Stagioni stravolte
Prevedere le ripercussioni, sull’ambiente in generale e/o sulle produzioni alimentari in particolare e quindi sulla salute dei cittadini, conseguenti i cambiamenti climatici, per gli stessi cultori della materia è un esercizio di non facile soluzione. Recenti studi in merito, tuttavia, condotti nell’area mediterranea, utilizzando appropriati modelli matematici, le hanno evidenziate e messo a disposizione della comunità scientifica e dell’opinione pubblica internazionale.
A condurre il lavoro di tale ricerca, pubblicato su Geophysical Research Letters, la Rivista dell’American Geophysical Union (AGU), è stato un gruppo di studiosi cinesi. I ricercatori, bontà loro, nell’utilizzare i più significativi dati climatici, rilevati nell’arco di tempo 1952 – 2011, si sono resi conto che, le quattro stagioni, al contrario della regolarità che ne scandiva i limiti temporali negli anni cinquanta, a causa dei cambiamenti climatici, registrati nell’attuale periodo storico, sono sottoposte a corposi stravolgimenti e irregolarità, sia nella durata che nelle canoniche, ben note date d’inizio e fine di riferimento. Per cui, gli stessi, nelle conclusioni dell’importante pubblicazione, indicano, in vista della fine del primo secolo del terzo millennio, che possano realizzarsi le condizioni per una probabile, giustificata dilatazione temporale delle stagioni estive, anche del doppio dell’attuale durata. Non solo, ma i risultati del citato studio indicano che possa unitamente realizzarsi una contrazione temporale/complementare, fino a due mesi, dei corrispondenti inverni. Il tutto, in particolare nell’area mediterranea e in quella coincidente con l’Altopiano del Tibet, sulla base dei suddetti dati climatici e al netto di ogni possibile provvedimento cautelativo di mitigazione.
Il maggiore interesse in proposito è altresì evidenziato da numerosi e specifici studi sul tema, in particolare quelli che hanno messo in luce le più significative ripercussioni sull’ambiente e la salute che tali cambiamenti hanno comportato e continuano a riversare sui fragili equilibri che la natura riesce ad assumere nel corso del tempo. Tra gli esempi più rappresentativi possono essere annoverati i ritmi legati ai tempi delle migrazioni degli uccelli e/o quelli relativi alla fioritura delle piante. Risultano numerosi e di peculiare interesse altri comportamenti tipici degli animali in occasione della ricerca del cibo, allorquando possono verificarsi evidenti fenomeni capaci di sconvolgere equilibri ecologici consolidatisi nel tempo.
Rilevanti conseguenze, dovuti a tali cambiamenti e da prendere in seria in considerazione, sono soprattutto quelle relative agli effetti che possono riversarsi sui ritmi stagionali delle colture agricole, come l’aumento delle temperature, a causa di primavere precoci o gelate legate a più lunghi anomali inverni. Senza dover/voler tralasciare, infine, ogni possibile effetto sulla salute umana dovuto alla presenza di pollini a latitudini mai prima riscontrate e quindi a fenomeni allergici sconosciuti a luoghi e persone che mai prima ne avevano avuto familiarità e conoscenza. ☺
