Dal Barocco al Rococò
29 Marzo 2014
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Dal Barocco al Rococò

Il passaggio dal tardobarocco al Rococò, databile tra la fine del XVII e la prima metà del XVIII secolo, non è un processo omogeneo né lineare poiché presenta, infatti, marcate differenze regionali. I due stili, pur intersecandosi, sopravvivono talora uno accanto all’altro, esprimendo due diverse concezioni della realtà. Mentre l’arte tardobarocca è ancora improntata a una visione gerarchica e monumentale, il Rococò anticipa tendenze legate alla cultura illuministica e al recupero del valore delle sensazioni.

Il Rococò, il cui nome è legato con intenzione dispregiativa a un tipico motivo decorativo a “conchiglia”, è oggetto nella critica d’arte del tempo dello stesso discredito che aveva accompagnato il Barocco: in particolare in ambito accademico e classicista ne vengono deplorate l’irrazionalità e la stravaganza. Una sua rivalutazione avverrà soltanto nel corso del XX secolo.

Sorto in Francia all’inizio del Settecento, il Rococò si diffonde in Europa fino alla metà del secolo come stile prediletto delle corti e della nobiltà del continente, favorito dal Grand Tour di artigiani e artisti. Tratti caratteristici del nuovo stile sono la rivalutazione delle arti minori e la ricerca della grazia, che hanno come luogo privilegiato le decorazioni degli interni, dove un gusto più intimo per gli oggetti preziosi e minuti, per tonalità chiare e leggere e per effetti raffinati si sostituisce alla ricerca barocca della solennità.

L’architettura è caratterizzata dalla simmetria, dall’integrazione nella natura, dalla preferenza per forme eleganti e leggere, dall’uso di ampie finestre vetrate che consentono una notevole illuminazione degli interni. Grande successo hanno i temi bucolici e pastorali legati all’idealizzazione di un mondo di serena felicità terrena, proposti dall’Accademia d’Arcadia, che si diffondono dalla letteratura a tutte le arti. La ricerca del diletto nell’arte e l’affermazione del valore autonomo del Bello caratterizzano l’estetica del momento, segnali di un processo di laicizzazione e di modernizzazione anche della cultura illuminista.

L’arte in Italia

Sebbene l’ Italia vada perdendo il ruolo di guida nella sperimentazione, la mobilitazione dei suoi artisti contribuisce a diffondere il nuovo linguaggio sul continente. Al contempo essi rinnovano il panorama della penisola importandovi soluzioni moderne apprese nei paesi in cui lavorano.

Sotto la guida dei Savoia nel Settecento Torino è il centro più attivo nella sperimentazione architettonica e urbanistica: vi operano Guarini e Borromini.

A Venezia Tiepolo, autore di affreschi di grande immaginazione e virtuosismo compositivo, rinnova la tradizione pittorica, ottenendo uno straordinario successo anche nell’entroterra e nelle corti europee (Austria). Anche la pittura di vedute, che rappresenta la realtà in modo fedele e non idealizzato, annovera nella città lagunare grandi artisti come Canaletto e Guardi.

Carlo III di Borbone promuove a Napoli un intenso sviluppo urbanistico e architettonico, che ha come massimo artefice il Vanvitelli, autore della Reggia di Caserta. A Napoli chiude anche la sua carriera Luca Giordano, la cui pittura luminosa e dalla spazialità vorticosa già prefigura gli effetti del Rococò.

Anche Roma, meta privilegiata di artisti e collezionisti d’arte, vive una fase di sviluppo urbanistico promossa dai papi. A Bologna, invece, il rinnovamento coinvolge soprattutto la pittura, in cui convivono due opposte tendenze: quella classicista e quella naturalistica, nella quale si segnala la presenza di Crispi. ☺

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