Ritrovare l’orgoglio
13 Gennaio 2023
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Ritrovare l’orgoglio

Dove va il Molise? All’interrogativo rispondono voci di varia estrazione ma tutte concordi nell’ipotizzare che il destino di una terra ricca di valori ambientali unici sia quello di un malessere sempre più grave e pernicioso. La prima voce è quella dell’indagine annuale de Il Sole 24 Ore sulla qualità della vita nei capoluoghi di provincia italiani. Campobasso è nelle posizioni di coda e Isernia ha la triste posizione del capoluogo penultimo nel territorio nazionale. La seconda voce è quella della periodica indagine socioeconomica del CENSIS i cui parametri negativi si ritrovano a piene mani nella situazione della regione. Completa il tris, che ha il tono del necrologio, l’ultima indagine ISTAT che registra non solo il calo della popolazione ma una consistente quota di molisani che si trasferiscono in altre località. Chi sono? Non coloro che hanno un lavoro, non i pensionati, non gli anziani ma i giovani, cioè i protagonisti del futuro e che nella propria terra non hanno prospettive proprio come un fiore che, se non annaffiato e curato, si essicca rapidamente.

Questo il quadro che come un referto medico preannuncia, se non si adottano cure rapide e scelte con responsabilità, un destino senza speranza. Questa la situazione, e le risposte che arrivano da coloro che hanno pubbliche responsabilità, o che pretendono di averle, sono l’espressione di un vero e proprio masochismo, come se l’ammalato gettasse nel cestino della spazzatura il referto che certifica la malattia. Chi sono questi “necrofori”? Si sono autobattezzati con il titolo di “politici”. Un titolo di credito che è privo di valore ed è solo un biglietto d’ingresso nella pubblica amministrazione, in particolare in quella della Regione.

Quando poco più di 50 anni fa l’ente cominciò a funzionare dopo la scissione dei fratelli siamesi, cioè dall’Abruzzo, c’era l’ entusiasmo del neofita che si predispone per costruire una struttura capace di far nascere, nell’ indipendenza, una regione gestita con l’obiettivo di uno sviluppo e che nell’autonomia avrebbe avuto un percorso ricco di prospettive. La fase iniziale fu ricca di idee, sostenuta da programmi che dall’acerbità del primo stadio sarebbero passati a una maturazione capace di dare al Molise orizzonti disegnati per un territorio ricco di valori ambientali e con risorse umane di sorprendente valore. La felice partenza non tardò ad incagliarsi nelle crepe che si venivano formando in area nazionale con i fenomeni propri di una fluttuazione che ha visto cicli  alternarsi  in una successione di partiti saliti sulle scale mobili di affarismi, di caccia al potere (berlusconismo, renzismo, cinquestelle, salvinismo e ora di fratellanza in nome d’Italia). Questi fenomeni si sono riflessi puntualmente nell’ambito di una piccola regione e hanno disegnato il percorso della sua gestione. L’ autonomia regionale che si basa sulla capacità di disegnare programmi e di renderli vivi in un ambito territoriale oltretutto con una popolazione inferiore solo a quella della Val d’Aosta, si è impantanata in un terreno fangoso trasformando la gestione dell’ente regionale in una sorta di filiale della sarabanda dei partiti.

Si è passati dall’autonomia alla sudditanza facendo andare fuori strada un “veicolo”, l’Ente Regione, costruito per operare in un circuito proprio e non preso in prestito in sede nazionale. La situazione è proprio questa alle soglie delle elezioni. Stessa spiaggia, stesso mare? Spetta ai molisani decidere, è un bene che non può essere calpestato o ignorato.

Uno dei rilevamenti più calzanti nell’ indagine CENSIS è il diffondersi nella popolazione di un’apatia di base (che me ne importa? Perché dovrei votare? Che cosa può cambiare?).

In questo scenario i Molisani, se non reagiscono, decretano il “come prima e peggio di prima”. In questo scenario, per fortuna, stanno facendo capolino i primi segni di una inversione di rotta. Si profila l’ipotesi di una lista civica, del primo meccanismo di pronto soccorso per una regione che corre il rischio di adagiarsi sull’indifferenza, sull’acquiescenza, sulla resa senza condizioni. L’orientamento verso una lista civica è il primo passo e non mancano nella regione persone dotate di competenza, ricche di sensibilità politica, cosa ben diversa dal rifugiarsi in questo o quel partito. La sensibilità significa responsabilità, ricerca di nuovi valori e costruzione dei nuovi modelli gestionali. L’Ente regionale non deve essere la fabbrica dei miracoli, un compito che spetta ad ogni cittadino. Il Molise non può attendere: è necessario entrare in una nuova dimensione, quella dell’appartenenza che vede i valori dei singoli diventare valori di tutti e per tutti. Non un salto nel buio: i promotori di questo nascente progetto, prima di proporre le loro persone, devono presentare i loro progetti. Lo richiedono lo spopolamento, la fuga dei giovani, l’abbandono di tanti piccoli borghi destinati a scomparire. Lo richiede il Molise, una terra viva nei valori ambientali, nelle tradizioni, nei tanti motivi che hanno rappresentato la battaglia per l’ autonomia.

Queste considerazioni sono un appello e non un programma che sarà compito di coloro che vogliono traghettare la regione fuori dalla secca. Caposaldo di questa transizione dovrà essere: gli eletti non sono coloro che assumeranno pubbliche responsabilità ma tutti gli abitanti.

Il Molise ha una splendida finestra che si affaccia sul mare, ha il patrimonio dei monti tra i più belli nella catena appenninica. Ha le sue colline che sono tante piccole gemme che decorano il territorio. Il Molise ha soprattutto una popolazione che deve ritrovare l’orgoglio dell’appartenenza e considerare il territorio una madre e non una matrigna. Lo diciamo ai giovani per dare loro la fiducia per il loro avvenire e, in questo contesto, sarà fondamentale renderli partecipi.

La fiducia è un bene che non può essere lasciato al caso o peggio ancora, abbandonato. Dovrà essere per le giovani generazioni il bene della storia di una terra generosa, la loro terra.☺

 

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