Viaggio nel tempo 6
di Christiane Barckhausen-Canale
Questa volta mi risulta molto difficile continuare il viaggio nel tempo e ritornare nella DDR del 1989. Non riesco a slegarmi dell’attualità italiana, sono giorni che cerco di capire la politica ed i politici italiani, ma la sensazione predominante che provo in questi giorni è quella di vivere in un manicomio. Gli amici di ieri si insultano a vicenda, i nemici di ieri cercano di avvicinarsi l’uno con l’altro, c’è crisi ma non c’è crisi… quasi quasi ho l’impressione che gli eventi di trent’anni fa, nella DDR, erano più comprensibili, meno caotici.
L’estate del 1989 l’ho passato con mia figlia e con mio nipote Jonas, che aveva tre mesi, percorrendo l’Italia sulle tracce di Dario, con la speranza di scoprire i motivi che lo avevano portato alla decisione di porre fine alla sua vita. Abbiamo avuto incontri con i suoi compagni di scuola ed università, con i suoi compagni di partito, con un suo professore di filosofia, e alla fine con il suo amico Ettore Masina, in quel momento senatore della Repubblica italiana. Non ricordo i dettagli delle nostre conversazioni, ma ricordo molto, molto bene l’Italia di quell’estate. Trovammo un paese di gente amabilissima, accogliente, aperta, curiosa. Camminare per Roma o altre città con un bebè di tre mesi è stato difficile, perche c’era sempre qualche donna o qualche uomo che ci fermava per accarezzare Jonas, e nei ristoranti i camerieri si offrivano di scaldare la bottiglia con il latte per Jonas. Mai, mai avrei potuto immaginare che trent’anni più tardi in questo stesso paese ci sarebbero stati genitori che maltrattano i bambini, che abusano dei figli o si fanno pagare da altri per mettere a disposizione i propri figli. Non avrei immaginato che questi giovani, che si avvicinavano a noi per ammirare Jonas e per accarezzarlo per un attimo, potrebbero essere oggi, trent’anni più tardi, fra quelli che su facebook insultano i bambini neri, deridono bambini diversamente abili, augurano la morte ai migranti o a quegli italiani che non la pensano come loro. Anche se nei paesini molisani dove vivo non sento e non vedo questo cambio di mentalità, la TV e facebook mi fanno vedere un paese pieno di gente arrabbiata. Arrabbiata, ma incapace di dirigere questa rabbia verso quelli che hanno creato e creano i motivi della rabbia. Invece, applaudono e votano quei politici che affermano di comprendere la rabbia e che segnalano con il dito e con parole di odio i “colpevoli”, i nemici, gli “invasori”.
È quasi incredibile e fa molto male vedere come è bastata una generazione per cambiare la mentalità di un popolo. Ma proprio questo è successo, e non solo in Italia, anche in Germania e – temo – in altri paesi europei. I giovani amabili di ieri sono diventati adulti xenofobi, e forse hanno contribuito con la loro “educazione”, o mancanza di educazione, a creare figli neonazisti, neofascisti. E non vale la scusa che “i giovani non conoscono la storia”, perché non è vero. La conoscono, e per questo chiedono di riaccendere i forni crematori.
Lo so, lo so, mi direte che non è vero, che non tutti sono così, che ci sono anche gli altri. Sì, d’accordo, ci sono gli altri, ma anche gli altri non hanno imparato le lezioni della storia, perché non riescono ad unirsi, si dividono in mille partitini, litigano fra loro dalla mattina alla sera, e nel frattempo gli altri non solo parlano, umiliano, insultano, minacciano, ma buttano pietre contro lavoratori di pelle nera, vietano a bambini neri l’accesso alla spiaggia, accoltellano la moglie, buttano i figli dal balcone…
Da tempo Bersani parla della “mucca nel corridoio”. Oggi, quella mucca ha già messo la testa nel salotto, e nel salotto sono seduti gli altri e discutono, litigano, si accusano a vicenda.
Roma, agosto 1989. In un albergo devo mostrare il mio passaporto, e la donna che lo vede capisce che vengo della DDR e mi chiede se sono fuggita, e quando dico che ci ritornerò, mi guarda con compassione, come si guarda una persona che non sta molto bene con la testa.
Sì, sono ritornata nella DDR: ho trovato un clima strano, una calma artificiale che non prometteva niente di buono. Nei bar e nelle case si discuteva animatamente, c’erano quelli che volevano abbandonare il paese e c’erano quelli che speravano che con Gorbaciov nell’URSS tutto sarebbe cambiato anche nella DDR. Di una unificazione delle due Germanie non parlava nessuno, si sognava che l’autunno forse, con la visita di Gorbaciov prevista per il 7 ottobre, quarantesimo anniversario della DDR, ci avrebbe portato un po’ più vicini ad un socialismo democratico, ad una DDR rinnovata, costruita dal basso, perché di giorno in giorno cresceva il numero di quelli fra noi che avevano capito che “il popolo siamo noi”.
Dalla distanza di trent’anni direi: “sogno di una notte d’estate”.☺
