Un cesto di frutta
9 Ottobre 2024
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Un cesto di frutta

Daniela Pericone, nata a Reggio Calabria ma residente a Torino, dopo aver debuttato nel 2000 (con Passo di giaguaro, Edizioni Il Gabbiano) ha costruito una solida carriera poetica che giunge ora alla settima raccolta, Corpo contro, prefazione di Gianfranco Lauretano (Firenze, Passigli, 2024). La sua penultima silloge, La dimora insonne, esplorava gli spazi domestici e vedeva la luce in quel 2020 che era stato contrassegnato dalla traumatica esperienza dei confinamenti per il covid. Con Corpo contro l’attenzione si concentra ulteriormente su quella ‘casa della mente’ che è il corpo, perché esso è il campo su cui si gioca la partita del nostro io con il tempo. Quest’ultimo spinge verso una ineluttabile disgregazione, e dunque il tema principale del libro è il nostro stato di precarietà. Molti sono i testi che mettono in chiaro come noi «siamo il gioco prediletto degli atomi» (p. 61), e non ci resterà infine che (p. 39) «voltarsi verso la morte con leggerezza/ farsi concavi e smisurati per il vuoto/ che a grandi falcate avanza». Ma queste sconsolate considerazioni sono sempre proposte nella dolcezza di versi assai musicali che attenuano il morso del concetto. Esemplare, nel suo intreccio di attenta, pittorica registrazione descrittiva, e di sommesse proiezioni allegoriche, questa ‘natura morta’ (p. 84):

Un cesto di vimini
ricolmo di frutti e foglie
il turgore del frutto appena colto
la mela bacata le foglie giovani e verdi
accanto alle vizze e risecchite –
la vita così com’è
l’esuberanza
la mutevolezza
la finitudine.

L’ultimo verso decifra all’indietro il valore dei simboli: la florida «esuberanza» del «frutto appena colto», ma, sull’onda della «mutevolezza», già il guastarsi di quello accanto, bacato, e infine, nella galleria delle diverse foglie, «la finitudine». Ma nel contempo traccia un bilancio in virtù del quale quei tre sostantivi sono le tre età della vita, e si proietta desolatamente al futuro con la risorsa della sua scalinatura ‘a scendere’.
Da segnalare che la quinta sezione del libro ci presenta una suite di ben ventuno poesie «scaturite da riflessioni e studi sulla pittura di Caravaggio» (p. 103), con cui Daniela Pericone torna a studiare tutta la realtà con il filtro dell’arte, facendo proprio lo sguardo di un artista amato. A differenza delle altre, l’ultima poesia della sezione «non è riferita a una singola opera, ma rimanda all’intenzione artistica di Caravaggio di cogliere e fermare su tela l’istante esatto in cui si compie un’azione cruciale». Ed eccola (p. 95):

L’attimo in cui
si compie ogni cosa
è accaduto accade ancora
fermo continuo definitivo.

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