Progetti non occasioni
29 Marzo 2014
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Progetti non occasioni

In questa tiepida giornata di marzo ho la sensazione che alle spalle non ci siamo lasciati solo un altro inverno (in verità neanche tanto gelido), ma ben altre zavorre… l’esito delle elezioni per la segreteria regionale del PD e la caduta dell’ amministrazione comunale di Termoli, due eventi, solo apparentemente estranei l’un l’altro, emblematici della nuova aria che si respira in regione. Cosa aspettarsi dal futuro? Ormai i molisani sono un popolo abituato a bassissimi standard di ottimismo… ma non per questo dobbiamo addormentarci e smettere di lottare per i nostri diritti.

Per la cronaca, la vicenda del bando del “Programma attuativo per le persone non autosufficienti e per i minori con grave disabilità”, illustrata nel numero de la fonte di dicembre 2013, sta avendo un epilogo non proprio degno delle intenzioni.

Il bando – emanato inizialmente senza alcuna data di scadenza – è stato chiuso ex post alla data del 20.01.2014, senza alcuna possibilità di proroga di termini. Un modus operandi piuttosto strano, che cozza con qualsiasi esigenza di certezza e di trasparenza dell’ operare della pubblica amministrazione. Siccome siamo impertinenti, noi de la fonte abbiamo chiesto spiegazioni a chi di dovere nello scorso numero e ci è stato risposto che “mai si chiude il bando, mai si pagano i cittadini”. Una risposta poco soddisfacente, se si pensa che i cittadini hanno diritto, per le già citate ragioni di trasparenza amministrativa, di sapere fin dall’inizio quale sia un termine di scadenza di un bando pubblico, altrimenti si potrebbe anche (legittimamente) sospettare che sia stato chiuso all’improvviso per escludere Tizio o Caio dalla partecipazione.

Per quanto riguarda le persone in condizioni di dipendenza vitale da assistenza continua e vigile di cui al punto A) del Programma attuativo, l’Assessorato ha chiarito che il numero dei potenziali aderenti è stato calcolato sulla base delle persone seguite in Assistenza Domiciliare Integrata, prevedendo la presa in carico a carattere sociale e sanitario di pazienti che altrimenti sarebbero privati della possibilità di vivere presso il loro domicilio. Il collegamento tra pazienti in ADI, potenziali destinatari del bando, evidenzia quanto purtroppo sia limitata la conoscenza del numero e delle diverse casistiche di persone con disabilità nella nostra regione. Infatti, possono benissimo esistere persone con disabilità gravissime che non hanno fatto alcuna richiesta di assistenza domiciliare integrata. In caso contrario non si spiegherebbe perché sono arrivate alla regione oltre 1000 domande a fronte delle 220 previste.

Per quanto riguarda il punto B) del Programma attuativo, riservato ai minori con gravi disabilità per consentire loro di frequentare un corso per le autonomie, abbiamo chiesto all’assessorato come mai sono stati esclusi dalle graduatorie i bambini al di sotto dell’età scolare, e quindi al di sotto dei sei anni. È un fatto assolutamente grave, perché si sa che nei bambini con disabilità l’i ntervento precoce è fondamentale. Questa volta non abbiamo ricevuto alcuna risposta soddisfacente.

Al di là delle buone intenzioni che possono anche essere lodevoli, non ci stancheremo mai di ripetere che qualsiasi politica sociale non può prescindere dalla conoscenza del numero dei casi, dalle tipologie degli interventi da attuare, dal tipo di supporto che si può dare alle famiglie.

Aiutare un bambino disabile, consentendogli di frequentare un corso per le autonomie, è una cosa certamente apprezzabile, ma non ci si può ragionevolmente aspettare che un corso esaurisca e completi le esigenze di un piccolo utente. La riabilitazione è una cosa seria, che si realizza in tempi lunghissimi e richiede impegno, dedizione, supporto. Questa è la strada da percorrere, non altra. Alle famiglie non servono occasioni, servono progetti. Non sarebbe stato meglio impiegare le risorse economiche in un progetto di struttura riabilitativa per bambini ed adulti, che stia accanto alle persone ed alle famiglie quotidianamente?

Intanto dalle Paralimpiadi di Sochi arriva un messaggio bellissimo. Durante la cerimonia di chiusura, la parola IMPOSSIBLE (impossibile) si trasforma in I’M POSSIBLE (io posso), illuminata a carattere cubitali tra gli spalti gremiti di spettatori. Basta un apostrofo e si azzerano le barriere e le distanze… il cambiamento culturale non ha per forza bisogno di strade tortuose… tocca alla politica scommettere su quell’apostrofo. ☺

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