una scelta immorale di Gabriella de Lisio | La Fonte TV
Non è una delusione. Si era già capito che il governo Monti non intendeva imboccare alcun nuovo corso rispetto alla scuola, e che il trattamento da carne da macello riservatole dalle ultime legislature non lo aveva per nulla indignato. Eppure desta sconcerto e rabbia l’ultima novità partorita dal Ministero all’Istruzione: il progetto di legge in base al quale, dal 1 settembre 2013, l’orario di cattedra degli insegnanti verrebbe innalzato a 24 ore settimanali (a fronte delle attuali 18) a parità di retribuzione. Anzi, con retribuzione bloccata alle fasce del 2009.
Se L’Europa non prevede l’innalzamento del monte-ore di cattedra (anzi, viaggia attualmente in direzione opposta), la nostra Costituzione addirittura non prevede di lavorare gratis. Ma questo forse il ministro Profumo non lo sa. Come forse dimentica o non tiene conto – allineandosi perfettamente, in questo, a tutti coloro che nella scuola non ci lavorano – che le 18 o le 24 ore di cattedra sono quelle di insegnamento puramente frontale, in aula: è solo una porzione, bisognerebbe ricordare al Ministro, del carico di lavoro settimanale (per lo più non quantificabile) di un docente che prepara quotidianamente le sue lezioni, segue corsi di aggiornamento o si aggiorna da sé, corregge verifiche, partecipa a riunioni pomeridiane, progetta attività extracurricolari, elabora materiali didattici, approfondisce ciò che il mattino dopo spezzerà in classe come il pane.
Impegni mai riconosciuti dal qualunquismo di chi ci rimprovera sempre di avere i tre famigerati mesi di ferie, che non sono tre ma due, e che sono un privilegio che poi ci strangola durante tutto il resto dell’anno, visto che i permessi concessi sono ristrettissimi, e che se ci ammaliamo veniamo trattati come dei truffatori della sanità pubblica.
In attesa dello sciopero generale indetto per il prossimo 24 novembre dai sindacati della scuola, e mentre aumentano le firme e i "mi piace" in calce alla petizione online lanciata da un docente palermitano su facebook, vediamo di capire bene cosa dice esattamente il famigerato, e scellerato, decreto.
"A decorrere dal 1° settembre 2013, l'orario di servizio del personale docente della scuola primaria e secondaria di primo e di secondo grado, incluso quello di sostegno, è di 24 ore settimanali", recita l'articolo 3. E prosegue: "Nelle sei ore eccedenti l'orario di cattedra il personale docente non di sostegno della scuola secondaria titolare su posto comune è utilizzato per la copertura di spezzoni orario disponibili nell'istituzione scolastica di titolarità e per l'attribuzione di supplenze temporanee per tutte le classi di concorso per cui abbia titolo nonché per posti di sostegno, purché in possesso del relativo diploma di specializzazione". In altre parole, i docenti di ruolo occuperanno le ore destinate alle supplenze destinate a migliaia di precari, che potrebbero dire addio a stipendio ed assunzione per i prossimi anni.
Innalzare a 24 le ore di lezione, secondo i sindacati, determinerebbe l'immediata cancellazione di 28/30 mila supplenze e la moltiplicazione, ben oltre il 25 per cento in più sull'orario attuale, del lavoro che gli insegnanti si porterebbero a casa. Inoltre, con 8/12 classi per alcuni insegnanti la composizione dell'orario delle lezioni assomiglierebbe ad un cubo di Rubik irrisolvibile. E la maggior parte di essi, tra lezioni e ore di "buco", sarebbe costretta a rimanere a scuola anche per 28/30 ore a settimana.
La spacciano per riorganizzazione, flessibilità, razionalizzazione: in realtà è l'ennesimo, brutale programma di tagli fatto sulla pelle di chi lavora nella scuola e di chi ne fruisce come servizio: gli alunni, appunto. Del cui futuro sembra non interessare più nulla a nessuna classe dirigente delle ultime. Che porti il loden o la bandana.
