siamo in strada
6 Marzo 2010
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siamo in strada

 

“C’era una volta un imprenditore che aveva ottenuto il finanziamento per il progetto di un ponte, che avrebbe collegato un villaggio sperduto al resto del mondo, favorendo lo sviluppo e il commercio di tutti gli abitanti della zona. L’anno seguente aveva chiesto un supplemento di budget per terminare i lavori. E poi, ogni anno, otteneva un sussidio per la manutenzione del ponte, necessario al benessere della popolazione povera e laboriosa del villaggio…

Finché un giorno, arrivò un giovane ispettore. La sorpresa fu grande nel vedere nessun fiume, nessun ponte: solo stradine polverose in un’area negletta. Per tutti quegli anni l’imprenditore aveva ricevuto i soldi, ma non aveva costruito niente di utile per la gente. Non fu possibile mettere in prigione l’imprenditore, ben noto e protetto, che anzi reclamò di continuare per due o tre anni almeno, altrimenti non si sarebbe giustificata l’inter- ruzione brusca dei contributi per il ponte”.

Un romanzo indiano o parabola fin troppo realista delle vicende che accadono nella nostra italietta? Marcello Storgato non lo svela, ma ogni lettore accorto e lungimirante ha già chiaro il quadro della situazione e sa benissimo che non ci si riferisce al ponte sullo stretto di Messina benché continui a ricevere finanziamenti senza che partano i lavori.

Il mito del libero mercato e della finanza creativa ci ha lasciati in una grande crisi, ma si preferisce rimpinguare le banche che continueranno a prestare denaro a chi ha già il capitale. La guerra è un nonsenso e nessuno la vuole esplicitamente, ma continua ad essere finanziata sotto forma di missioni di pace (si spara e si viene sparati), con la produzione ed il commercio delle armi e con la spartizione del mondo tra multinazionali. Gli immigrati sono una risorsa indispensabile per mantenere il nostro tenore di vita, ma si continua a criminalizzarli inventandoci anche il reato di immigrazione clandestina. Il governatore commissario Iorio continuerà ancora a succhiare denaro pubblico per una ricostruzione solo agli inizi dopo sette anni dall’evento, mentre i terremotati continueranno a vivere nelle case di Barbie, fredde d’inverno e calde d’estate. In fondo non si può avere tutto dalla vita e peccato che le stagioni non possano essere programmate. Presto il prodigo commissario finanzierà una ricerca, utile anche per chi vive lo stesso problema in Abruzzo, perché siano perlomeno fresche in estate.

Berlusconi è ormai lesso, tutto il mondo ride di noi per cose che coloro che lo frequentano sanno da anni, tuttavia non può essere scaricato dagli alleati, almeno subito, perché altrimenti come si giustifica l’averlo tenuto, difeso e assecondato finora? Dopo le leggi ad personam le camere si appresteranno a confezionare anche quelle ad pisellum? Un Alfano che le scriverà non manca mai fra i tanti ossequiosi inservienti.

Il Partito Democratico molisano sapeva da tempo che Massa e Ruta erano i pessimi pupari che muovevano le fila dell’ingenua segretaria regionale, condannando all’insignificanza politica e a una serie di figuracce il raggruppamento, ma nessuna voce si è levata dall’interno per dire chiaro e tondo che nei loro giochetti non c’era niente di utile per la gente. A livello nazionale torneremo al duello tra D’Alema, l’affossatore del primo governo Prodi e Veltroni, del Prodi due. Che tutto ciò non ci interessa non importa a nessuno e quindi si lascerà che facciano il loro gioco, anche se gli spettatori continueranno ad assottigliarsi inesorabilmente.

Che le sinistre e i verdi non hanno superato lo sbarramento non è un problema, per loro; per noi purtroppo sì. Ma in ogni caso i finanziamenti per il ponte che non c’è continueranno ad averli, visto che bastava la soglia del 2% per accedervi. In molte delle nostre piccole realtà si sono semplicemente liquefatti.

I referendum non potevano cancellare il porcellum, l’orribile legge elettorale che si è data questa maggioranza, ma non si è fatto niente per anticipare la riforma ed evitarli. Arroganza del potere e disprezzo del sentire comune.

Non possiamo rassegnarci a che la realtà resti immutata, da qui anche il controvertice del G8 a Bonefro il 3 luglio. Non siamo disfattisti, lottiamo perché le cose cambino, senza compromessi con ciò che depaupera l’umanità. Vogliamo che il ponte che collega politica e vita sociale sia costruito, che ci sia dignità e rispetto della persona proprio in quanto persona, siamo pronti ad andare anche contro la legge per dare accoglienza a immigrati clandestini. Che i venditori di illusioni se ne tornino alle loro case o vadano al mare muniti di secchiello e paletta. È solo lì che possono giocare indisturbati con la sabbia. Non è il cammino che è difficile, è il difficile che è cammino e noi, nonostante tutto, siamo già in strada, per evitare di dover fare un lungo esilio nel deserto della vita, come accadde agli ebrei che, per paura delle difficoltà, rifiutarono di entrare nella terra promessa. ☺

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