Tunisi
5 Maggio 2015
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Tunisi

Quartieri bianchi nella terra sabbiosa, palme e verde nelle vie principali e nelle colline circostanti, ma dappertutto vita, tanta vita. I luoghi del potere sono presidiati con filo spinato e militari con carri armati, segni del potere, ma le piazze del popolo e le viuzze dei mercanti brulicano di tanti giovani, potere dei segni. Le misure di sicurezza sugli alti palazzi in costruzione sono praticamente assenti e capita di vedere vere e proprie forme di equilibrismo dal 10° piano, ma qui la gente muore di più per la fame, per le guerre indotte da noi occidentali e per la politica che, per molti aspetti, non è dissimile dalla nostra in quanto a miopia e corruzione. Locali pubblici al limite dell’igiene, dove si mangiano piatti semplici e gustosissimi e mi chiedo che senso ha per noi occidentali controllare l’igiene formale fino al parossismo e dimenticare l’igiene mentale senza la quale siamo indotti stupidamente a mangiare cibi velenosi solo perché venduti con i marchi delle multinazionali del cibo. Anche qui il potere economico in stile occidentale ha inquinato le ricchissime falde acquifere per obbligare tutti a bere acqua minerale e quanto più il caldo arriva a temperature intorno ai 50 gradi tanto più si arricchiscono le multinazionali dell’acqua. In Tunisia la gente muore di più per le nostre guerre che per la salubrità ossessiva.

Gentili, accoglienti, solidali, hanno tanto rispetto di noi italiani, anche se noi, in casa nostra, non ne abbiamo per loro. Popolo antico dalle tradizioni semplici che ci parla con la musica, la danza e il cibo ovvero con la cultura. Ho chiesto: “Perché con tutte queste ricchezze venite in Italia?”. La risposta è stata: “Colpa della politica. Prima c’era il re, ma dopo la rivoluzione e la primavera araba, al potere c’è sì il popolo, solo che i suoi rappresentanti sono per lo più gli stessi che governavano con il re”.

La corruzione è ancora tanta, ma la gente lavora, lotta, sorride e vive. Il museo del Bardo è davvero un capolavoro di smisurate ricchezze artistiche e architettoniche e il popolo non è convinto che i noti tragici fatti siano andati come ce li hanno raccontati i mass-media occidentali. Forse – mi dicono – la pista dell’affiliazione a gruppi terroristici o califfati tipo ISIS è falsa, perché alcuni degli attentatori, semplici ragazzi delle periferie, erano da pochissime settimane usciti dal circuito locale e sembra impossibile che li abbiano addestrati in così poco tempo ad un’azione suicida che doveva assomigliare a quelle del terrorismo mediorientale. Erano, e ne sono convinti, addestrati solo per colpire quella che per noi è la democrazia ovvero il parlamento, e questo lo sappiamo, ma con la finalità di demolire quella che è l’attività più importante che dà fastidio a diversi paesi limitrofi ovverosia il turismo. Forse la pista più realistica è quella del Marocco o dell’Algeria dove, di riflesso, l’intraprendenza dei tunisini e la loro capacità di accogliere fa ombra, ma che ora, dirottando le mete turistiche dalla Tunisia ad altri paesi del nord Africa, può tornar loro molto utile.

Pochi giorni fa si è svolto a Tunisi anche il Social Forum Mondiale. Pochissimi da noi ne hanno parlato e molti però vi hanno partecipato anche dall’Italia. Un mondo nuovo è in costruzione ed è fatto di solidarietà tra i popoli che lottano nei sotterranei della storia, ma che costruiscono legami profondi “con i piedi nel fango e le mani nella carne”. Anche questa è Tunisi.☺

 

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