Spremere ancora la scuola come un limone da cui tirar fuori le ultime gocce, quando ha già dato tutto quello che poteva dare negli ultimi anni (e da sempre), è stato uno schiaffo morale, che dovrebbe spingere gli insegnanti a svegliarsi, a reagire finalmente con rabbiosa dignità, e a paralizzare il paese: altro che lo sciopero generale, di un giorno, dopo il quale nulla cambia. Vorremmo più tempo per aggiornarci, per far bene il nostro lavoro, in modo accurato, ricco. Vorremmo più figure professionali, stipendi più decorosi, attrezzature adeguate, classi più piccole, fondi per il recupero e per l’arricchimento dell’offerta formativa. Vorremmo essere formati e aggiornati come Dio comanda, senza dover mandar giù a forza sequenze di slides banali e scontate, propinate da dubbie figure professionali che spesso ci ripetono quello che già sappiamo.
Ministro Profumo, si svegli anche lei: oltre ad aver azzardato un progetto di legge anticostituzionale (perché ad un aumento del carico di lavoro deve corrispondere un aumento della retribuzione), lei ha fatto una scelta immorale. Verso i precari, che si vedranno chiudere ogni possibilità di lavoro. Verso gli alunni, che avranno docenti più stressati e malpagati. Verso i docenti tutti, che lavoreranno di più e peggio, e gratis.
La scuola non può essere trattata e bistrattata così. La collera dei poveri potrebbe congiungersi con quella degli insegnanti: non l’aspetti impassibile, faccia un passo indietro.
Salvi i precari dalla paura di essere privati del loro futuro. Salvi gli insegnanti, tutti, dalla sgradevole sensazione di essere stati ancora una volta offesi nella loro professionalità. E salvi soprattutto i nostri giovani dal fondato timore che di loro, della loro formazione e del loro futuro, allo Stato non importi nulla.☺
gadelis@libero.it
Non è una delusione. Si era già capito che il governo Monti non intendeva imboccare alcun nuovo corso rispetto alla scuola, e che il trattamento da carne da macello riservatole dalle ultime legislature non lo aveva per nulla indignato. Eppure desta sconcerto e rabbia l’ultima novità partorita dal Ministero all’Istruzione: il progetto di legge in base al quale, dal 1 settembre 2013, l’orario di cattedra degli insegnanti verrebbe innalzato a 24 ore settimanali (a fronte delle attuali 18) a parità di retribuzione. Anzi, con retribuzione bloccata alle fasce del 2009.
Se L’Europa non prevede l’innalzamento del monte-ore di cattedra (anzi, viaggia attualmente in direzione opposta), la nostra Costituzione addirittura non prevede di lavorare gratis. Ma questo forse il ministro Profumo non lo sa. Come forse dimentica o non tiene conto – allineandosi perfettamente, in questo, a tutti coloro che nella scuola non ci lavorano – che le 18 o le 24 ore di cattedra sono quelle di insegnamento puramente frontale, in aula: è solo una porzione, bisognerebbe ricordare al Ministro, del carico di lavoro settimanale (per lo più non quantificabile) di un docente che prepara quotidianamente le sue lezioni, segue corsi di aggiornamento o si aggiorna da sé, corregge verifiche, partecipa a riunioni pomeridiane, progetta attività extracurricolari, elabora materiali didattici, approfondisce ciò che il mattino dopo spezzerà in classe come il pane.
Impegni mai riconosciuti dal qualunquismo di chi ci rimprovera sempre di avere i tre famigerati mesi di ferie, che non sono tre ma due, e che sono un privilegio che poi ci strangola durante tutto il resto dell’anno, visto che i permessi concessi sono ristrettissimi, e che se ci ammaliamo veniamo trattati come dei truffatori della sanità pubblica.
In attesa dello sciopero generale indetto per il prossimo 24 novembre dai sindacati della scuola, e mentre aumentano le firme e i "mi piace" in calce alla petizione online lanciata da un docente palermitano su facebook, vediamo di capire bene cosa dice esattamente il famigerato, e scellerato, decreto.
"A decorrere dal 1° settembre 2013, l'orario di servizio del personale docente della scuola primaria e secondaria di primo e di secondo grado, incluso quello di sostegno, è di 24 ore settimanali", recita l'articolo 3. E prosegue: "Nelle sei ore eccedenti l'orario di cattedra il personale docente non di sostegno della scuola secondaria titolare su posto comune è utilizzato per la copertura di spezzoni orario disponibili nell'istituzione scolastica di titolarità e per l'attribuzione di supplenze temporanee per tutte le classi di concorso per cui abbia titolo nonché per posti di sostegno, purché in possesso del relativo diploma di specializzazione". In altre parole, i docenti di ruolo occuperanno le ore destinate alle supplenze destinate a migliaia di precari, che potrebbero dire addio a stipendio ed assunzione per i prossimi anni.
