Il debito. fatalità, colpa o arma?
19 Marzo 2018
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Il debito. fatalità, colpa o arma?

Nel recente convegno internazionale svoltosi a Pescara il 27 gennaio dal titolo “La questione del debito globale” organizzato da Cadtm Italia (Comitato per l’abolizione dei debiti illegittimi) e l’Arcidiocesi di Pescara-Penne, si è affrontato, con grande competenza, il tema centrale, e puntualmente disatteso, dei nostri tempi: il debito e il legame con le disuguaglianze, lo sfruttamento lavorativo, le ingiustizie sociali e il bisogno di un Giubileo. Nel presentare la giornata mons. Tommaso Valentinetti, non ha esitato ad affermare che: “Il problema del debito sta strozzando letteralmente le economie dei Paesi poveri e si avvia a mettere in difficoltà anche le economie dei Paesi cosiddetti ‘sviluppati’”.

“Un debito oggi è legittimo se serve a risolvere la crisi umanitaria, sociale ed economica, il cambiamento climatico e tutte le sfide che si presentano al mondo contemporaneo”. Lo ha affermato Eric Toussaint, portavoce internazionale del Comitato per l’abolizione dei debiti illegittimi (Cadtm), intervenendo al convegno. Per Toussaint, però perché il debito sia legittimo “non basta conoscere le finalità per le quali lo Stato prende in prestito del denaro, bisogna capire come questo debito viene contratto”. Il portavoce internazionale del Cadtm ha spiegato cosa si intende per debito legittimo e illegittimo, legale e illegale. “Un debito può essere considerato illegittimo, pur essendo legale, perché favorisce gli interessi di una minoranza privilegiata della popolazione”.

Presente alla giornata anche Fathi Chamkhi, attivista e professore all’università di Tunisi, eletto in parlamento nel 2014 nelle fila del Fronte popolare, il quale con passione e tenacia ha detto: “Il debito in Tunisia è stato usato come arma contro-rivoluzionaria per sbarrare la strada alle lotte popolari”: “dopo la rivoluzione del 2010-2011 – ci dice Chamkhi – l’Europa non ha saputo fare niente di meglio che riproporre la stessa ricetta economica di sempre”. Per paura che la rivolta mettesse in discussione il modello neoliberista, nel maggio 2011 le potenze mondiali del G8, insieme a Fondo monetario, Banca mondiale, Turchia e paesi del Golfo, hanno offerto degli enormi prestiti a Tunisia, Marocco, Giordania ed Egitto. In cambio hanno imposto riforme che aprissero ai mercati e alle liberalizzazioni. Al punto che “la sovranità è di fatto passata nelle mani della commissione Ue e delle istituzioni internazionali”.

Passiamo a casa nostra. “Sono 270 i Comuni italiani che pare siano in predissesto e moltissimi invece quelli in sofferenza”. Lo ha affermato Cristina Quintavalla di Cadtm Italia, intervenendo al convegno. Quintavalla si è soffermata sulle politiche di austerity in Italia, con particolare attenzione al ruolo degli Enti locali e alla loro situazione debitoria. “Gli effetti di queste politiche – ha osservato – si pagano maggiormente sui territori”. Quintavalla ha parlato di “camicia di forza” riferendosi ai vincoli europei e a quelli del patto di stabilità. Ciò ha significato “taglio dei trasferimenti per oltre 30 miliardi”, “riduzione del fondo delle politiche sociali di circa il 58%”, “patto di stabilità interno”, “spendig review con vincoli di spesa”. Non solo “nelle casse dei Comuni si annidano 5 miliardi di euro non utilizzabili”, ha notato, ma le amministrazioni locali “hanno aumentato la tassazione. I tributi locali hanno avuto i maggiori rincari dal 2008”. Quintavalla ha anche evidenziato come “gli enti territoriali siano stati integrati in un processo di dismissione delle politiche pubbliche”. Dopo aver parlato di alcune situazioni debitorie – Torino, Roma, Parma, Napoli – Quintavalla ha anche esplorato il “governo del territorio nella formazione del debito”. “C’è un ruolo centrale della speculazione edilizia”, ha osservato.

Perché quest’attenzione da parte della comunità ecclesiale? Perché sia nella prospettiva del magistero sociale che in quella della vita delle comunità cristiane, è chiaro che quello del debito è un tema che incide in profondità nella dignità e nella vita delle persone. È un tema che dietro un’apparenza tecnica, di carattere economico finanziario, parla invece della società, della politica, dei rapporti di giustizia e ingiustizia tra le persone e tra i popoli. Così Massimo Pallottino di Caritas italiana. Le cose che vengono presentate come tecniche hanno spesso un’ apparenza di ‘neutralità’, che non c’è e che in ogni caso in quanto tale non è ‘giusta’: si può essere ‘neutrali’ nell’impatto delle politiche nei riguardi dei più poveri e dei più ricchi membri di una comunità sociale? La disuguaglianza produce il sentimento di chi si vede escluso e respinto, che non trova ascolto, e che trova paradossale sfogo in un nuovo identitarismo o nella ricerca di un leader forte (per assurdo spesso espresso da quelle stesse élite ricche che in realtà non hanno alcun interesse a cambiare i meccanismi di ingiustizia globale).

Sullo sfondo di questo spaventoso squilibrio c’è il tema della nostra ‘casa comune’. Come dice Papa Francesco “non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale” (LS 139) a cui dobbiamo fare fronte! “Non basta conciliare, in una via di mezzo, la cura per la natura con la rendita finanziaria, o la conservazione dell’ambiente con il progresso. Su questo tema le vie di mezzo sono solo un piccolo ritardo nel disastro” (LS 194) . ☺

 

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