Tessere rapporti
10 Ottobre 2016
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Tessere rapporti

A Davide. Così dice il Signore degli eserciti: “Umilierò tutti i tuoi nemici e ti annuncio: una casa costruirà a te il Signore. Quando i tuoi giorni saranno compiuti e te ne andrai con i tuoi padri, io susciterò un tuo discendente dopo di te, uno dei tuoi figli, e renderò stabile il suo regno. Egli mi edificherà una casa e io renderò stabile il suo trono per sempre. Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio; non ritirerò da lui il mio amore, come l’ho ritirato dal tuo predecessore. Io lo farò stare saldo per sempre nella mia casa e nel mio regno; il suo trono sarà reso stabile per sempre” (1Cr 17,7.10-14).

Nel Primo e nel Secondo Libro delle Cronache (detti anche Paralipomeni) si racconta il tempo del popolo di Dio dall’inizio della storia dell’umanità fino alla chance offerta dall’editto di Ciro di un nuovo inizio dopo la catastrofe dell’esilio. Troviamo qui la storia dei re, da Davide fino all’esilio babilonese, preceduta da un ampio atrio genealogico che parte da Adamo per giungere all’elezione divina di Davide. Per questi due libri, che si rifanno alle tradizioni del Pentateuco (i primi cinque libri dell’Antico Testamento), il successo o il fallimento dei singoli e della comunità è legato all’osservanza dei comandamenti. Vi è in essi una teologia della santità secondo la quale il rispetto delle cose sacre legate al culto e della Parola di Dio, mediata da Mosè e dai profeti, comporta benedizione, mentre la disobbedienza nei confronti dei comandamenti e la violazione dell’ordinamento sacrale scatena l’ira.

Il centro gravitazionale della teologia delle Cronache però è il tempio. Esso è in continuità con la tenda del convegno eretta al Sinai e media la presenza divina nel suo manifestarsi come kavod (gloria). Davide è colui che si impegna a costruire una casa per il Signore, ma il Signore gli annuncia che sarà suo figlio a farlo. Salomone, infatti, sale al trono al posto del più anziano Adonia e, dopo aver organizzato uno stato centralizzato e un esercito professionale, si dedica all’attività edilizia trasformando Gerusalemme nella sua sontuosa residenza, facendovi erigere il proprio palazzo e il tempio del Signore. A causa degli ingenti tributi richiesti, però, egli crea una distanza con il popolo e, a causa dei rapporti diplomatici con molte nazioni straniere, fa infiltrare in Israele alcune forme di culto eterodosse. Tuttavia la figura di Salomone viene idealizzata. Egli è associato alla sapienza e gli sono attribuiti detti e salmi.

In 1Cr 17, Davide riceve dal Signore la promessa di una casa non fatta di pietre ma di carne: la discendenza, il casato. La casa, unità di base della città antica, costituita non da cemento ma da relazioni di interdipendenza, offre una forte appartenenza perché permette ai suoi membri di svolgere un ruolo ben preciso all’interno di una rete relazionale. A Salomone, infatti, è chiesto innanzitutto non di fare qualcosa, ma di essere qualcuno: un figlio per Dio. Dio offre a Davide un figlio che inaugura la dinastia davidica, un figlio che rende stabile il regno di suo padre e che viene chiamato a erigere il tempio del Signore. Il tempio, costruzione materiale, è conseguenza della costruzione spirituale, dell’identità propria di Israele di essere popolo che appartiene al Signore, che gli rende culto con tutta la sua vita, che ascolta la Parola e la accoglie con cuore filiale.

La vita non dipende dalle cose, ma dalla qualità delle nostre relazioni. Dio vuole un popolo di credenti capaci di edificare la storia non come individui ma come famiglia, mossi non da intenti di guadagno e di potere, ma dal vivo desiderio di tessere relazioni sane, destinate a durare nel tempo. Il Signore ama formarsi non un popolo di manovali, ma di figli che, in forza del rapporto di comunione e intimità con il loro Padre, sappiano costruire edifici sicuri e non destinati a crollare per via di negligenza umana (come accade nei terremoti che colpiscono la nostra Italia). Il Padre ci invita a edificare case (progetti) solide e utili a contenere eventi sacri e a rafforzare legami destinati a portare frutto.

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