Innalzare a 24 le ore di lezione, secondo i sindacati, determinerebbe l'immediata cancellazione di 28/30 mila supplenze e la moltiplicazione, ben oltre il 25 per cento in più sull'orario attuale, del lavoro che gli insegnanti si porterebbero a casa. Inoltre, con 8/12 classi per alcuni insegnanti la composizione dell'orario delle lezioni assomiglierebbe ad un cubo di Rubik irrisolvibile. E la maggior parte di essi, tra lezioni e ore di "buco", sarebbe costretta a rimanere a scuola anche per 28/30 ore a settimana.
La spacciano per riorganizzazione, flessibilità, razionalizzazione: in realtà è l'ennesimo, brutale programma di tagli fatto sulla pelle di chi lavora nella scuola e di chi ne fruisce come servizio: gli alunni, appunto. Del cui futuro sembra non interessare più nulla a nessuna classe dirigente delle ultime. Che porti il loden o la bandana.
Spremere ancora la scuola come un limone da cui tirar fuori le ultime gocce, quando ha già dato tutto quello che poteva dare negli ultimi anni (e da sempre), è stato uno schiaffo morale, che dovrebbe spingere gli insegnanti a svegliarsi, a reagire finalmente con rabbiosa dignità, e a paralizzare il paese: altro che lo sciopero generale, di un giorno, dopo il quale nulla cambia. Vorremmo più tempo per aggiornarci, per far bene il nostro lavoro, in modo accurato, ricco. Vorremmo più figure professionali, stipendi più decorosi, attrezzature adeguate, classi più piccole, fondi per il recupero e per l’arricchimento dell’offerta formativa. Vorremmo essere formati e aggiornati come Dio comanda, senza dover mandar giù a forza sequenze di slides banali e scontate, propinate da dubbie figure professionali che spesso ci ripetono quello che già sappiamo.
Ministro Profumo, si svegli anche lei: oltre ad aver azzardato un progetto di legge anticostituzionale (perché ad un aumento del carico di lavoro deve corrispondere un aumento della retribuzione), lei ha fatto una scelta immorale. Verso i precari, che si vedranno chiudere ogni possibilità di lavoro. Verso gli alunni, che avranno docenti più stressati e malpagati. Verso i docenti tutti, che lavoreranno di più e peggio, e gratis.
La scuola non può essere trattata e bistrattata così. La collera dei poveri potrebbe congiungersi con quella degli insegnanti: non l’aspetti impassibile, faccia un passo indietro.
Salvi i precari dalla paura di essere privati del loro futuro. Salvi gli insegnanti, tutti, dalla sgradevole sensazione di essere stati ancora una volta offesi nella loro professionalità. E salvi soprattutto i nostri giovani dal fondato timore che di loro, della loro formazione e del loro futuro, allo Stato non importi nulla.☺
Non è una delusione. Si era già capito che il governo Monti non intendeva imboccare alcun nuovo corso rispetto alla scuola, e che il trattamento da carne da macello riservatole dalle ultime legislature non lo aveva per nulla indignato. Eppure desta sconcerto e rabbia l’ultima novità partorita dal Ministero all’Istruzione: il progetto di legge in base al quale, dal 1 settembre 2013, l’orario di cattedra degli insegnanti verrebbe innalzato a 24 ore settimanali (a fronte delle attuali 18) a parità di retribuzione. Anzi, con retribuzione bloccata alle fasce del 2009.
Se L’Europa non prevede l’innalzamento del monte-ore di cattedra (anzi, viaggia attualmente in direzione opposta), la nostra Costituzione addirittura non prevede di lavorare gratis. Ma questo forse il ministro Profumo non lo sa. Come forse dimentica o non tiene conto – allineandosi perfettamente, in questo, a tutti coloro che nella scuola non ci lavorano – che le 18 o le 24 ore di cattedra sono quelle di insegnamento puramente frontale, in aula: è solo una porzione, bisognerebbe ricordare al Ministro, del carico di lavoro settimanale (per lo più non quantificabile) di un docente che prepara quotidianamente le sue lezioni, segue corsi di aggiornamento o si aggiorna da sé, corregge verifiche, partecipa a riunioni pomeridiane, progetta attività extracurricolari, elabora materiali didattici, approfondisce ciò che il mattino dopo spezzerà in classe come il pane.
