un nuovo assetto di Michele Petraroia | La Fonte TV
La conversione in legge del Decreto sulla revisione della spesa pubblica obbliga le regioni ad approntare una proposta di riordino amministrativo per le province entro il 2 ottobre, altrimenti sarà la Conferenza Unificata Stato – Città – Autonomie Locali a decidere in nome e per conto dei territori inadempienti. Contestualmente la legge n. 148/2011 ha sancito un nuovo assetto per il sistema delle autonomie locali col definitivo superamento delle comunità montane, il taglio degli amministratori comunali e la prefigurazione di gestioni associate dei servizi attraverso Unioni dei Comuni o forme consortili intercomunali. Per il Molise si impone l’apertura di una nuova fase istituzionale con la definizione di un modello amministrativo in linea con le leggi nazionali appena approvate e con la drastica contrazione dei trasferimenti nazionali. Se non si intende peggiorare ulteriormente la vita dei cittadini con soppressione di servizi essenziali e aumento vertiginoso delle tasse locali, serve approntare con immediatezza e pragmatismo, un assetto amministrativo innovativo, efficiente e partecipato.
Sul punto ho protocollato una Mozione urgente che, prendendo atto del superamento della provincia di Isernia, pone fine all’esperienza delle Comunità Montane, scioglie consorzi e società provinciali non indispensabili, e individua in 17 Unioni dei Comuni, di cui n. 6 sul territorio di Isernia e n. 11 su quello di Campobasso, gli enti intermedi a cui delegare poteri, funzioni, personale e risorse. In aggiunta prospetto una cooperazione istituzionale rafforzata tra le Regioni Marche, Abruzzo e Molise, finalizzata ad una programmazione coordinata che candidi la Macro – Regione Adriatica ai finanziamenti specifici previsti nel nuovo quadro di aiuti comunitari per il periodo 2014 – 2020. Con una simile opportunità si aumenterebbe il peso negoziale del Molise con i relativi vantaggi e non si rinuncerebbe all’autonomia regionale, fermo restando il mio convincimento che il nostro territorio avrebbe tutto da guadagnare e nulla da perdere in caso di confluenza in una Macro – Regione Adriatica già ipotizzata nel 1992 dagli uffici studi della Fondazione Agnelli. Approntare un nuovo assetto del sistema delle autonomie locali ci consentirebbe di non perdere tempo e soldi, in inutili impugnative della legge nazionale innanzi alla Corte Costituzionale, agevolerebbe il ridisegno di ambiti territoriali ottimali in cui garantire anche i servizi sanitari, scolastici, di trasporto pubblico locale e di funzioni di polizia locale, di pianificazione urbanistica e sviluppo.
Con un riordino dell’unica provincia in 17 comprensori si potrebbe sperimentare una configurazione istituzionale valida anche in caso di costituzione di una sola regione tra Marche, Abruzzo e Molise, anticipando gli eventi ed evitando di sperperare le scarse risorse pubbliche nel tenere in piedi da anni Comunità Montane commissariate a cui non sono più demandate funzioni amministrative e prerogative gestionali. È evidente che alcune delle Unioni dei Comuni dovrebbero conservare le specificità previste per le aree montane così che le diverse condizioni orografiche ed i maggiori disagi dei residenti possano essere compensate dai flussi finanziari nazionali per la montagna, che oggi, per assurdo, in base a criteri ingiusti sanciti in Molise, avvantaggiano i territori più popolosi e più estesi che non sono quelli di montagna dove notoriamente risiedono meno persone. Sciogliere consorzi provinciali o società non indispensabili consentirebbe di risparmiare in spesa pubblica con la facoltà di non tagliare sui servizi essenziali di cittadinanza e orientare parte dei fondi verso investimenti produttivi o per la manutenzione della viabilità provinciale, comunale o delle tante strade interpoderali dissestate, di cui si avverte un gran bisogno.
