Ripartiamo da acqua e sanità
9 Dicembre 2021
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Ripartiamo da acqua e sanità

Tra le tante brutte notizie che ci arrivano giornalmente due spiccano per l’impatto a livello nazionale e locale: il DDL Concorrenza e la legge di bilancio per quanto attiene alla sanità.

L’attacco ai beni comuni non dovrebbe certo sorprenderci da parte di Draghi, l’uomo che da capo della BCE fece tutto il possibile per renderli fonte di profitto; eppure si resta sconcertati di fronte alla deleteria efficacia con cui lo stesso uomo sta chiudendo ora, da presidente del consiglio, il cerchio per distruggere tutto ciò che di pubblico era ancora rimasto al servizio del cittadino.

L’articolo 6 del DDL Concorrenza obbliga di fatto i comuni ad affidare alla gestione privata tutti i servizi pubblici, rendendo praticamente impossibile il servizio in house, cioè interno, anche a quei pochi sindaci che si ostinano a ritenere di dover operare al servizio dei cittadini e non per il profitto delle multinazionali.

L’attacco ai beni comuni è particolarmente devastante sull’acqua, perché è evidente il valore paradigmatico di ciò che per tutti noi è archetipo del diritto alla vita; fu proprio questo significato immediato e profondo del bene comune acqua che portò decine di migliaia di attivisti in tutta Italia a mobilitarsi per il referendum, e il popolo italiano a vincerlo. Ahinoi, a credere di averlo vinto.

La legge di bilancio, come il PNRR consegnata al Parlamento all’ultimo minuto, cosicché nessuno potesse studiarla seriamente, mette nero su bianco l’ affidamento de facto al privato convenzionato di tutta la sanità territoriale, cioè di quella parte del servizio sanitario il cui ruolo cruciale nell’impedire la diffusione e le conseguenze più tragiche del virus è apparso subito evidente. Oltretutto la gestione privata sottrae i dipendenti alle tutele e ai diritti che quella pubblica garantisce, e li trasforma in partite IVA sfruttate e sfruttabili in ogni modo; nello stesso tempo continua (Lombardia docet) l’assalto agli ospedali trasformati in poliambulatori.

E di questo noi molisani, specie quelli che vivono nel Basso Molise, dovremmo sapere qualcosa, vero?

Come ciliegina sulla torta, il fatto che questi ulteriori passi verso lo smantellamento della sanità pubblica siano inseriti nella legge di bilancio impediranno che queste decisioni diventino oggetto di referendum. La tempesta perfetta, non c’è che dire. Chapeau alla serpentina abilità del grande Draghi, osannato anche dalla cosiddetta sinistra di governo come l’uomo della salvezza e della competenza.

E se esiste un problema nazionale (e forse mondiale) di democrazia parlamentare ormai divenuta vuoto simulacro di se stessa, qui in Molise il problema viene ingigantito dalla storica difficoltà a costruire nuove vie che sottraggano questa terra all’incompetenza e al malaffare. Per risolverlo, prima ancora di trovare le persone disposte a provarci per mero spirito di servizio, è necessario fissare le parole d’ordine da cui possa partire un buongoverno, finalmente.

E penso che due di queste parole chiave debbano essere “acqua” e “sanità”: acqua perché l’ente regionale che dovrebbe gestirla, quell’EGAM rimasto uno scatolone vuoto, è solo apparentemente ente pubblico, dato che risponde giuridicamente alle norme del diritto privato, e sottrae ai comuni la possibilità di continuare con il servizio idrico pubblico diretto, come tanti ancora per fortuna fanno. E anche perché è di questi giorni la notizia che il Molise cederà parte dell’acqua del Liscione alla Puglia: per carità, giustissima la solidarietà tra regioni; ma non si capisce se e come ci sarà una contropartita, così come non si capisce quale sia la politica regionale su questo bene così prezioso, destinato a divenirlo ancora di più negli anni a venire.

Evidente poi la disattenzione e l’incuria verso i fiumi nostrani, la cui pulizia e cura sono inesistenti; chiarissima la mancanza di volontà verso interventi coordinati per riparare gli acquedotti colabrodo; non pervenuta la programmazione di sistemi per la creazione di bacini di accumulo dell’acqua, in modo da salvare l’agricoltura dai periodi di siccità, unica soluzione suggerita dagli esperti per evitare in futuro esiti disastrosi.

Perché la seconda parola debba essere sanità non credo sia necessario spiegarlo: la evidente distruzione di qualsiasi diritto alle cure per la popolazione molisana grida vendetta e richiede azioni efficaci e incisive, per sottrarre immediatamente ogni potere decisionale ad un’amministrazione regionale incapace e ad un’autorità sanitaria  che non saprei se definire più inetta o più in malafede.

Ripartiamo dunque da qui, e a queste due prime parole d’ordine leghiamo strettamente tutte le altre pietre miliari di un buongoverno possibile: giustizia climatica e sociale, condivisione delle decisioni con la cittadinanza, cura e valorizzazione del territorio, sostenibilità ed equità delle pratiche economiche e produttive, accoglienza, trasparenza.

In una parola, semplicemente, democrazia reale.☺

 

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