Impegni mai riconosciuti dal qualunquismo di chi ci rimprovera sempre di avere i tre famigerati mesi di ferie, che non sono tre ma due, e che sono un privilegio che poi ci strangola durante tutto il resto dell’anno, visto che i permessi concessi sono ristrettissimi, e che se ci ammaliamo veniamo trattati come dei truffatori della sanità pubblica.
In attesa dello sciopero generale indetto per il prossimo 24 novembre dai sindacati della scuola, e mentre aumentano le firme e i "mi piace" in calce alla petizione online lanciata da un docente palermitano su facebook, vediamo di capire bene cosa dice esattamente il famigerato, e scellerato, decreto.
"A decorrere dal 1° settembre 2013, l'orario di servizio del personale docente della scuola primaria e secondaria di primo e di secondo grado, incluso quello di sostegno, è di 24 ore settimanali", recita l'articolo 3. E prosegue: "Nelle sei ore eccedenti l'orario di cattedra il personale docente non di sostegno della scuola secondaria titolare su posto comune è utilizzato per la copertura di spezzoni orario disponibili nell'istituzione scolastica di titolarità e per l'attribuzione di supplenze temporanee per tutte le classi di concorso per cui abbia titolo nonché per posti di sostegno, purché in possesso del relativo diploma di specializzazione". In altre parole, i docenti di ruolo occuperanno le ore destinate alle supplenze destinate a migliaia di precari, che potrebbero dire addio a stipendio ed assunzione per i prossimi anni.
Innalzare a 24 le ore di lezione, secondo i sindacati, determinerebbe l'immediata cancellazione di 28/30 mila supplenze e la moltiplicazione, ben oltre il 25 per cento in più sull'orario attuale, del lavoro che gli insegnanti si porterebbero a casa. Inoltre, con 8/12 classi per alcuni insegnanti la composizione dell'orario delle lezioni assomiglierebbe ad un cubo di Rubik irrisolvibile. E la maggior parte di essi, tra lezioni e ore di "buco", sarebbe costretta a rimanere a scuola anche per 28/30 ore a settimana.
La spacciano per riorganizzazione, flessibilità, razionalizzazione: in realtà è l'ennesimo, brutale programma di tagli fatto sulla pelle di chi lavora nella scuola e di chi ne fruisce come servizio: gli alunni, appunto. Del cui futuro sembra non interessare più nulla a nessuna classe dirigente delle ultime. Che porti il loden o la bandana.
Spremere ancora la scuola come un limone da cui tirar fuori le ultime gocce, quando ha già dato tutto quello che poteva dare negli ultimi anni (e da sempre), è stato uno schiaffo morale, che dovrebbe spingere gli insegnanti a svegliarsi, a reagire finalmente con rabbiosa dignità, e a paralizzare il paese: altro che lo sciopero generale, di un giorno, dopo il quale nulla cambia. Vorremmo più tempo per aggiornarci, per far bene il nostro lavoro, in modo accurato, ricco. Vorremmo più figure professionali, stipendi più decorosi, attrezzature adeguate, classi più piccole, fondi per il recupero e per l’arricchimento dell’offerta formativa. Vorremmo essere formati e aggiornati come Dio comanda, senza dover mandar giù a forza sequenze di slides banali e scontate, propinate da dubbie figure professionali che spesso ci ripetono quello che già sappiamo.
Ministro Profumo, si svegli anche lei: oltre ad aver azzardato un progetto di legge anticostituzionale (perché ad un aumento del carico di lavoro deve corrispondere un aumento della retribuzione), lei ha fatto una scelta immorale. Verso i precari, che si vedranno chiudere ogni possibilità di lavoro. Verso gli alunni, che avranno docenti più stressati e malpagati. Verso i docenti tutti, che lavoreranno di più e peggio, e gratis.
La scuola non può essere trattata e bistrattata così. La collera dei poveri potrebbe congiungersi con quella degli insegnanti: non l’aspetti impassibile, faccia un passo indietro.
Salvi i precari dalla paura di essere privati del loro futuro. Salvi gli insegnanti, tutti, dalla sgradevole sensazione di essere stati ancora una volta offesi nella loro professionalità. E salvi soprattutto i nostri giovani dal fondato timore che di loro, della loro formazione e del loro futuro, allo Stato non importi nulla.☺
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