cui l’autore ne aveva letto alcuni brani alla presenza del suo collega, anche lui premio Nobel per la Letteratura, José Saramago, Ci vediamo in agosto era poi finito nel 2014 negli archivi della University of Texas di Austin, in cui è custodita gran parte del materiale inedito di García Márquez. I figli si sono trovati davanti cinque diverse cartelline, contenenti altrettante versioni del romanzo scritte dal padre, optando alla fine per quella con la scritta «Gran OK final», datata luglio 2004.
Come loro stessi hanno tenuto a precisare, si tratta di un romanzo minore nella produzione di García Márquez, non certo paragonabile a un’opera come Cent’anni di solitudine, considerato da alcuni il testo in lingua spagnola più importante dopo il Don Chisciotte di Miguel de Cervantes. E non è forse nemmeno un romanzo, ma più propriamente un racconto lungo, in cui tuttavia i lettori affezionati possono ritrovare molte delle tipiche atmosfere marqueziane (paesaggi lagunari, aironi azzurri, strade assolate e polverose, notti ventose…), insieme a qualche elemento di novità. A differenza di quanto accade in altri suoi testi, l’autore sceglie qui di incentrare tutta la narrazione su un personaggio femminile,Ana Magdalena Bach: una donna quasi cinquantenne, che ogni anno, il 16 agosto, intraprende una traversata di quattro ore in traghetto per raggiungere l’isola caraibica in cui sua madre ha chiesto di essere sepolta e per deporre sulla sua tomba un mazzo di gladioli, parlando con lei e facendo un bilancio dei mesi precedenti. Il rituale si ripete tutte le estati, finché…
Per non spoilerare gli snodi salienti della trama – e tanto meno il finale, tutt’altro che scontato – mi limiterò qui a ricordare come Ana Magdalena maturi nel corso della storia la convinzione che “il miracolo della sua vita fosse aver continuato quella di sua madre morta”. Un piccolo ‘frammento di saggezza’, perfetto – indipendentemente dal segreto che vi si cela dietro – per questo mese in cui si celebrano tutte le mamme.
Un altro Leitmotiv del libro è la musica. La protagonista, il cui nome ricalca quello della seconda moglie del grande compositore Bach, Anna Magdalena, è figlia e moglie di un direttore di conservatorio, ha un figlio violoncellista (oltre a una figlia intenzionata a farsi suora, che però nel frattempo frequenta un jazzista) e ama ballare il valzer e il tango. Poi vi è la malinconia, che vela la vita della donna, come tutte le pagine di questo libro – nato del resto, sempre a detta dei figli dell’autore, da “una gara tra il perfezionismo dell’artista e il venir meno delle sue facoltà mentali”. Una malinconia che culmina nell’immagine crepuscolare del finale: “il mare era un ristagno d’oro sotto il sole del pomeriggio”. “Ci vediamo” in libreria.☺
