Non è un paese per persone con disabilità
18 Aprile 2023
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Non è un paese per persone con disabilità

Nelle scorse settimane grande clamore ha suscitato il  caso della comitiva di persone con disabilità provenienti dall’ Emilia Romagna, che si è vista rifiutare l’ ospitalità a Termoli per assenza di camere accessibili alle persone con disabilità motoria. La loro “colpa”? Quella di aver richiesto una struttura con tre camere con bagno attrezzato. Sembrerebbe che a Termoli il turismo inclusivo non sia contemplato o comunque sia difficilmente praticabile.

E poi… tutti a scandalizzarsi, il Ministro del Turismo ad incazzarsi e il Comune a scusarsi, come nella migliore tradizione dei casi mediatici. Il popolo si costerna, s’indigna, s’impegna e poi getta la spugna con gran dignità. È la solita vecchia storia.

Eppure, tutte le amministrazioni comunali che si sono succedute continuano a rassicurare le famiglie con disabilità di non essere sole, diffondendo a mezzo stampa la propria volontà perché così si sparge la notiziona che sono bravi ed inclusivi. Ed allora, dove sono i PEBA (piani per l’ eliminazione delle barriere architettoniche), dove sono i trasporti per il mare accessibili? Dove sono gli accessi al mare fruibili per tutti, i parcheggi? Dove sono i controlli (e le sanzioni) per i locali che non rispettano le norme sull’accessibilità? Dov’è la sensibilizzazione degli esercenti le strutture ricettive? Dov’è il supporto alle buone pratiche già esistenti?

Certo, non si può fare di tutta l’erba un fascio, ma non si può dire che il problema del turismo accessibile nella città frentana sia nuovo: basti pensare che è proprio per la mancanza di una adeguata fruibilità universale che Termoli ha perduto la famigerata bandiera blu ormai da anni. Da allora nessuna contromisura è stata adottata, nonostante undici mesi fa in Regione fu approvata la mozione sul turismo accessibile presentata dalla consigliera Manzo, nella quale si sottolinea la necessità che il Molise punti sull’ accessibilità  delle strutture e dei servizi di accoglienza come occasione di sviluppo.

Il problema è ancora una volta culturale, in quanto permane lo stigma che la persona con disabilità sia un oggetto di assistenza piuttosto che un soggetto di diritto, per cui non ci si immagina neanche che possa addirittura scegliere di andare in vacanza. Secondo il modello biopsicosociale, invece, la condizione di disabilità è generata dall’ interazione tra la persona e l’ambiente, che non pone in essere gli adattamenti necessari per realizzarne i diritti costituzionali. In questo senso è la società che – con la sua inerzia – crea la condizione di disabilità, mettendo in essere una vera e propria discriminazione.

Un nuovo passo culturale potrebbe venire da una recentissima sentenza del Tribunale di Verona, che ha condannato la Fondazione Arena di Verona, la società a responsabilità limitata che si occupa degli spettacoli dell’Extra Lirica, e l’organizzatore Vivo Concerti dal giudice civile Massimo Vaccari per condotta discriminatoria nei confronti delle persone con disabilità, sul presupposto che agli spettatori in carrozzina non era consentita la visione dei concerti in condizione di uguaglianza con gli altri spettatori. L’importanza di tale sentenza risiede nel fatto che si tratta della prima volta in cui viene messo nero su bianco che le persone con disabilità  subiscono delle discriminazioni nella fruizione di spettacoli pubblici. Il principio apre le porte alla tutela di tutti quei diritti che, sebbene non tradizionalmente inclusi nelle libertà fondamentali, siano comunque collegati alla piena inclusione sociale della persona.

Tra questi, senza ombra di dubbio, vi è il diritto della persona con disabilità di fruire della vacanza in condizione di uguaglianza con gli altri. A futura memoria, va ricordato agli amministratori termolesi e agli esercenti attività ricettive che se un Giudice ha ordinato che venga resa pienamente fruibile l’Arena di Verona, non ci saranno sconti neanche per il litorale di Termoli e per il Borgo Antico!☺

 

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