Terrorista
8 Settembre 2015
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Terrorista

Mi ha fatto uno strano effetto ricevere, durante un recente incontro svoltosi a Colletorto sul tema dell’enciclica Laudato Sì, l’appellativo di terrorista. Nel mio intervento ho parlato di TTIP, Trivelle, Territorio, Finanza. In altre occasioni e su altri argomenti mi hanno isolato, deriso, emarginato, messo le mani addosso, ma terrorista non me l’avevano mai detto. Non avendo avuto diritto di replica colgo l’occasione per scrivere una lettera al mio caro nemico, autore dell’appellativo, che proprio per depistare l’attenzione sulle cose dette da me e volutamente svelare una palpabile ipocrisia, mi ha definito terrorista.

Caro nemico,

non per me, ma per merito tuo uso l’appellativo in esordio. Vorrei spiegarti che quell’espressione mi inquieta perché sinonimo di chi semina terrore. Mi è sembrato che si parlasse di un’economia che uccide, di una terra ferita e non custodita, di accordi internazionali segreti che asfalterebbero i nostri prodotti tipici, di grandi stalle, di industrie chimiche, di petrolizzazione dell’Italia, mari e terre, e di deputati e assessori che hanno votato tutto e poi si presentano immacolati difensori del sano, del tipico, dell’originale produzione molisana. Ipocriti, se nel segreto dell’urna avete votato la distruzione di un territorio per arricchire le vostre tasche o per disinteresse. Come potete parlare di ambiente sano e convincere altri che siete gli strenui difensori del cibo e dell’economia locale? Naturalmente l’appellativo di terrorista non è giunto dai politici, troppo abili e scaltri, da rimanere incagliati in un confronto sul territorio, ma da te, che non potendo dimostrare il contrario battendoti con la forza delle argomentazioni, hai chiuso con una pietra tombale, chiamando terrorismo psicologico il denunciare una verità.

Caro nemico, faceva troppo caldo e l’aria era poca per poterti esprimere il mio disappunto, ma devo dire che mi ha reso in minima parte orgoglioso il fatto che le mie parole non siano volate come foglie al vento, ma siano state perlomeno scomode ed in parte senz’altro veritiere. Dimmi, caro nemico, avrai sentito sicuramente la bellezza di una stretta di mano che si è congratulata con te per aver seppellito le parole non mie, ma di un papa, scritte in un’enciclica dirompente. Io per certo ti confermo che un gruppo di giovani ascoltatori, non appena terminato il mio intervento e mentre meditavi l’appellativo in questione, mi hanno stretto la mano dicendomi: “davvero complimenti”. Forse è per questo che forte della corazza dell’incoraggiamento ho pensato a quanto sia difficile far passare un cammello per la cruna di un ago quando ci consideriamo ricchi di falsità e carenti del coraggio di esprimere cose scomode al potere. Ho accusato il colpo, caro nemico, ma ho pensato a tutti quelli che sono stati definiti terroristi solo perché hanno difeso il loro territorio, la loro casa comune, la loro vita. Oggi mi sento orgoglioso di far parte di quella schiera di cittadini emarginati, allontanati, incarcerati per quell’appellativo usato dal potere per sbaragliare gli “strilloni” e i manifestanti nonviolenti, spesso chiamati nemici dello sviluppo e del dio “progresso economico”.

Caro nemico, ti auguro di continuare a lustrare le tue trenta monete, sì perché hai tradito con la tua competenza, col tuo silenzio e nel contempo solerte difesa del potere, il popolo che rappresenti, fatto di agricoltori onesti che spesso hanno un solco lungo il viso, segno del loro duro lavoro ed anche della saggezza per giudicare con equilibrio chi quel giorno li abbia davvero rispettati. ☺

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