Recensione
4 Marzo 2015
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Recensione

Gli anziani amano raccontarsi e raccontare si sa, ma le memorie personali, familiari o collettive, affidate a una comunicazione prevalentemente orale, sono labili narrazioni destinate fatalmente a scomparire.

Proprio per difendere dall’oblio persone, fatti, accadimenti, il prof. Luigi Pizzuto ha raccolto in un libro-documento, eventi legati alla seconda guerra mondiale e in particolare all’occupazione tedesca, che hanno avuto come scenario Colletorto, suo villaggio dell’anima e come protagonista la gente del suo popolo.

Il titolo Scoppio di mine si riferisce ad episodi avvenuti in paese che hanno coinvolto, a distanza di poche ore, un ragazzo e un uomo che si recavano in campagna, entrambi ridotti a brandelli da bombe lasciate dai tedeschi durante la ritirata. Eroi per caso questi, di cui non si parla e non si scrive nei libri; persone semplici che avrebbero preferito continuare a lavorare i campi piuttosto che lasciare il loro nome alla storia, fosse pure la piccola storia locale, ma che meritano un ricordo per avere dato, con il loro inconsapevole sacrificio, un tributo di sangue nell’ultimo conflitto mondiale. Ricordo che vuole essere un monito per le nuove generazioni affinché il passato non sia il futuro, ma sia piuttosto occasione di crescita e di garanzia per tempi migliori.

L’autore utilizza nel libro stralci di testimonianze, brani di ricordi che hanno valenza collettiva e foto d’epoca messe gentilmente a disposizione dalle famiglie e ripropone i valori di un piccolo mondo antico che ci appartiene, colti nella  ricerca dei tanti fatti del passato tra Colletorto, S. Croce, San Giuliano. Usa, nella stesura del testo, codici espressivi diversi: socio-storico, drammaturgico, iconico, in un gioco di rimandi e di integrazioni che danno un quadro armonico e completo dell’argomento trattato. Il linguaggio è limpido, scorrevole, di facile comprensione, privo di retorica, adatto all’opera che ha scopo civile più che letterario; il tipo e la dimensione del carattere rendono la scrittura chiara, riposante e la lettura piacevole; la composizione grafica della copertina evoca memoria e pathos.

Carolina Mastrangelo

 

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