Un papa di troppo
3 Febbraio 2020
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Un papa di troppo

Da sempre ricchi, arricchiti e pseudo tali hanno preteso di dettare legge con l’arroganza che contraddistingue chi crede di poter comprare tutto. Da Trump negli Stati Uniti a Putin in Russia, dal Cile al Venezuela, giù fino a Salvini, certamente brutta copia ma non in quanto a presunzione, è un continuo assalto alla democrazia. Le destre non concepiscono l’alternanza; se il potere non riescono ad averlo per vie democratiche lo arraffano con la violenza e i sotterfugi. I cattolici che abitano in questi contesti purtroppo non sono diversi dagli altri cittadini e quindi si lasciano influenzare più dagli slogan che dal vangelo e così finiscono per essere “utili idioti” nelle grinfie di spregiudicati che usano la religione per aggiungere consensi.

Quanto detto mi sembra una indispensabile premessa per comprendere quello che sta accadendo in Vaticano. Ma procediamo con ordine. Il vescovo di Roma, in quanto tale, viene detto papa ed ha la responsabilità di tutta la chiesa cattolica. Il giorno in cui si dimette da papa vuol dire che non è più vescovo di Roma e dunque emerito della diocesi non del papato. Anzi, poiché il papato è una funzione dovrebbe automaticamente smettere di indossare gli abiti e soprattutto di continuare ad usarne il nome. Semplicemente esiste al passato. L’allora Benedetto XVI fece un gesto veramente grande, il più significativo del suo pontificato. Di fronte agli scandali e soprattutto consapevole che il governo della chiesa stava sfuggendogli di mano, a causa di uomini di cui si era fidato, decise responsabilmente di dimettersi. Non accadeva dal 1294 con Celestino V. Delicatezza esigerebbe che, dimessosi, si ritirasse in totale silenzio ed uscisse di scena definitivamente per prepararsi all’incontro definitivo con il Dio in cui crede. Nella chiesa non potranno mai esserci due papi perché uno solo è il vescovo di Roma e un altro è di troppo. Ritenere, di conseguenza, il papa dimessosi ancora tale non è solo uno scisma ma una eresia dopo il Concilio Vaticano I del 1870. Concretamente succede che, essendo Ratzinger (il fu Benedetto XVI) quasi cieco e molto malfermo in salute, qualcuno, come il suo segretario, cerchi di gestirlo in modo irresponsabile facendo leva sul nome che un tempo era significativo per la chiesa cattolica. Naturalmente dietro ci sono tutte le forze reazionarie e quelli che, facendo fatica a confrontarsi con la storia dell’oggi, si appoggiano sempre a quello precedente. Per intenderci sono quelli che ameranno papa Francesco da morto! Di necrofili ce ne sono in tutti i campi, basta vedere l’attenzione di questi giorni nei confronti di Bettino Craxi, un pregiudicato che si è rifugiato ad Hammamet per non finire i suoi giorni nelle patrie galere.

Tornando al fu Benedetto XVI, periodicamente si cerca di risuscitarlo per contrapporlo a papa Francesco che in verità ha un carattere tutt’altro che facile, ma fin troppo comprensivo, altrimenti avrebbe dovuto rispedire nel profondo dell’Africa il card. Sarah, vittima di nostalgici e arrabbiati, con un bel calcio là dove la schiena cambia nome! Il suddetto cardinale, che scrive libri che nessuno legge e sono comprati a peso per essere depositati negli scantinati, ha coinvolto il fu Benedetto XVI sulla questione del celibato dei preti per anticipare e annullare i risultati del sinodo dei vescovi dell’Amazzonia. La domanda che scaturisce dal sinodo è se sia più importante che l’eucaristia diventi accessibile a tutti i cattolici sparsi nelle zone più remote oppure se, a causa della penuria dei preti, dovuta anche al celibato, l’eucaristia domenicale resti un lusso per pochi. Diciamo subito che non è in discussione il celibato dei preti, che nessuno si sogna di eliminare, cioè non ci sarà mai nessuna moratoria per far sposare i preti, avendo questi scelto liberamente il celibato; ci si interroga se non sia il caso di cominciare ad ordinare uomini sposati che si sentano chiamati al ministero. Niente di scandaloso perché abbiamo già preti sposati nel pieno delle loro funzioni fra i cattolici di rito orientale e fra i cattolici provenienti dall’anglicanesimo. Personalmente non avrei niente in contrario ad estenderlo a tutta la chiesa cattolica come accade da sempre nella chiesa ortodossa, senza nessuno scandalo per i fedeli. Naturalmente il mio parere vale meno di niente ma è supportato dal vangelo dove non è scritto da nessuna parte che solo i celibi possono accedere al ministero ordinato: ciò è diventato prassi della chiesa cattolica preoccupata nei secoli di salvaguardare il patrimonio ecclesiastico. Ed essendo una prassi può cambiare in qualsiasi momento. Altra questione sarebbe l’ordinazione delle donne. Già si discute di un possibile accesso al diaconato, per il presbiterato occorrerà tempo, vista la struttura patriarcale e maschilista dell’attuale chiesa.

Il sinodo della chiesa amazzonica ci porta ad interrogarci se non sia il caso di convocare un sinodo della chiesa italiana, che finora si è accontentata di convegni decennali che poco o nulla hanno inciso sulla vita dei cristiani. Si chiede padre Bartolomeo Sorge, una voce nota della chiesa italiana: “Quale intervento autorevole la chiesa italiana potrà pronunciare, alla luce del Vangelo e del magistero, sul fatto che milioni di fedeli – non esclusi sacerdoti e consacrati – condividano o quanto meno appoggino, concezioni antropologiche e politiche inconciliabili con la visione evangelica dell’uomo e della società?”.

Un sinodo potrebbe aiutare a fare chiarezza sull’essere chiesa oggi. La chiesa tedesca già si è incamminata su questa strada.☺

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