Possibilità di riscatto
16 Novembre 2018
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Possibilità di riscatto

Ictus, fonema dal sapore amaro e dal presagio nefasto. Basta cambiare una “C” con un “K” quindi, non più ictus, malattia che rende invalidi se non addirittura procura la morte, ma iktus e, tutto, cambia. La parola iktus, dalla lingua greca, significa pesce e le iniziali di questa parola consegnano un messaggio: “Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore”. Acronimo conosciuto fin dall’antichità, perché patrimonio del cristianesimo che utilizzava il simbolo del pesce come codice identificativo.

È proprio questa denominazione che è stata scelta per dare nome ad una Onlus che si prefigge, tra gli altri suoi scopi, quello di donare assistenza, accoglienza e possibilità di riscatto a tutti coloro che si trovano in difficoltà. A chi, ferito dalla vita, non riesce, da solo, a far rimarginare le sue cicatrici. Molti, purtroppo, sono, nella società contemporanea, coloro che pur avendo sbagliato, vogliono redimersi, avere una ulteriore possibilità di riscatto, di ripresa, di risurrezione. La società molte volte pone delle lapidi sepolcrali sulla vita di molte persone bollandole come prostitute, carcerati, drogati, ubriachi, ladri, imbroglioni. Hanno sbagliato, è vero, ma è altrettanto vero che, comunque, conservano la loro identità, i loro nomi e non si debbono massificare ed anonimizzare dietro categorie pregiudizievoli se non addirittura accusatorie. “L’uomo non è il suo errore” diceva don Oreste Benzi, prete riminese che ha speso la sua vita ponendola al servizio dei poveri, degli abbandonati, degli esclusi, dei “falliti” della vita. Certo: non si può congelare la vita di una persona al suo errore. Quello è un episodio, un segmento del suo percorso, un sorso della sua vita che è stato inquinato, ma si può epurare, filtrare. L’unico filtro che riabilita ogni esistenza è l’amore fraterno e gratuito. Contiene in se stesso una forza riabilitativa superiore ad ogni intervento farmacologico. La vera medicina è ridare fiducia, riaccendere i motori, motivare le fatiche, soccorrere le difficoltà, aumentare la dose di fiducia.

Convinti che anche il letame, benché materia inorganica, serve a far nascere i fiori, mentre “dai diamanti non nasce niente” direbbe Fabrizio De Andrè, ogni persona, anche se abbrutita dai suoi errori, spenta per la scarsità di entusiasmo, sfinita e annichilita dai propri limiti, sommersa dai propri vizi, paralizzata e imbavagliata dal proprio egoismo ed individualismo imperanti, non perde mai il suo valore intrinseco. Neppure il peccato scalfisce la sacralità di un cuore o la delicatezza di un’anima che è “immagine e somiglianza di Dio”. Una banconota anche se sgualcita, mal messa, schiacciata, se recuperata, non ha perso il suo valore. Anche la limatura di un orafo artigiano viene recuperata perché in se stessa porta un valore intrinseco al di là della forma che esprime. E lo stesso dicasi di un oggetto prezioso ammaccato che ha perso la sua originaria bellezza estetica, comunque non perderà mai il suo valore. Ciò che Dio ha scritto e depositato nella coscienza di ogni persona umana, non teme corrosivi, aggressioni o deturpamenti, è una scintilla di divinità che resterà per sempre. Neppure il dolo, l’autolesione, l’abbrutimento per una colpa grave,

La Onlus Iktus si offre, per essere occasione a coloro che vogliono approdarvi, per riscoprire le risorse assopite, annebbiate che comunque sono nelle possibilità di chi, pur avendo sbagliato, o, vivendo in una situazione di bisogno, vuole riscoprire se stesso e riprendere il cammino. L’uomo, ogni uomo, essendo creatura di Dio, “è cosa molto buona” anche se questo bene è seppellito sotto tante macerie. È necessario rimuoverle per arrivare a quel bene che di sicuro c’è. Alimentandolo diventa albero e la sua ombra non permetterà più all’erba cattiva di crescere perché soffocata dal bene che è nato. Anche Pietro ha rinnegato Gesù, ma una volta pentito, ha ricevuto da lui l’investitura ad essere custode della sua chiesa a costruirla addirittura sulla solidità della sua roccia. Perché, allora, noi dobbiamo sfiduciare gli altri relegandoli, quasi punitivamente, ai posti marginali, secondari o addirittura escludendoli del tutto?

Non a caso, al centro della casa famiglia, posta ben in evidenza, è stata costruita una chiesa che ha le sembianze di una struttura architettonica in stile romanico pugliese, ingannando chi con occhio distratto la osserva facendola risalire al 1100/1200. Invece, con grande stupore si scopre che ha appena due anni di vita. Ma possiede in sé in una caratteristica che la vuole porre in evidenza e come sfida: è stata costruita interamente con materiale di risulta, scartato, altrimenti destinato alla discarica. Tutto è stato, preziosamente, premurosamente e pazientemente recuperato per rendere plastica e visibile l’espressione biblica: “La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d’angolo, dal Signore è stato fatto questo…” (Matteo 21,42).

Con la stessa premura, attenzione, e, alto senso di fraternità, nella casa famiglia “Iktus Lucia e Bernardo Bertolino”, si accolgono tutti coloro che, troppo spesso, dispregiativamente e sbrigativamente, sono definiti “scarto della società”. Non esiste scarto umano nella logica della misericordia, non si può accettare che un uomo sia emarginato, mortificato, dimenticato nella logica del vangelo predicato da Cristo. Non si può sposare la logica del profitto mortificando la dignità umana, o quella del sopruso rispetto all’accoglienza da dare a chiunque. L’uomo non è un numero, un prodotto, una pedina, una merce di scambio. Nessuno, mai, può mettere in ombra o semplicemente soffocare quanto Dio stesso ha scritto nella coscienza di ogni essere umano, anche di quello che sbaglia. “Si condanna il peccato ma non il peccatore” direbbe sant’Agostino. Come Cristo si chinò dinanzi alla pubblica peccatrice, sorpresa in flagrante adulterio, ponendosi alla sua altezza, per poter scrivere a terra, così occorre che ci si chini dinanzi alle ferite di chiunque per essere capaci di tenerezza, comprensione, inclusione, dedizione. Quell’ amore apicale si spera possa essere testimoniato in favore dei feriti dalla vita che volendo approdano in casa famiglia.☺

 

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