La fase di transizione istituzionale che stiamo attraversando vede tramontare il ventennio berlusconiano, finisce la Seconda Repubblica e si apre ad un doppio sbocco, da una parte la crisi della democrazia con una progressiva deriva autoritaria e dall’altra, quella auspicabile e per la quale ci battiamo, il ritorno alla partecipazione diretta dei cittadini all’amministrazione del bene comune perseguendo i valori della reciprocità, della coesione sociale, della solidarietà e della mutualità. Insieme possiamo uscire dalla crisi con una società in difficoltà ma più equa, accogliente, giusta, multiculturale e armoniosa. Per vincere una simile sfida non si può giocare in difesa dell’esistente, perché si è condannati a perdere, ma si deve osare, con proposte credibili di cambiamento improntate alla giustizia sociale.☺
petraroia.michele@virgilio.it
La conversione in legge del Decreto sulla revisione della spesa pubblica obbliga le regioni ad approntare una proposta di riordino amministrativo per le province entro il 2 ottobre, altrimenti sarà la Conferenza Unificata Stato – Città – Autonomie Locali a decidere in nome e per conto dei territori inadempienti. Contestualmente la legge n. 148/2011 ha sancito un nuovo assetto per il sistema delle autonomie locali col definitivo superamento delle comunità montane, il taglio degli amministratori comunali e la prefigurazione di gestioni associate dei servizi attraverso Unioni dei Comuni o forme consortili intercomunali. Per il Molise si impone l’apertura di una nuova fase istituzionale con la definizione di un modello amministrativo in linea con le leggi nazionali appena approvate e con la drastica contrazione dei trasferimenti nazionali. Se non si intende peggiorare ulteriormente la vita dei cittadini con soppressione di servizi essenziali e aumento vertiginoso delle tasse locali, serve approntare con immediatezza e pragmatismo, un assetto amministrativo innovativo, efficiente e partecipato.
Sul punto ho protocollato una Mozione urgente che, prendendo atto del superamento della provincia di Isernia, pone fine all’esperienza delle Comunità Montane, scioglie consorzi e società provinciali non indispensabili, e individua in 17 Unioni dei Comuni, di cui n. 6 sul territorio di Isernia e n. 11 su quello di Campobasso, gli enti intermedi a cui delegare poteri, funzioni, personale e risorse. In aggiunta prospetto una cooperazione istituzionale rafforzata tra le Regioni Marche, Abruzzo e Molise, finalizzata ad una programmazione coordinata che candidi la Macro – Regione Adriatica ai finanziamenti specifici previsti nel nuovo quadro di aiuti comunitari per il periodo 2014 – 2020. Con una simile opportunità si aumenterebbe il peso negoziale del Molise con i relativi vantaggi e non si rinuncerebbe all’autonomia regionale, fermo restando il mio convincimento che il nostro territorio avrebbe tutto da guadagnare e nulla da perdere in caso di confluenza in una Macro – Regione Adriatica già ipotizzata nel 1992 dagli uffici studi della Fondazione Agnelli. Approntare un nuovo assetto del sistema delle autonomie locali ci consentirebbe di non perdere tempo e soldi, in inutili impugnative della legge nazionale innanzi alla Corte Costituzionale, agevolerebbe il ridisegno di ambiti territoriali ottimali in cui garantire anche i servizi sanitari, scolastici, di trasporto pubblico locale e di funzioni di polizia locale, di pianificazione urbanistica e sviluppo.
Con un riordino dell’unica provincia in 17 comprensori si potrebbe sperimentare una configurazione istituzionale valida anche in caso di costituzione di una sola regione tra Marche, Abruzzo e Molise, anticipando gli eventi ed evitando di sperperare le scarse risorse pubbliche nel tenere in piedi da anni Comunità Montane commissariate a cui non sono più demandate funzioni amministrative e prerogative gestionali. È evidente che alcune delle Unioni dei Comuni dovrebbero conservare le specificità previste per le aree montane così che le diverse condizioni orografiche ed i maggiori disagi dei residenti possano essere compensate dai flussi finanziari nazionali per la montagna, che oggi, per assurdo, in base a criteri ingiusti sanciti in Molise, avvantaggiano i territori più popolosi e più estesi che non sono quelli di montagna dove notoriamente risiedono meno persone. Sciogliere consorzi provinciali o società non indispensabili consentirebbe di risparmiare in spesa pubblica con la facoltà di non tagliare sui servizi essenziali di cittadinanza e orientare parte dei fondi verso investimenti produttivi o per la manutenzione della viabilità provinciale, comunale o delle tante strade interpoderali dissestate, di cui si avverte un gran bisogno.
