un quorum che batte!
3 Luglio 2011
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un quorum che batte!

 

Il Referendum del 12-13 giugno 2011 è entrato nella storia con l’orgoglio, la felicità e la commozione di quanti hanno fatto sì che l’Italia scoprisse un “QUORUM CHE BATTE”…che batte ancora per il diritto di vivere in un mondo più equo e sostenibile non solo per noi, i nostri figli e nipoti ma anche per le generazioni future. Molti di noi hanno seguito con ansia e speranza l’affluenza alle urne e le percentuali dei SI ai diversi quesiti, desiderando di non ricevere la grande delusione nello scoprire che l’attuale Homo si disinteressa dei diritti dell’altro e di tematiche così importanti per un popolo che vuole definirsi civile. Il pomeriggio del 13 giugno, quando nell’ulteriore aggiornamento dati del sito del Ministero sono stati pubblicati i risultati definitivi del Referendum, il cuore e il respiro si sono fermati per un breve ed emozionante attimo nel constatare che i sogni e le speranze si erano trasformati in una realtà tangibile: più della metà della popolazione italiana si era presentata alle urne votando con 4 SI e abrogando così  quelle norme inaccettabili. L’evoluzione culturale e sociale dell’uomo non si è fermata in Italia sia per chi ha votato SI con il cuore, sia per chi ha votato SI con la ragione ma anche per chi lo ha fatto con entrambi.

“I risultati del referendum hanno dimostrato ancora una volta la centralità dei temi ambientali. Le istituzioni dovranno sempre più tener conto del diritto della gente di vivere in un mondo dove le risorse naturali vengono gestite in modo equo e sostenibile nel pieno rispetto delle generazioni future e della biodiversità” come ha affermato Carlo Meo – Responsabile dell’Oasi LIPU di Casacalenda. Da un sondaggio LIPU del 2007 (realizzato dall’Istituto Pubblica ReS-SWG) è emerso, infatti, che i cittadini italiani considerano la natura e i problemi ambientali di primaria importanza tanto da arrivare, forse per la prima volta, ad eguagliare tematiche solitamente trainanti quali la disoccupazione, la crescita economica o la “sicurezza”. La maggioranza degli italiani non potrebbe vivere senza la natura (94%) e pensa che il problema della tutela ambientale e della natura sia oggi uno dei problemi principali da risolvere (65%) o in assoluto il problema principale da affrontare (28%) . Un problema che vede addirittura preferire un miglioramento delle condizioni ambientali (49%) rispetto alla crescita dell’occupazione (36%) poiché tutti questi allarmi sugli effetti catastrofici dell’inquinamento non sono esagerazioni di scienziati e ambientalisti (55%) e i problemi di oggi incideranno sulla salute dei nostri figli e dei nostri nipoti (92%). Le responsabilità del degrado ambientale sono in primo luogo di ogni singolo cittadino (36%), del Governo (20%), di tutti (14%), degli enti locali (13%), degli imprenditori (9%) e delle regioni (8%.) Le risorse naturali sono limitate e bisognerebbe limitare i consumi (71%) perché pochi credono che lo sviluppo tecnologico consentirà di mantenere i consumi attuali (24%). E come potrebbe del resto farlo se circa 7 miliardi di esseri umani attualmente consumano mediamente per 14 miliardi, dividono male le risorse e occupano ogni angolo del pianeta, anche il più lontano ed inospitale, sprecando risorse per “dominarlo” o “sottometterlo”? “Di tutte le vanità la più vana è l’uomo (…). È possibile immaginare qualcosa di tanto ridicolo quanto il fatto che questa miserabile e meschina creatura (…) si dica padrona e signora dell’universo?” Montaigne, nel 1580,  criticava così la presunzione umana e la visione antropocentrica dove “tutto ciò che esiste in questo mondo e di cui l’uomo si serve è stato appositamente creato e preparato per lui” come sosteneva Cicerone. Questa visione fu contestata anche sulla base della unicità e irripetibilità di ogni singolo essere vivente e su una visione più olistica del mondo poiché, come sosteneva Leibniz, “tutte le cose respirano insieme” e “ogni corpo risente di tutto ciò che avviene”. Così qualunque cosa accada sulla Terra viene risentita in ogni luogo e in ogni tempo dato che ogni specie è come l’anello di una grande catena che una volta distrutto romperà inevitabilmente anche il delicato equilibrio della natura causando turbamenti e squilibri nel mondo.

 “Sappiamo che le nostre azioni hanno effetti inevitabilmente globali, e sono inevitabilmente influenzate da fattori globali. Sappiamo che il mondo in cui viviamo è un sistema complesso, omeostatico, evolutivo, in un certo senso “vivo”. Un sistema in cui ciò che facciamo nel nostro cortile può influenzare profondamente ciò che succede in Antartide e in Amazzonia. In occidente uomo e natura divorziarono presto. Ma fu un divorzio che, in realtà, non funzionò mai. Ora siamo pronti ad ammetterlo. Ora siamo pronti per vedere, di nuovo, come le due cose facciano parte di uno stesso problema: quello di capire il passato, prenderci cura del presente, ripensare il futuro” (versi di Yurij Castelfranchi tratti da “La Mucca e il Frigorifero” pubblicato dall’Osservatorio della Biodiversità della LIPU). ☺

crfs.casacalenda@lipu.it

 

 

 

 

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