Sul piano inclinato
4 Febbraio 2025
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Sul piano inclinato

Ecco dove potremmo trovarci un giorno, su un piano inclinato, immagine usata da don Alberto Frigerio, spettatori di una deriva già in atto in alcuni Paesi. Sto parlando della pratica conosciuta come suicidio assistito o eutanasia. Ho cominciato a guardarmi intorno, ho considerato i Paesi nei quali il suicidio assistito è già legge, e mi riferisco a Canada, Belgio e Olanda, e ho scoperto fatti e situazioni inquietanti. Il problema è che pare non ci siano garanzie contro il rischio che la pratica si espanda oltre i paletti del buon senso: sono perfettamente consapevole che non è facile parlare della sofferenza umana e che essa non possa essere giudicata; un dibattito, tuttavia, va aperto per considerare tutti gli aspetti del suicidio assistito, non solo quelli con i quali l’opinione pubblica viene martellata ormai ogni giorno, anche in Italia. 
Nei Paesi nei quali il suicidio assistito è legge, la pratica si sta tramutando in una soluzione per tagliare le spese sanitarie. Sta diventando davvero molto comodo liberarsi di malati più o meno terminali e risparmiare denaro. Dico più o meno perché, come dice il celebre oncologo britannico Mark Glaser, già responsabile dei servizi oncologici dell’Imperial College Healthcare NHS Trust, anche medici bravi e affermati non sempre sanno con certezza quanto un paziente sia vicino alla morte. A questo proposito il luminare racconta la storia di Marjorie Mowlam, ex ministra e sua paziente. A Mowlam erano stati dati pochi mesi di vita, le era stato diagnosticato un tumore cerebrale aggressivo. Eppure Mowlam dopo la diagnosi ha vissuto non mesi, ma anni. Cosa sarebbe accaduto, si domanda il medico, se a Marjorie fosse stata offerta, in prima battuta, la morte on demand, la drammatica opzione del suicidio assistito? Tutti coloro che guardano al suicidio assistito con preoccupazione concordano nel ritenere che in presenza di una legge ad hoc le cure di fine vita peggiorerebbero: perché investire denaro per una persona che ha, per legge, la possibilità di farsi da parte? Cosa accadrebbe agli anziani, malati anche se non terminali, che si sentissero un peso per i figli e per la società? Sarebbe una soluzione legale per togliersi di mezzo e per lasciare i figli liberi di vivere la propria vita. Eppure esistono le cure palliative che accompagnano in modo dignitoso al termine dell’esistenza, i fondi per queste cure vanno incrementati per aumentare il numero degli hospice e per mettere queste strutture in grado di sostenere pazienti e famiglie nel delicato viaggio di avvicinamento alla morte. Un giorno anche le persone depresse, malate, ma non terminali, potrebbero scegliere la soluzione del suicidio assistito. Non sarebbe più logico e umano, invece, prendersi cura del loro stato di sofferenza fisica e psicologica e di abbandono piuttosto che ‘scartarle’?
Il problema è che viviamo in una società votata all’efficientismo e al giovanilismo, chi non va al passo giusto viene messo ai margini, considerato inutile, un peso per il bilancio dello Stato e per l’equilibrio delle famiglie. Allison Ducluzeau ha raccontato alla rivista Unheard (in italiano “inascoltati”) la sua storia. Dopo la diagnosi di cancro addominale ricevuta in Canada, diversi medici avevano sostenuto che non ci fosse possibilità di guarigione e le avevano offerto per due volte la possibilità di avvalersi della legge che in Canada prevede il suicidio assistito. La donna non si è persa d’animo. Negli Stati Uniti altri medici le avevano assicurato, invece, che il suo cancro era operabile e guaribile. Con il denaro raccolto con il crowdfunding Allison si è sottoposta, privatamente e proprio in Canada, a un intervento costato 200.000 dollari effettuato seguendo le indicazioni dei medici statunitensi. Il denaro dato alla struttura privata quindi ha sostituito la morte assistita offerta dalle strutture pubbliche. In Canada i casi di eutanasia sono aumentati per il quinto anno consecutivo (fonte BBC). Il Paese ha legalizzato l’eutanasia nel 2016. Nel 2023 in Canada 15.300 persone hanno scelto l’eutanasia, età media 77 anni. Il dato ancora più inquietante è che il 4% dei richiedenti era affetto da una malattia cronica che non prevedeva il decesso. Fragilità psicologica, consigli familiari e marketing dei media hanno prevalso. Si parla di autodeterminazione, credo che sia autodistruzione. Si parla di diritto a morire, ma la parola diritto si riferisce a un bene, non può riferirsi alla morte. 
Eppure le alternative esistono. Oltre ad aumentare i fondi per le cure palliative, come si diceva prima, vanno aumentati i fondi per la cura del cancro visto che, per esempio, in Canada i due terzi dei richiedenti era affetto da questa malattia. Bisognerebbe prendersi cura delle persone fragili che potrebbero vedere la morte assistita come una soluzione. È anche l’approccio dell’opinione pubblica che cambia in presenza di una legalizzazione della morte assistita: una soluzione servita su un piatto che sembra d’argento ma che è avvelenato.
 Anche in Belgio la presenza di una legge concepita inizialmente solo per i casi speciali si è poi allargata a includere situazioni sempre più diffuse di disagio esistenziale. Ancora un dato: in Olanda l’eutanasia per gli adulti affetti da malattie perianali o sottoposti a sofferenze insopportabili e senza speranza di guarigione è stata introdotta nel 2002, ma nel 2023 l’Olanda ha legalizzato l’eutanasia per i bambini da 1 a 12 anni senza il loro consenso. Anche il Parlamento del Regno Unito ha appena votato a favore del Terminallyilladults (End of life) Bill. La domanda è quella posta all’inizio: dove si può arrivare? Dove si vuole arrivare? Il leader di Dignity in dying A.C. Grayling ha affermato che il suicidio assistito deve essere accessibile alle persone depresse e a quelle che non accetterebbero di vivere su una sedia a rotelle e aggiunge che ogni anno migliaia di persone si suicidano, quindi è meglio offrire loro una maniera comoda e tranquilla (Fonte: Tempi).
 Una legge in favore della morte assistita, per concludere, facilmente oltrepasserebbe i paletti della compassione, come è avvenuto all’estero, aprirebbe la strada a situazioni diffuse tra i soggetti vulnerabili o che hanno ricevuto diagnosi sbagliate.
Naturalmente in questa sede non si intende affrontare la tematica dell’accanimento terapeutico che presenta problematiche di altro tipo.
Rimettiamo al centro la persona malata, difendiamo il diritto alle cure e al sostegno psicologico e umano altrimenti i passi successivi potrebbero essere quelli per liberarsi non solo dei malati, dei fragili, degli anziani, ma anche dei disabili e poi, chissà, degli obesi e poi?
 Il piano inclinato, appunto.☺

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