La fase di transizione istituzionale che stiamo attraversando vede tramontare il ventennio berlusconiano, finisce la Seconda Repubblica e si apre ad un doppio sbocco, da una parte la crisi della democrazia con una progressiva deriva autoritaria e dall’altra, quella auspicabile e per la quale ci battiamo, il ritorno alla partecipazione diretta dei cittadini all’amministrazione del bene comune perseguendo i valori della reciprocità, della coesione sociale, della solidarietà e della mutualità. Insieme possiamo uscire dalla crisi con una società in difficoltà ma più equa, accogliente, giusta, multiculturale e armoniosa. Per vincere una simile sfida non si può giocare in difesa dell’esistente, perché si è condannati a perdere, ma si deve osare, con proposte credibili di cambiamento improntate alla giustizia sociale.☺
La conversione in legge del Decreto sulla revisione della spesa pubblica obbliga le regioni ad approntare una proposta di riordino amministrativo per le province entro il 2 ottobre, altrimenti sarà la Conferenza Unificata Stato – Città – Autonomie Locali a decidere in nome e per conto dei territori inadempienti. Contestualmente la legge n. 148/2011 ha sancito un nuovo assetto per il sistema delle autonomie locali col definitivo superamento delle comunità montane, il taglio degli amministratori comunali e la prefigurazione di gestioni associate dei servizi attraverso Unioni dei Comuni o forme consortili intercomunali. Per il Molise si impone l’apertura di una nuova fase istituzionale con la definizione di un modello amministrativo in linea con le leggi nazionali appena approvate e con la drastica contrazione dei trasferimenti nazionali. Se non si intende peggiorare ulteriormente la vita dei cittadini con soppressione di servizi essenziali e aumento vertiginoso delle tasse locali, serve approntare con immediatezza e pragmatismo, un assetto amministrativo innovativo, efficiente e partecipato.
Sul punto ho protocollato una Mozione urgente che, prendendo atto del superamento della provincia di Isernia, pone fine all’esperienza delle Comunità Montane, scioglie consorzi e società provinciali non indispensabili, e individua in 17 Unioni dei Comuni, di cui n. 6 sul territorio di Isernia e n. 11 su quello di Campobasso, gli enti intermedi a cui delegare poteri, funzioni, personale e risorse. In aggiunta prospetto una cooperazione istituzionale rafforzata tra le Regioni Marche, Abruzzo e Molise, finalizzata ad una programmazione coordinata che candidi la Macro – Regione Adriatica ai finanziamenti specifici previsti nel nuovo quadro di aiuti comunitari per il periodo 2014 – 2020. Con una simile opportunità si aumenterebbe il peso negoziale del Molise con i relativi vantaggi e non si rinuncerebbe all’autonomia regionale, fermo restando il mio convincimento che il nostro territorio avrebbe tutto da guadagnare e nulla da perdere in caso di confluenza in una Macro – Regione Adriatica già ipotizzata nel 1992 dagli uffici studi della Fondazione Agnelli. Approntare un nuovo assetto del sistema delle autonomie locali ci consentirebbe di non perdere tempo e soldi, in inutili impugnative della legge nazionale innanzi alla Corte Costituzionale, agevolerebbe il ridisegno di ambiti territoriali ottimali in cui garantire anche i servizi sanitari, scolastici, di trasporto pubblico locale e di funzioni di polizia locale, di pianificazione urbanistica e sviluppo.
Con un riordino dell’unica provincia in 17 comprensori si potrebbe sperimentare una configurazione istituzionale valida anche in caso di costituzione di una sola regione tra Marche, Abruzzo e Molise, anticipando gli eventi ed evitando di sperperare le scarse risorse pubbliche nel tenere in piedi da anni Comunità Montane commissariate a cui non sono più demandate funzioni amministrative e prerogative gestionali. È evidente che alcune delle Unioni dei Comuni dovrebbero conservare le specificità previste per le aree montane così che le diverse condizioni orografiche ed i maggiori disagi dei residenti possano essere compensate dai flussi finanziari nazionali per la montagna, che oggi, per assurdo, in base a criteri ingiusti sanciti in Molise, avvantaggiano i territori più popolosi e più estesi che non sono quelli di montagna dove notoriamente risiedono meno persone. Sciogliere consorzi provinciali o società non indispensabili consentirebbe di risparmiare in spesa pubblica con la facoltà di non tagliare sui servizi essenziali di cittadinanza e orientare parte dei fondi verso investimenti produttivi o per la manutenzione della viabilità provinciale, comunale o delle tante strade interpoderali dissestate, di cui si avverte un gran bisogno.
La fase di transizione istituzionale che stiamo attraversando vede tramontare il ventennio berlusconiano, finisce la Seconda Repubblica e si apre ad un doppio sbocco, da una parte la crisi della democrazia con una progressiva deriva autoritaria e dall’altra, quella auspicabile e per la quale ci battiamo, il ritorno alla partecipazione diretta dei cittadini all’amministrazione del bene comune perseguendo i valori della reciprocità, della coesione sociale, della solidarietà e della mutualità. Insieme possiamo uscire dalla crisi con una società in difficoltà ma più equa, accogliente, giusta, multiculturale e armoniosa. Per vincere una simile sfida non si può giocare in difesa dell’esistente, perché si è condannati a perdere, ma si deve osare, con proposte credibili di cambiamento improntate alla giustizia sociale.☺
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